IL QUADRO POLITICO DI FRONTE ALLA PERDURANTE EMERGENZA

La minaccia del Covid 19 potrebbe determinare progressive evoluzioni dello scenario politico nazionale, data la precarietà degli equilibri indotta dallo schema “tripolare” che ha caratterizzato le ultime due legislature.
La sfida per il governo appare tuttora particolarmente insidiosa: un’economia già pesantemente penalizzata dal lockdown della scorsa primavera viene ora sottoposta ad un’ulteriore deriva di contrazione dalle nuove recenti restrizioni, rese necessarie dalla recrudescenza autunnale del virus. Le finanze pubbliche, con il supporto di quelle promesse dall’Unione Europea, dovranno farsi carico ancora di coprire, per quanto possibile, buchi e necessità derivanti dalla nuova contrazione delle attività produttive e dei fatturati, tenendo conto, peraltro, della conseguente inevitabile riduzione del gettito fiscale, i cui riflessi penalizzeranno le finanze stesse. In questo quadro delicato e precario si delinea l’intensificazione dell’emergenza sanitaria, con i presidi ospedalieri intasati e le professionalità presenti sottoposte ad un impegno tanto pesante da mettere a dura prova la resistenza e la sicurezza degli operatori.
A fronte di una sfida così minacciosa e, per certi aspetti, inedita, nel nostro paese, alla politica, alla dialettica democratica occorre chiedere – noi dobbiamo chiedere – uno sforzo unitario, una fase di coesione nazionale, di unità nazionale, per fronteggiare l’emergenza. In questo senso appare orientato il recente appello del Presidente Mattarella, pur nel rispetto dei diversi ruoli di ciascuno, imprimendo, almeno negli auspici, una spinta ulteriore e particolarmente autorevole ad una maggiore consapevolezza della comune responsabilità. E anche l’opposizione deve fare la sua parte, evitando sterili esasperazioni delle polemiche nei confronti di un Esecutivo impegnato, tra notevoli difficoltà, a tenere a bada questo nemico invisibile, tanto misterioso ed insidioso.
In questo senso, Berlusconi, già orientato ad una linea di opposizione più ragionevole e costruttiva rispetto ai suoi partners del centrodestra, sembra recepire in pieno il monito lanciato dal Quirinale. Si profila l’avvio di un tavolo permanente tra la maggioranza parlamentare e Forza Italia per affrontare insieme il contenuto della manovra. Di questo atteggiamento responsabile e collaborativo si sono visti già i primi frutti, con il voto parlamentare sullo scostamento di bilancio, cui si sono associati anche i due partiti di opposizione più intransigenti, Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia intenderebbe consolidare questo ruolo di collaborazione e portare un ulteriore contributo, partecipando alla definizione dei progetti da finanziare con il Recovery Fund. In questa posizione di tendenziale partenariato con la maggioranza di governo cercherà certamente di far valere le sue posizioni a favore dell’incremento dei ristori e di più sensibile intervento in favore delle partite Iva. Rilancerà inevitabilmente anche sul ricorso al Mes per le spese sanitarie, sul quale ancora il Governo frena, condizionato dal dissenso dei pentastellati.
Ma le posizioni di alcuni Stati europei (come Polonia e Ungheria), ancora scettici sul pacchetto dei Recovery funds, potrebbero provocare uno slittamento delle relative ratifiche e differire nel tempo l’effettiva disponibilità dei fondi stessi. Questa eventualità comporterebbe il rischio di compromettere ulteriormente i nostri conti pubblici già precari e la sostenibilità della nostra esposizione debitoria. E, a quel punto, sarà ritenuto ancora più necessario accettare il soccorso del Mes per le spese sanitarie. Il ricorso a tale supporto costituisce un ulteriore argomento di contrasto tra Berlusconi e i 5 Stelle che vedono come fumo negli occhi il rischio di un avvicinamento del leader forzista alla maggioranza di governo. Ma Berlusconi ha chiaramente precisato l’intento del suo partito di rimanere all’opposizione del Conte bis ed evidenzia tuttora la volontà di restare saldamente ancorato all’asse con FDI e Lega. I sondaggi elettorali, peraltro, sembrerebbero suggerire la convenienza di una perdurante coesione della coalizione di Centrodestra. Ma proprio in ragione dei tempi incerti dell’emergenza, in attesa del vaccino e della verifica della sua efficacia, le elezioni politiche non dovrebbero ritenersi troppo vicine, considerando anche la scadenza delle elezioni del Capo dello Stato, agli inizi del prossimo anno e le preoccupazioni legate alle conseguenze del referendum sulla riduzione dei parlamentari (con conseguente nuova legge elettorale). Quindi un lungo periodo ancora davanti, in cui potrebbero maturare nuovi percorsi. Ad esempio, il ruolo di Carlo Calenda e del suo movimento e le opzioni e strategie che saranno innescate dalla sua autocandidatura a Sindaco della Capitale, nelle elezioni del prossimo anno.
Una candidatura di cui, almeno nelle linee generali, l’ex ministro ha unilateralmente predefinito anche l’alleanza che dovrebbe supportarla, visto che ha già precisato che non accetterà alleanze né con 5 Stelle, né con la destra tendenzialmente sovranista (Salvini e Meloni) e ha chiaramente rivolto un appello all’intesa con il Pd. Ma il partito guidato da Nicola Zingaretti appare incerto, anche perché dovrebbe rinunciare alla prassi delle primarie interne ed entrare in urto con i propri alleati di governo, i 5 Stelle. E questo potrebbe creare ulteriori tensioni nella maggioranza che sostiene il Conte bis. Ma ogni previsione per Roma sembra ancora prematura e molte carte, se già estratte dal mazzo, vengono tenute coperte. Opzioni di alleanza e candidature saranno probabilmente condizionate ed orientate dai risultati che verranno conseguiti sul fronte della lotta alla pandemia e dell’impulso alla ripresa del sistema economico e produttivo.

Immagine dal sito www.diario16.com

 

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Nato a Roma il 12 marzo 1959.
Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti.
Consigliere comunale di Roma dal 1985 al 1989.
Consigliere regionale del Lazio dal 1991 al 1995. In questo periodo riveste l’incarico di Presidente del Collegio Revisori dei conti e poi quello di Presidente della Commissione Cultura e Personale. Per alcuni anni è anche membro della Commissione Sanità.
Avvocato, si è dedicato ad attività di contenzioso in sede civile e amministrativa.
Ha svolto attività di collaborazione giornalistica con testate varie su temi di carattere sociale, economico, giuridico e istituzionale e pubblicato diversi articoli di politica estera.
Senatore della Repubblica eletto nelle Marche (Macerata-Osimo) dal 2001 al 2006.
Eletto deputato nella XV legislatura (2006-2008), è stato capogruppo Udc nella Commissione Esteri della Camera dei Deputati e membro della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare INCE. Alla Camera dei Deputati è stato primo firmatario di numerosi progetti di legge.
Cofirmatario e relatore, sempre alla Camera dei Deputati, di diverse altre proposte di legge.