Cina, vaccino sperimentale somministrato già a un milione di persone

Cina, vaccino sperimentale somministrato già a un milione di persone

Doveva essere destinato a un utilizzo di emergenza, per categorie a rischio come il personale sanitario, ma poi l’impiego è stato esteso. Secondo alcuni esperti internazionali, i rischi potrebbero essere superiori ai benefici

NANCHINO – La Cina non ha ancora nessun vaccino dall’efficacia dimostrata. Ma mentre attendono gli esiti della sperimentazione, i suoi cittadini continuano a vaccinarsi. Sono circa un milione, secondo quanto dichiarato mercoledì va social dal colosso farmaceutico di Stato Sinopharm, le persone che si sono fatte inoculare uno dei suoi due sieri in fase di sviluppo. A cui vanno aggiunte le migliaia di persone che hanno optato per quello dell’azienda privata Sinovac. Questi tre vaccini fin da luglio sono stati autorizzati dal governo per il cosiddetto utilizzo di emergenza, per categorie a rischio come i medici o il personale delle dogane. Nel corso delle settimane però il perimetro si è decisamente allargato, fino a comprendere anche i lavoratori e gli studenti in partenza verso l’estero. Una campagna che perfino in Cina ha attirato qualche critica e che secondo alcuni esperti internazionali rischia di avere più rischi che benefici.

Le autorità cinesi hanno spiegato che nessuna delle persone vaccinate ha riportato reazioni avverse e che nessuna di quelle andate all’estero è poi risultata contagiata. Il problema è che questi dati hanno un valore molto relativo, perché le vaccinazioni eseguite in Cina non seguono un protocollo di sperimentazione. I cinque vaccini cinesi alla fase tre, l’ultima dei test, la stanno svolgendo all’estero e al momento, a differenza di Pfizer e Moderna, non sono ancora arrivati ad annunciare dei risultati. Quelli delle fasi uno e due sono stati in chiaroscuro: il siero di Sinovac per esempio ha generato una risposta immunitaria, ma con quantità di anticorpi bassa.

Non è un mistero che in Cina la pressione politica per arrivare a un vaccino sia fortissima. Da un lato la volontà di immunizzare i cittadini, dall’altro quella di ottenere un successo di immagine internazionale, mettendo a disposizione dei Paesi amici il siero, come Xi Jinping ha promesso più volte di fare. Pechino ha già siglato accordi di fornitura con l’Indonesia e gli Emirati. Questa pressione però suggerisce di essere molto prudenti nel valutare le dichiarazioni del regime e dell’industria farmaceutica nazionale, non tra le più avanzate al mondo in termini di ricerca. I vaccini sviluppati da Sinopharm e Sinovac sono del tipo più tradizionale, a virus inattivato. Solo quello di Cansino, azienda privata che lavora insieme all’esercito, utilizza la più avanzata tecnica a vettore virale.

Ma nonostante i dati finali su efficacia e sicurezza ancora manchino, questo non sembra frenare la volontà di immunizzarsi dei cittadini, che si sono messi in fila per prenotare la puntura. Un recentissimo sondaggio ha mostrato che i cinesi sono tra i popoli più propensi a vaccinarsi contro Sars-Cov-2, in questo incoraggiati dai report entusiastici dei media di regime e dal fatto che gli stessi dipendenti delle società farmaceutiche hanno prestato il bracco al test. Oltre a un profilo di rischio elevato però, il problema di questo utilizzo d’emergenza estensivo è che un siero non efficace potrebbe dare a chi lo riceve un falso senso di immunità, spingendolo ad abbassare la soglia della prevenzione. Eventuali casi di rigetto potrebbero poi far precipitare la fiducia nei sieri.

dal sito www.repubblica.it