Mare cristallino e biodiversità, da Panarea alla Maddalena: ecco le 27 isole al top

Sono ventisette, offrono acque cristalline e una biodiversità straordinaria. Ma molte le carenze nel campo delle fonti rinnovabili, della depurazione delle acque e della raccolta differenziata. La sfida è trasformarle in territori d’avanguardia prendendo spunto da buone pratiche già diffuse in altre isole d’Europa

Paradisi poco virtuosi
Acque cristalline, paesaggi suggestivi, una biodiversità ricchissima. Le 27 isole minori italiane abitate – da Lampedusa (nella foto) all’Elba, dalle Egadi alle Tremiti, da Panarea alla Maddalena – sono veri paradisi naturali e mete ambite del turismo internazionale. Eppure, oggi sono fra i luoghi meno virtuosi dal punto di vista della gestione del territorio, in Italia. Tante le carenze nel campo delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, della depurazione delle acque, del recupero e riciclo dei materiali. A dirlo è il rapporto annuale “Isole sostenibili” presentato da Legambiente e Cnr-Iia. La sfida? Trasformare le isole minori in territori all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità, prendendo spunto anche da esempi e buone pratiche già avviate in altre isole in Europa e nel mondo

Le isole e i loro abitanti
Le 27 isole minori abitate analizzate nel dossier sono, suddivise per regione: Capri, Ischia, Procida (nella foto) per la Campania; Capraia, Isola del Giglio, Gorgona, Isola d’Elba per la Toscana; Ponza e Ventotene per il Lazio; Isole Tremiti per la Puglia; Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Favignana, Marettimo, Levanzo, Ustica, Lipari, Vulcano, Stromboli, Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina per la Sicilia; Sant’Antioco, San Pietro, Maddalena per la Sardegna. In queste isole vivono stabilmente circa 200 mila abiranti, ma nella stagione estiva possono arrivare ad aumentare di 3-4 volte; una condizione sicuramente complessa, che influenza le politiche locali. Proprio i loro territori circoscritti e i sistemi isolati, secondo i ricercatori queste isole sono un perfetto campo di sperimentazione strategica, per l’innovazione ambientale

I temi urgenti: rinnovabili, acqua, rifiuti, mobilità
Il dossier individua quattro obiettivi su cui lavorare. Primo, far crescere la produzione di energia da fonti rinnovabili e accompagnarla con interventi di efficienza energetica, con l’obiettivo entro qualche anno della progressiva dismissione delle centrali da fonti fossili esistenti. Il secondo è puntare alla chiusura del ciclo dei materiali, attraverso un’attenta filiera di raccolta differenziata, di recupero e riutilizzo che riguardi tutti i materiali possibili (carta, plastiche, metalli, ecc.) e la valorizzazione della frazione organica per la produzione di compost e biometano/biogas. Il terzo è la realizzazione di un modello virtuoso di gestione delle risorse idriche: proprio perché l’acqua è una risorsa scarsa e quanto mai preziosa sulle isole la sua attenta gestione ed il recupero risultano di fondamentale importanza, e al contempo non è accettabile l’assenza di una completa depurazione dei reflui in territori così straordinari e con tali potenzialità turistiche. Il quarto riguarda la mobilità sostenibile, perché le isole minori hanno problemi di accessibilità e di gestione degli spostamenti, in particolare nei mesi più frequentati dai turisti. Diventa quindi fondamentale investire nelle innovazioni e nelle integrazioni oggi possibili tra mobilità elettrica, collettiva, in modalità sharing, ciclabile e pedonale.

La situazione energetica: troppo elevato l’uso di fonti fossili
Sulle isole, di solito, sole e vento non mancano. E, malgrado su alcune di esse (Lampedusa, Pantelleria, le Egadi) vi siano i potenziali di soleggiamento e ventosità più promettenti in Italia, i numeri delle installazioni di impianti da fonti rinnovabili sono tra i più bassi a livello nazionale. Delle 27 isole esaminate, venti ancora non sono interconnesse alla rete elettrica nazionale. Tra queste le Pelagie, le Egadi, le Tremiti, le Eolie, Ponza. In questi luoghi, il costo medio di produzione elettrica è circa 6 volte superiore a quello nazionale. La copertura dei fabbisogni garantita ancora oggi da centrali termoelettriche a gasolio, con società che controllano sia la produzione che la distribuzione.

L’acqua potabile che arriva in nave
Sembra un paradosso, eppure molte isole si approvvigionano di acqua potabile ancora attraverso il trasporto dalla terraferma con navi cisterne. Anche dove esistono impianti di dissalazione, il loro lavoro non è sufficiente a coprire il picco estivo del fabbisogno idrico. L’acqua arriva dalla terraferma tutto l’anno alle Eolie (nella foto), tranne Lipari. Per portare l’acqua alle Isole Tremiti la Regione Puglia spende ogni anno circa 1 milione 900 mila euro, in attesa che sia avviata la costruzione di un dissalatore il cui progetto è stato approvato nel 2016. Buone notizie dall’Isola d’Elba, invece, dove è in corso la procedura per la costruzione di un dissalatore in grado di garantire una produzione oraria pari a 6912 metri cubi al giorno. Questo consentirà da una parte di incrementare la portata massima estiva e dall’altra costituirà il piano «b» di emergenza in caso di rottura della condotta sottomarina. Proprio questi impianti riforniscono invece interamente le isole più vicine alla terraferma: Capri, Ischia, Procida, Maddalena

Gli scarichi inquinanti
Dal lato del trattamento delle acque, la situazione è abbastanza grave perché il 41 per cento delle isole ancora non ha un sistema di trattamento e questo fa ipotizzare che gli scarichi siano riversati diversamente a mare. Impianti e depuratori, laddove ci siano, risultano purtroppo, in alcuni casi, incompleti o inefficienti. E’ il caso, ad esempio degli impianti di Procida e di Lampedusa.

I rifiuti: una raccolta ancora troppo poco differenziata
Una delle voci più elevate nel bilancio delle amministrazioni è il trasporto dei rifiuti indifferenziati verso gli impianti della terraferma, via nave, che si aggiunge ai costi di smaltimento. «I rifiuti sono in molte isole italiane un’autentica priorità ambientale, perché l’unica soluzione adottata è il trasferimento via nave, quando si potrebbe passare invece a modelli di gestione capaci di creare vantaggi economici e ambientali» spiega il report. Qualche passo avanti, però, è stato fatto: la capacità di differenziare è cresciuta, tra il 2010 e il 2018, su quasi tutte le isole (tranne a Favignana, nella foto una discarica). Capri, Isola d’Elba, Maddalena, Pantelleria, Procida, San Pietro e Sant’Antioco superano sia la media di raccolta differenziata del Centro Italia del 54% che quella del Sud Italia del 46%. L’isola di Sant’Antioco (composta dall’omonimo comune e dal comune di Calasetta) risulta l’isola più virtuosa con il 79% di raccolta differenziata, seguita da Procida (73%) e Pantelleria (71%). All’opposto Ponza e Ustica con il 4 e 5% di rifiuti differenziati, e addirittura un peggioramento dell’incidenza della differenziata sul totale dei rifiuti prodotti (Ponza passa dal 6,3 al 3,5 % mentre Ustica dal 9,7 al 4,5 %).

Una mobilità dolce per i paradisi naturali
Nelle isole il traffico d’estate “impazzisce”. «In territori dalla superficie spesso molto limitata, con morfologie del territorio articolate e rilevanti sbalzi di altitudine, con una rete viaria pensata per servire una popolazione di pochi abitanti, l’aumento esorbitante del numero di autovetture a motore nei periodi turistici comporta una congestione e un picco di emissioni rilevantissimo» scrivono i ricercatori. La sfida? «Immaginare una profonda innovazione della mobilità». Quindi un trasporto pubblico locale efficiente (e anche in forme originali, laddove possibile, come le funicolari di Capri, nella foto) e incentivi veicoli elettrici, percorsi pedonali e ciclabili sicuri.

L’Osservatorio per l’innovazione
Per accelerare il cambiamento nelle politiche ambientali delle isole, Legambiente e l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Cnr (Cnr-Iia) hanno promosso l’osservatorio Isole Sostenibili, con l’intenzione di farlo diventare un acceleratore di interventi nelle isole attraverso lo scambio di esperienze e partnership con network e associazioni internazionali. Se ne possono seguire i risultati e il lavoro sul portale isolesostenibili.it. «Per riuscire in questo percorso di innovazione e sostenibilità, occorre cambiare le politiche in questi territori e accelerare gli interventi. Oggi manca una cabina di regia e monitoraggio della situazione, che risulta indispensabile per superare alcune rilevanti barriere che queste innovazioni trovano nelle nostre isole. A partire da Ministri, regioni e Soprintendenze che devono favorire questi processi anziché ostacolarli. I ritardi su energia e depurazione, acqua e rifiuti sono rilevanti ma oggi possono essere recuperati grazie alle innovazioni raccontate nel Rapporto» ha spiegato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. «Le isole minori – ha aggiunto Francesco Petracchini, direttore del Cnr-Iia – rappresentano un ecosistema unico ma vulnerabile, in uno scenario climatico che prevede rilevanti impatti legati all’aumento della temperatura dell’atmosfera e del mare, ed alle pressioni antropiche dovute al turismo dei mesi estivi. In futuro sulle isole minori ci sarà bisogno di più impianti solari ed auto elettriche, ma anche di rispetto delle tradizioni e di valorizzazione delle qualità ambientali e storiche, come delle colture tipiche coltivate con sapienza da secoli per adattarsi a condizioni morfologiche e climatiche, di biodiversità e geologiche uniche».

Gli esempi virtuosi
Il quadro non è fatto solo di ombre. Il dossier racconta anche esempi virtuosi. Ad esempio di un progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio paesaggistico-agronomico di Pantelleria, della mobilità alternativa e della gestione dei rifiuti a Sant’Antioco o delle iniziative realizzate a Capraia (nella foto) con il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. Del resto, anche il governo ha messo in campo interventi e fondi per favorire la transazione delle isole minori verso l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile e il miglioramento dell’utilizzo dell’acqua. Tra questi, Un bando del 2017 con 15 milioni di finanziamento da parte del Ministero dell’Ambiente, che è già in fase di avvio dei progetti esecutivi. Inoltre, il governo ha inserito in legge di Bilancio un fondo speciale di oltre 41 milioni di euro per le isole minori che prevede una dotazione di 14,5 milioni di euro per l’anno 2020, di 14 milioni di euro per l’anno 2021 e di 13 milioni di euro per l’anno 2022, con l’impegno di rafforzarlo ogni anno di più. Il Fondo è destinato a 57 isole minori, corrispondenti a 39 comuni, di questi 33 integralmente isolani e 6 parzialmente. Un’altra opportunità è legata al contributo della tassa di sbarco istituita nel 2015.

E all’estero?
Il sito isolesostenibili.it racconta progetti e buone pratiche da tutte le isole del mondo sui temi dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti, della mobilità e del turismo sostenibile. Come quelle, per esempio, della centrale solare sull’isola di Kauai nell’arcipelago hawaiano o il movimento Plastic Free di Ibiza e Formentera. Ibiza ha generato mezza tonnellata di rifiuti a persona nel 2018. Si tratta del 14% in più rispetto a qualsiasi altro luogo in Europa e di un aumento del 25% rispetto alla quantità prodotta nel 2010. Come in molte altre parti del mondo, la plastica è una parte consistente del problema dei rifiuti di Ibiza e Formentera (nella foto). Per questo motivo IbizaPreservation ha creato il movimento Plastic Free Ibiza & Formentera, un’iniziativa che coinvolge più di 25 organizzazioni con le quali sta lavorando insieme ad amministrazioni locali e imprese per cercare di eliminare gradualmente la plastica monouso, con l’obiettivo di eliminarla completamente entro il 2023.

dal sito www.corriere.it