CONVERSAZIONE CON IL RETTORE DI UNITELMASAPIENZA, L’UNICA UNIVERSITÀ TELEMATICA DIRETTAMENTE LEGATA AL PIÙ GRANDE ATENEO PUBBLICO ITALIANO, SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA

In questi mesi di pandemia la formazione d’aula si è spostata massicciamente in ambienti “virtuali” con una forte accelerazione sulla didattica a distanza. UnitelmaSapienza vanta una esperienza decennale nel settore. Come legge questo sviluppo? E come si sta muovendo l’università da lei rappresentata?
In Italia la didattica a distanza è nata per rispondere alle esigenze di quelle persone inserite nel mondo del lavoro, ma spesso sprovviste del titolo di studio alle quali le università telematiche consentivano l’acquisizione di un titolo. Superata quella fase, l’università telematica ha poi sperimentato una crescita esponenziale, grazie anche alla diffusione delle tecnologie, fino al 2013 in cui un documento del Consiglio Nazionale Universitario tentò di definire quali dovessero essere gli ambiti di intervento delle università telematiche.
Per quanto riguarda Unitelma, la proprietà è di Telma Scarl, un Consorzio a Responsabilità limitata di cui Sapienza Università di Roma è socio di maggioranza. Questa peculiarità ci impone un’attenzione particolare sul piano della qualità, sia nei corsi che negli esami di verifica.
Da un anno abbiamo sperimentato una modernizzazione dell’insegnamento a distanza, potenziando l’interattività e la possibilità per lo studente di fare numerosi approfondimenti. C’è stata inoltre una operazione di sviluppo e consolidamento dei Poli didattici, dove la nostra università organizza soprattutto gli esami di profitto. Abbiamo una piattaforma molto performante che ci ha consentito di collaborare anche con le Università di medicina nel periodo del Covid-19 per l’erogazione delle loro lezioni e questo è anche stato possibile grazie al nostro rapporto unico con una grande università come Sapienza Università di Roma. Nella fase di esplosione del contagio, abbiamo organizzato approfondimenti sul tema “pandemia” con attenzione al diritto, alle ricadute economiche, oltre che all’aspetto sanitario, con l’ausilio dei nostri docenti, e con personalità esterne di alto profilo, con un riscontro di oltre 50.000 collegamenti. Ciò a riprova del fatto che le persone cercavano risposte e informazioni non marcate politicamente, ma trattate in modo scientifico e attendibile.
L’emergenza Coronavirus ha determinato per le università tradizionali l’urgenza di attrezzarsi per trasformare la didattica tradizionale in aula in una modalità a distanza, pur sapendo che per una lezione in via telematica servono metodologie diverse.

Cosa ci attende nei mesi a venire? Quali possibili evoluzioni, quali rischi?
Passata la fase più difficile, si tornerà alla formazione in presenza, poiché l’aspetto relazionale è fondamentale anche in termini di confronto con il docente. Ci attendono momenti difficili, ma accanto agli interventi di natura politica ed economica, ci si deve attivare anche sul piano comunicativo per dare un messaggio di ottimismo, una iniezione di fiducia per poter ripartire. Credo che le università telematiche possano avere un ruolo sociale importante, cercare di garantire quel diritto allo studio che in Italia è sancito, ma non è sempre praticato. Per tutte le famiglie che per motivi economici non potevano garantire ai propri figli il trasferimento nelle città dove erano presenti le università, le telematiche sono state una opportunità per garantire il diritto allo studio. Se questo era vero prima del Coronavirus, lo sarà ancor più in prospettiva, visto il probabile impoverimento generale che seguirà. E’ importante sottolineare come l’attuale Ministro dell’Università e della Ricerca abbia invitato più volte tutti i rettori a promuovere iniziative per garantire tale diritto. Il calo degli iscritti è un dato preoccupante su cui intervenire.
Il rischio più grande in questa fase è però quello dello scoraggiamento dei giovani, che anche prima del Covid erano per lo più destinati a lavori precari. Il pericolo è che la sfiducia prevalga e porti molti giovani a non investire nello studio e in un futuro dove il lavoro appare sempre più lontano e precario.

Quali iniziative mettere in campo per rispondere a questi problemi?
Il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, considerata la situazione economica e sociale determinata dall’emergenza coronavirus – sottolineata ripetutamente dal Ministro dell’Università – ha istituito 1.000 borse di studio per l’iscrizione agevolata ai propri corsi dei maturati e diplomati per questo nuovo anno accademico. Ritengo che Unitelma Sapienza debba collocarsi tra i soggetti che vogliono contribuire – nell’ambito dei propri fini istituzionali, etici e sociali – al sostegno dei giovani, in particolare di quelli meritevoli e in situazioni di disagio economico, proposte concrete per andare incontro a questi ragazzi cercando modalità per favorire l’immatricolazione all’università.
Sulle università telematiche andrebbe fatto però un controllo rispetto alla qualità dell’offerta e alla rigorosità nell’espletamento delle prove d’esame, per evitare che la loro offerta sia di secondo livello rispetto a quelle tradizionali. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre puntato alla qualità della proposta formativa e il legame forte con La Sapienza ci ha spinto a proseguire sempre in questa direzione.
Con Sapienza realizziamo anche ottimi corsi inter-ateneo. Ci auguriamo che si possano ulteriormente sviluppare delle proposte in raccordo con le università tradizionali, per avviare ad esempio corsi gestibili in parte in aula e in parte a distanza.
Come università, a fianco all’investimento effettuato per migliorare strumenti e piattaforme per gestire in via telematica i corsi, puntiamo alla costruzione di nuove proposte, affinché il diritto allo studio possa affermarsi anche a fronte di risorse calanti e della crisi economica e sociale.

Oltre al tema delle risorse, un altro nodo critico resta quello del digital divide, emerso con forza in questi mesi di lockdwon…
La legge sulla digitalizzazione della PA fu scritta circa vent’anni fa, eppure la sua applicazione ancora oggi si dimostra insufficiente. L’auspicio è che questa situazione porti ad una svolta, soprattutto per facilitare le famiglie numerose e le zone ancora non raggiunte da infrastrutture digitali. Tantissimi ragazzi in questi mesi si sono trovati in grande difficoltà nel seguire la didattica a distanza, in (quasi totale) assenza di una connessione stabile e di dispositivi digitali, spesso condivisi con altri familiari. Su questo bisogna fare molto come Paese.

Come (e dove) sarà la formazione in futuro? Quale sarà la direzione dopo la spinta eccezionale sulla didattica a distanza di questi ultimi mesi?
La mia idea, non per tradizionalismo, è che la formazione debba avvenire fra docenti e studenti, in una logica relazionale di scambio che ritengo necessaria e irrinunciabile. Certo è che lo sviluppo accelerato di strumenti e piattaforme digitali avvenuto in questi mesi può far pensare ad una formazione che almeno in parte si sposterà a livello telematico con corsi che vengano gestiti in parte in aula e in parte a distanza.
E’ vero che man mano potrebbero aumentare quelli che il ministero definisce gli “studenti puri”, ovvero quelli che dopo il diploma decidono di iscriversi direttamente alle università telematiche: questo avviene perlopiù in situazioni di disagio economico ma anche sociale, si pensi a tutto il tema della disabilità. Ma è un tema che vale anche nel caso dell’internazionalizzazione. Sapienza in questo ambito ha ottenuto risultati eccezionali, ma in sinergia con una università telematica potrebbe crescere ulteriormente. Una collaborazione fra queste due realtà va a mio avviso perseguita, pur mantenendo ciascuna la sua peculiarità, senza distorsioni o sovrapposizioni.
I campi da sviluppare restano comunque tanti, ma penso serva anche un corpo docente capace di fare proposte e di portare idee nuove in linea con i tempi. Infine, essendo telematici potete seguirci da tutto il mondo, annullando le distanze tra i Paesi e le diverse culture.

Immagine dal sito www.ilmondodiaura.altervista.org

 

di Redazione

 

Biografia di Antonello Folco Biagini
Antonello Folco Biagini, professore ordinario dal 1986 presso la Sapienza Università di Roma, dal 2008 al 2013 Prorettore per la Cooperazione e le Relazioni Internazionali, Prorettore Vicario dal 2013 al 2014, Prorettore agli Affari Generali della Sapienza, Consigliere agli Affari Generali della Sapienza e Presidente della Fondazione Roma Sapienza. Professore emerito dal 2017.
Ha insegnato Storia dell’Europa orientale e Storia dei Trattati e Politica internazionale presso l’Università di Perugia (1971-74), di Messina (1974- 85), di Roma La Sapienza (1986-2017). Si è occupato prevalentemente di tematiche relative alla Storia dell’area danubiano balcanica, dell’Europa Centrorientale, dell’area russo-sovietica e caucasica nonché delle dinamiche più attuali della politica internazionale relative alle stesse aree.
Ha collaborato con l’Enciclopedia Italiana, è stato componente del Comitato 08 del CNR, coordinatore nazionale del Progetto Il “sistema” mediterraneo. Radici storiche e culturali, specificità nazionali (1995-2000).
È stato direttore del dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea della Sapienza, Coordinatore del Dottorato di Storia dell’Europa, Presidente di numerose commissioni concorsuali, Direttore del Centro interdipartimentale di Ricerca “Cooperazione con l’Eurasia, il Mediterraneo e l’Africa Subsahariana” (CEMAS) dal 2011 al 2017.

Biografia dal sito www.unitelmasapienza.it