Diabete, quante difficoltà con la telemedicina

Diabete, quante difficoltà con la telemedicina

Mail, Skype, app. Ma molti non sono in grado di comunicare in questo modo con i propri medici

Mail, whatsapp, videochiamate. App che comunicano i dati direttamente al medico. Cosa non si sono inventati medici e società scientifiche per non far sentire abbandonati e per controllare i propri pazienti cronici, soprattutto in un momento in cui non si può uscire da casa e i malati sono alle prese con le mille difficoltà legate alla propria condizione: l’utilizzo di farmaci che possono essere prescritti solo con il piano terapeutico dello specialista ospedaliero, con il quale però in molte regioni non si può andare direttamente in farmacia ma serve anche la prescrizione del medico di medicina generale. E poi ancora, l’attività fisica che per alcuni è un vero e proprio strumento terapeutico, e valla a fare tra le quattro mura di un appartamento.

Le barriere
Certo, senza la tecnologia sarebbe stato peggio. Ma non sempre è così facile. Perché magari dall’altro capo del filo c’è un ottantenne che non ha mai usato whatsapp, perché forse non riesce a vedere bene i valori della glicemia da comunicare al medico. Perché non può fare le analisi cliniche che servirebbero, o ancora ha paura di uscire. E bisogna correre ai ripari perché molto tempo passerà ancora prima che si torni a una situazione di normalità. “Noi ci siamo attrezzati per seguire i nostri pazienti al telefono – racconta Andrea Giaccari, diabetologo al Policlinico universitario Gemelli di Roma – ma non è per niente facile perché ci sono barriere anche culturali, legate all’età o alla confidenza con la tecnologia. Nel nostro ospedale entravano migliaia di persone al giorno, è chiaro che non potrà più essere così e bisognerà inventarsi un altro modo per stare vicino ai malati, facendo venire quelli che non riusciamo a seguire in remoto o quelli da sottoporre a procedure particolari, come l’inserimento del sensore della glicemia sottocute che va rimpiazzato ogni sei mesi”.

I limiti del remoto
Non tutto si riesce a fare in remoto, ovviamente. Persino quello che si potrebbe. “L’aggiustamento del microinfusore di insulina per esempio – continua Giaccari – con un ragazzo di 25 anni riusciamo a farlo via Skype, gli altri siamo costretti a farli venire”. Il prezzo da pagare con molti è un cattivo compenso della glicemia. “Sì, è vero, molti vanno male – ammette il diabetologo – alcuni non sono riusciti a fare l’emoglobina glicata, e non vogliono andare nel laboratorio di analisi per paura del contagio, e quindi ci arrangiamo con la glicemia misurata a casa. Con tutto quello che significa in termini di accuratezza. E anche di sicurezza”.
Il rapporto con il medico
Già, perché il rapporto con il proprio diabetologo, che ti conosce e ti segue da anni, è fatto anche di sguardi, complicità, quelle due chiacchere all’inizio o quel saluto finale con quell’aggiunta che – secondo molti medici – sarebbe la parte centrale di quello che il malato vuole rivelare al suo medico ma preferisce dirlo in un breve inciso finale. Per i più anziani vuol dire anche leggere insieme la prescrizione, ripetere a voce alta il nome dei farmaci e la posologia. Sembra impossibile, ma molti prendono la dose sbagliata (una volta al giorno anziché due), nel momento sbagliato della giornata, senza rendersene conto.

Le bugie
E poi ci sono quelli che mentono al medico. “Capita abbastanza spesso – racconta Giaccari – abbiamo un paziente che ci manda glicemie chiaramente false, tutte o quasi a 100 mg/dl. Ma i glucometri sono macchine, difficilmente possono stare sempre esattamente a cento. L’ultima cifra del risultato ha la stessa probabilità di essere 1, 2 o 3: quindi o hanno scritto numeri a caso o quelli che si ricordano. Per fortuna adesso c’è un’app che permette di far inviare i risultati direttamente al nostro computer”. Ma anche lì, provate a spiegare come si fa a chi si è convertito ad uno smartphone o a un tablet a inizio epidemia.

Le società scientifiche
C’è il telefono, certo, il numero verde 800942425 attivo ogni giorno dalle 10 alle 18. E ci sono le pagine Facebook di Associazione medici diabetologi (@AMDAssociazioneMediciDiabetologi) e della Società italiana di diabetologia Sid (@diabetericerca) che dalle 18 alle 19 di ogni giorno fornisce informazioni pratiche per la gestione quotidiana del diabete. E ci sono le tante misure chieste e ottenute dalle società scientifiche, a cominciare da quella più sentita dai diabetici che si curano con i farmaci prescrivibili soltanto in ospedale: la proroga del piano terapeutico finché dura l’emergenza.

 

dal sito www.repubblica.it