LA COSTITUZIONE MALTRATTATA

                                     Vignetta di Roberto Mangosi

Lo so: sono il solo a ripeterlo. Può darsi sia stordito. Ma lungi dall’inibirmi quella solitudine rende più evidente quanto la Costituzione sia maltrattata. Per giunta da quanti dovrebbero preservarne e incarnarne lo spirito e la lettera. Capita, così, che nel mentre si vara un decreto legge il cui periodo di vigenza è superiore a quello di utilità, talché il Parlamento non potrà emendarlo e la sola utilità della conversione consisterà nel confermare le sanzioni eventualmente nel frattempo comminate, alla Corte costituzionale s’insedia l’ennesimo presidente in solare violazione del quinto comma dell’articolo 135. Della Costituzione stessa.
In quelle poche righe, chiarissime, la Costituzione stabilisce che la Corte elegge il presidente fra i suoi componenti, e l’eletto rimane in carica tre anni. Rinnovabili una sola volta. Il nuovo presidente, eletto ieri, scadrà il 28 gennaio 2022. Oramai è una consuetudine: si elegge chi va in pensione. Deprimente. Direi anche disonorevole. Nessuno ricorderà mai neanche i loro nomi, giacché troppi e con troppo poco tempo a disposizione. Forse si ricorderà quello di chi si opporrà a tale malcostume, ove mai prenderà corpo.
Non è una fisima, ma una questione di sostanza: con pochi mesi a disposizione non si programmano i lavori, si segue l’andazzo. E a vigilare sul rispetto della Carta è chi avrebbe preteso ci fosse scritto “eleggibile solo se ha tre anni davanti”, non ritenendo abbastanza ovvio che il “rimane in carica” (rinnovabile, per giunta) indica di non fare quel che da molti anni si fa.
All’esame di diritto costituzionale una delle domande era: si può eccepire incostituzionalità per norme contenute in un decreto legge, non ancora convertito? La risposta era: certo, il problema è trovare un giudice a quo, di causa, che ritenendo rilevante in giudizio e non manifestamente infondata l’eccezione, rimandi tutto alla Corte, ottenendone la pronuncia entro sessanta giorni dall’emanazione. Altrimenti il decreto decade o diventa legge con la conversione. Ma ora siamo difronte a un decreto legge che entra in vigore il 19 dicembre e perde valore il 7 gennaio, sicché non solo ogni eccezione la presenti a Babbo Natale, che per la Befana è già troppo tardi, ma il Parlamento può comodamente andare in vacanza, tanto è inutile discuterlo. Se non per l’aspetto sanzioni: mettiamo io organizzi un veglione con mille persone, pubblicizzandolo, verrò fermato e multato, forse anche incriminato, ma quando, a Babbo (Natale) morto, il decreto sarà roba vecchia se non lo convertono quale reperto archeologico sarà nulla la multa e, forse, posso anche rivalermi per il danno arrecatomi, visto che il veglione è saltato.
Fisime? Può essere. Ma l’indifferenza con cui s’accompagna tutto ciò, l’insensibilità che trova attenuante solo nell’ignoranza, testimoniano che il problema va ben oltre un presidente di passaggio e un decreto già passato.

Vignetta dal sito www.ilcorrieredelledonne.net

 

di Davide Giacalone

Biografia
Davide Giacalone (1959)
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.
Dal 2015 al 2016 è membro dell’Advisory Board di British Telecom Italia.
È autore di numerosi articoli, studi e libri