SE TUTTI SI INGINOCCHIANO, CHI DIFENDERÀ LA CULTURA E LA STORIA OCCIDENTALE?
di Giulio Meotti

  • “Abbiamo timore che qualsiasi cosa facciamo sia coloniale. Ci sono molti Paesi disposti a entrare in quel vuoto di governance a livello globale: Cina, Iran, Russia, Turchia.” – Bruce Gilley, The Times, 10 maggio 2018.
  • Il senso di colpa postcoloniale per il passato imperiale britannico sta, tuttavia, avendo ripercussioni ben più ampie dell’abbattimento delle statue. Ad esempio, c’è ancora un silenzio totale riguardo ai cristiani perseguitati, secondo un vescovo britannico che è stato incaricato dal governo di indagare sui casi di persecuzione dei cristiani in tutto il mondo e sulle loro sofferenze.
  • È come se la storia occidentale sia stata riscritta per rappresentare tutta la civiltà occidentale come un’unica e gigantesca apartheid. È come se non dovessimo solo abbattere le statue, ma anche noi stessi. Una democrazia di successo, tuttavia, non può essere costruita cancellando semplicemente il passato.
  • “Ogni documento è stato distrutto o falsificato, ogni libro è stato riscritto, ogni quadro ridipinto, ogni statua, ogni strada e ogni edificio sono stati rinominati, ogni data è stata modificata. E il processo procede di giorno in giorno, di minuto in minuto. La storia si è fermata. Non esiste null’altro che un eterno presente in cui il Partito ha sempre ragione.” – George Orwell, 1984.
  • A cosa punta questo macabro gioco al massacro? (…) È una presa di potere per creare una rivoluzione culturale, per impedire a chiunque di dire che le culture non sono tutte uguali: per mettere sotto processo il passato dell’Europa; per infondere un rimorso perenne nelle coscienze e per diffondere il terrore intellettuale al fine di promuovere il multiculturalismo.

“L’antirazzismo non è più la difesa della pari dignità delle persone, ma un’ideologia, una visione del mondo”, ha dichiarato il filosofo francese Alain Finkielkraut, figlio di sopravvissuti alla Shoah.
“L’antirazzismo si è trasformato. (…) All’ora della grande migrazione non si tratta più di accogliere i nuovi arrivati integrandoli nella civiltà europea, ma di esporre i difetti di questa civiltà”.
Finkielkraut ha definito “l’autorazzismo” come “la patologia più sconcertante e grottesca della nostra epoca”.
La sua capitale è Londra.
“Topple the racists” (“Abbatti i razzisti”) è una mappa con sessanta statue in trenta città inglesi di cui si chiede l’abbattimento in omaggio al movimento nato negli Stati Uniti in seguito all’uccisione di George Floyd, un afroamericano deceduto mentre un poliziotto bianco, Derek Chauvin, gli teneva premuto il ginocchio sul collo.
A Bristol, una folla ha gettato in acqua la statua del filantropo e proprietario di schiavi Edward Colston. Poi, le proteste si sono spostate a Londra con atti di vandalismo ai danni delle statue di Winston Churchill, del Mahatma Gandhi e di Abraham Lincoln. E il sindaco, Sadiq Khan, ha annunciato una commissione sulla rimozione di statue che non riflettono i “valori di Londra”, dopo aver rimosso il monumento dedicato a Robert Milligan, ricco mercante scozzese di schiavi, che era posto fuori dal Museum of London Docklands. Ci sono i nomi di altre due statue da rimuovere da due ospedali londinesi.
Vandalismo e odio di sé stanno rapidamente guadagnando terreno. L’epopea delle grandi scoperte associate all’impero britannico è diventata vergognosa. Le proteste non riguardano la schiavitù. Oggi, nessuno nel Regno Unito si rallegrerebbe per quel periodo. È piuttosto un appello all’epurazione culturale di tutte le opere che contraddicono il nuovo mantra: “diversità”.
“Una nuova forma di talebani è nata oggi nel Regno Unito”, ha scritto Nigel Farage, riferendosi alle due gigantesche statue del Buddha che vennero fatte saltare in aria dai talebani in Afghanistan, nel 2001. “Se non ristabiliamo presto l’autorità morale, sarà impossibile vivere nelle nostre città.” …

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Immagine dal sito www.festascienzafilosofia.it

di Giulio Meotti

Biografia di Giulio Meotti
Redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.

Ho iniziato a scrivere su “Il Foglio Quotidiano” nel 2003 sotto la direzione di Giuliano Ferrara, con cui ho lavorato dodici anni. Mi sono occupato di Medio Oriente, Israele, Europa, fondamentalismo islamico, antisemitismo, Cristianesimo, battaglie culturali e tutto quello che ho ritenuto importante accadesse nella società. Ho scritto per numerosi media internazionali, come Wall Street Journal, Jerusalem Post, Yedioth Ahronoth, Gatestone Institute e altri. Ho pubblicato numerosi libri, alcuni tradotti in inglese, come “Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele” (Premio Capalbio 2010), “La fine dell’Europa” (Premio Capri San Michele 2017) e “La tomba di Dio. La morte dei cristiani d’Oriente e l’abbandono dell’Occidente”. Il mio prossimo libro è “Notre Dame brucia. L’autodistruzione dell’Europa” (Giubilei Regnani).

Immagine dal sito www.ilfoglio.it