Coronavirus, Immuni: i finanziamenti dalla Cina e il rischio che i dati italiani ​​​​​​​finiscano in mani straniere

Coronavirus, Immuni: i finanziamenti dalla Cina e il rischio che i dati italiani ​​​​​​​finiscano in mani straniere

I dubbi sulla società creatrice del software: perché dovrebbero concederlo gratuitamente? Emerge un crocevia di interessi politici ed economici. Il Copasir chiede l’intervento dei Servizi

Oramai spuntano ovunque. Versatili e gentili, i cinesi si infilano nelle operazioni più diverse e anche nella storia dell’app «Immuni» sembrava tutto gratuito e disinteressato. L’offerta da parte di una società – finanziata tra gli altri anche da capitali cinesi – è stata intrigante: un’ applicazione, infilata nello smartphone di milioni di italiani, in grado di avvertire sul rischio di un contagio tutti coloro che nei giorni precedenti abbiano incrociato un positivo al coronavirus.

Ma col passare dei giorni la vicenda sta cominciando a mostrare aspetti opachi, dimostrando di essere un crocevia di interessi politici ed economici. Una vicenda tipica di questa stagione, nella quale la debolezza strategica dell’Italia, fiaccata dal virus, sta accrescendo l’appetito di potenti che ci guardano con cupidigia. Russi e soprattutto cinesi, che cercano e talora trovano alleati nel Belpaese.

La vicenda Immuni si sta ingrossando sulla base di scoperte e di retroscena che vanno ben oltre la diatriba politica. La sostanza è questa: il commissario all’emergenza Domenico Arcuri – su incarico della ministra per l’Innovazione Paola Pisano (politicamente vicina a Davide Casaleggio) – ha affidato l’incarico di sviluppare la app alla società Bending Spoons, che oltre a essere finanziata anche dai cinesi, è sviluppata da ricercatori svizzeri, al punto che una parte dell’affaire potrebbe ricadere sotto la vigilanza di un governo – quello cantonale – che non appartiene alla Ue. Risultato davvero originale di tutte queste carambole: a gestire preziosi dati pubblici (quelli sulla salute di milioni di italiani e quelli sui loro spostamenti) potrebbe ritrovarsi una società privata.

Ecco perché la vicenda finirà domani all’attenzione del Copasir, il Comitato per i Servizi: a portarcela sono stati Enrico Borghi, il rappresentante del Pd nel Comitato ed Antonio Zennaro, capogruppo dei Cinque stelle, vicino al presidente del Consiglio e assai meno a Luigi Di Maio. Chiederanno che siano interpellati i Servizi per capire se la sicurezza nazionale sia in qualche modo a rischio.

Tutto ha inizio a metà marzo. La task force nominata dalla ministra Pisano effettua una call finalizzata a individuare la migliore tecnologia (a titolo gratuito) capace di realizzare il tracciamento della popolazione ai fini della lotta alla pandemia. Curiosamente ai 74 membri della Commissione viene chiesto di sottoscrivere un «non disclosure agreement», una clausola di riservatezza. Procedura singolare, visto che la scelta non riguarda questioni attinenti la difesa. Rispondono alla chiamata 319 imprese. Saltate (pare) le rituali tappe intermedie, come le interviste alle singole aziende, una semplice ordinanza di Arcuri («ma serve la copertura di una legge», avverte ora Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera), porta alla scelta della app «Immuni» e dunque di società che nel proprio azionariato hanno imprenditori dai nomi altisonanti. Come i tre figli di Silvio Berlusconi (Luigi, Eleonora e Barbara), Renzo Rosso, Paolo Marzotto, Giuliana Benetton, il finanziere Davide Serra (da tempo amico di Matteo Renzi), Mediobanca ma anche il fondo Nuo Capital, che investe in Italia con capitali cinesi.

Secondo il «Domani d’Italia», compassato quotidiano online di orientamento cattolico democratico diretto dall’ex senatore Lucio D’Ubaldo, «la Bending Spoons fa parte (unica società italiana) di un consorzio non profit (PEPP-PT) appena costituito, con sede legale in Svizzera», è sostenuta dalla Fondazione Botnar di Basilea, che a sua volta è sotto la vigilanza del governo svizzero.

Un sistema a scatole cinesi in salsa svizzera che ha fatto scattare l’allarme dell’ala «atlantista» del Pd. Chiede Enrico Borghi: «Perché questa società è disponibile ad agire a titolo gratuito? Google e Apple come saranno coinvolte? Chi gestirà dati pubblici così sensibili? Sulla rete si muovono stakeholders, società private, entità statuali, cybercriminali che possono contaminare o male utilizzare Big Data che non devono essere intercettabili o men che meno utilizzabili all’estero».

 

dal sito www.lastampa.it