DIEGO È MORTO
di Pancrazio Anfuso

Diego è morto.
Lo abbiamo amato come amiamo gli irregolari, quelli che non sanno stare fermi, perché hanno bisogno di uno spazio libero dove spostare i confini, per esprimere il proprio smisurato talento.
Aveva un rapporto simbiotico con la palla: erano fatti l’uno per l’altra: si somigliavano, si attraevano, danzavano in una coreografia sensuale, condividevano un rapporto esclusivo, che non era aperto agli altri che calcavano il prato verde.
Un amore generoso verso i compagni, implacabile verso gli avversari, ma tollerato, da loro, con ammirata rassegnazione. A parte Goicoechea che gli spaccò le gambe, ma era un macellaio. Ricordato solo per quello.
Era un grande fuori dalle smancerie del fair play a tutti i costi, ché se c’era da sporcarsi le mani lui era il primo. Lo lo fece in un mondiale, a danno dell’Inghilterra, e lo rivendicò, contro il nemico della guerra di quattro anni prima. La mano de dios.
Sesso, droga e futbol, amicizie scomode, incluso Fidel, il gelo con gli americani, la trasformazione in una caricatura, la deriva etilica, tossica, logorroica, adiposa, clownesca. Un cuore grande che alla fine cessa di battere. Ma prima, la gioia infinita di un eterno bambino col pallone.
Lo vidi in un giorno di primavera, nel 1989, ero a Capodichino, avevo incontrato i miei amici cassintegrati ed ero in un parcheggio. Da un cancello laterale uscì un gruppetto di persone, tutte intorno a lui, un ragazzino felice che giocava con la sua Dalmita a cavacecio. Brillava di una luce gioiosa.
Napoli era ai suoi piedi, la città era piena di foto, di bandiere, di scritte.
Una me la ricordo bene, diceva: A Napoli ci stanno tre cose belle: Maradona, tassinari e sfogliatelle. I napoletani non lo dimenticheranno mai. Nessuno lo dimenticherà. Addio, e grazie per aver reso quel gioco meraviglioso.
Articolo pubblicato sul sito www.postpank.wordpress.com
di Pancrazio Anfuso
di Roma, classe 1962. Vivo a Siena, dove lavoro.
Ho scritto un libro su Centocelle, il quartiere di Roma dove sono nato e dove ho vissuto fino al 2006. Se clicchi sul link leggi un po’ di recensioni. Se lo vuoi comprare lo trovi ovunque su internet.
Ho curato un numero ragguardevole di blog, da quando andavano di moda a quando li legge solo chi li scrive, e ho lasciato una lunga scia di presenze social in giro per internet.
Ho anche collaborato, più o meno occasionalmente, con alcuni giornali e siti web. Ho preso parte alla nascita di Vald’O, a San Quirico d’Orcia. Ho dato il mio contributo alla sconfinata messe di libriccini e libroni che parlano della Lazio, mia passione tifosa, scrivendo Sul Prato Verde. Puoi leggerlo gratis qui. Se lo vuoi comprare cerca su Amazon. Meriterebbe un aggiornamento ma ne escono troppi, magari una volta mi ci dedico.
Non scrivo per professione, altrimenti morirei di fame. Ma scrivo. Saltuariamente, quando a tordi e quando a grilli. Una settimana potresti ricevere tre lettere, poi magari sto zitto per venti giorni. Dipende da come mi gira… .
Biografia dal sito www.pancrazioanfuso.substack.com

