L’OBBEDIENZA COME SCELTA LIBERA E CONSAPEVOLE DI VITA

                         Opera di Alfonso Grassi

 

“L’abuso e la disubbidienza alla legge,
non può essere impedita da nessuna legge.”
(Giacomo Leopardi -Zibaldone 229).

“Cristo imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5, 8), e anche io dalle acque in cui mi sono bagnato, in cui sono stato battezzato dalla vita.

Sono un religioso, so cosa significhi obbedire. La migliore lezione l’ho appresa da Massimiliano Kolbe, un frate che, proprio qui al convento di Santi Apostoli, si recava dal Ministro generale dell’Ordine francescano con valigie di progetti, disposto però a metterli da parte in nome di una Volontà più grande. Dai tempi della prima formazione religiosa ho vissuto l’obbedienza con un atteggiamento affatto passivo, recandomi presso i superiori a mani piene, con un fornito ventaglio di proposte che esprimessero il mio pensiero e le modalità con cui desiderassi operare il bene. Per benedire il Creatore che mi ha dato una testa e un cuore, e per aiutare il superiore a saper discernere.

Obbedire alla propria coscienza al di sopra di tutto è una lezione che ho imparato custodendo la memoria – la tomba e tanta documentazione d’archivio – di un grande frate vescovo, zio del vicequestore di Fiume, il commissario Giovanni Palatucci che salvò migliaia di ebrei. A fronte di leggi inique come quelle razziali promulgate nel ’38, zio e nipote furono complici di una disobbedienza consapevole intelligente discreta e creativa, pur di custodire il valore più alto che è la vita degli altri, mettendo costantemente a rischio la propria. Per Giovanni in particolare senza tradire il Tricolore, anzi rimanendo fino all’ultimo l’unico e solo rappresentante dello Stato laddove i funzionari più alti in grado si erano dati vergognosamente alla fuga. Tanti documenti giungevano per vie segrete al vescovo, note a firma di mons. Giambattista Montini che per conto di papa Pacelli accompagnavano assegni per provvedere alle necessità di persone perseguitate a motivo della razza.

A Roma letture scelte, una piccola ‘biblioteca dei risvegli’ avuta in dono da un generoso amico, per recuperare a cinquant’anni le lacune lasciate da un vuoto durante la formazione (fine anni ’80 inizio anni ’90) che ha silenziato la voce di testimoni come don Lorenzo Milani, denunciato e rinviato a giudizio con l’accusa di apologia di reato per la sua lettera sull’obiezione di coscienza, “L’obbedienza non è più una virtù”.
Quelle censure accademiche non hanno potuto impedirmi di vedere cosa significasse obbedire nell’esperienza di due frati miei conterranei. Due professori che hanno formato la mia coscienza di uomo, di frate, di cercatore delle “vestigia Dei” nel grande libro della vita del mondo. Uno filosofo che progettava ponti come solo il più fedele puro libero e creativo pensiero francescano può sospendere ‘in aere’, rimosso dalla presidenza per aver pubblicato: “Marx tra Dio e l’Uomo”; uno storico che plasmava cervelli pensanti traendo linfa viva dalla storia francescana, aiutandoci a partorire pensieri critici con maieutica sapienza e padroneggiando l’arte del racconto come fossimo a teatro da Edoardo. Potevi ascoltarlo per ore senza stancarti: quel docente fuori da ogni canone inventa i fatti, dice sciocchezze! Ai calunniatori dico che qualche data è stata dimenticata, le sciocchezze invece hanno scavato solchi profondi.

All’ombra del gigante Agostino Casaroli, negli anni in cui è stato cardinale titolare di Santi Apostoli, questo spazio aperto sulla Città dove esercito la mia missione di parroco, ha accolto anime inquiete di profeti come David Maria Turoldo, don Luigi Di Liegro. Anche l’annuale commemorazione della morte di Oscar Romero era celebrata qui, quando dappertutto il solo parlarne era motivo di imbarazzo. Un luogo di incontro, fucina di anime e di menti, dove l’obbedienza allo Spirito, alla Costituzione e alle leggi dello Stato non ha addomesticato coscienze o insegnato la prevaricazione ma ha prodotto lava incandescente, rombi di tuono che ancora non hanno perso la forza di scuotere uomini e donne di buona volontà.

Queste sono le acque che hanno scavato la forma dell’anima, quelle fatali in cui naufragare e da cui essere salvati. Oggi sono quelle di Ulisse brulicanti di sirene, attraversate per “diverso esiglio”, ed io con lui legato all’albero maestro.

 

di Fra Agnello Stoia

 

Biografia di Aniello Stoia
Stoia Aniello (fra Agnello) è nato a Pagani, provincia di Salerno, nel febbraio del 1967. Frequenta il seminario minore e i primi anni di studi filosofici a Benevento per concluderli a Roma (Seraphicum) licenziandosi in Sacra Teologia con una tesi su Ireneo di Lione. Emette la professione solenne nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali nel 1990 ed è ordinato presbitero a Napoli il 13 novembre del 1993. Dal 1994 al 2013 è parte della comunità conventuale di Montella, in provincia di Avellino, e ricopre il ruolo di frate guardiano e rettore del Santuario francescano annesso al Convento di san Francesco a Folloni; dal 2013 ad oggi è parroco della Basilica dei Santi XII Apostoli in Roma. Dal 2017, su mandato del Ministro generale OFMConv e del suo Definitorio, è presidente di BYNODE development & cooperation, associazione ONLUS che opera a livello internazionale per la formazione, lo sviluppo e la cooperazione. (vedi www.bynodeonlus.org)