Regione Lazio – L’Inps e Tridico “nascondono” i contributi versati a Zingaretti… perché?

Regione Lazio – L’Inps e Tridico “nascondono” i contributi versati a Zingaretti… perché?

Nessuno riesce a sapere quanto la Regione Lazio versi ogni anno, nelle casse dell’ente, i contributi che riguardano il Governatore e altri dieci consiglieri regionali

ROMA – L’INPS di Pasquale Tridico secreta i contributi versati ai consiglieri di Zingaretti. Perché? Cosa vuol nascondere?

Se fosse un romanzo si intitolerebbe, parafrasando la celebre opera di Julius Verne: Nicola Zingaroff, le carriere dello zar. Se fosse una saga: Nicoleide.

Infatti l’istanza di accesso civico presentata ai sensi del decreto 33 del 2013 (c.d. FOIA, Freedom Of Information Act) in nome dei principi di trasparenza e democrazia lo scorso novembre all’INPS e indirizzata al Presidente Pasquale Tridico e ai suoi dirigenti da un giovane politico del frusinate è stata appena rigettata con la motivazione perché ritenuta ‘massiva‘, paralizzante, ovvero che imporrebbe agli uffici una abnorme mole di lavoro.

Eppure, a legger la semplicissima istanza inoltrata a Tridico dal giovane ciociaro, si chiedeva, in quanto rappresentante istituzionale e come cittadino contribuente, di conoscere solo due parole, (in realtà si tratta di due soli numeri).

Due minuscole informazioni o dati, come previsto dalla legge sull’accesso civico, visto che né l’INPS né la Regione Lazio hanno pubblicato (al contrario di quello che la legge sulla trasparenza impone) nessun elenco o statistica a riguardo.

Quanti sono i consiglieri regionali del Lazio, sui 51 eletti con le elezioni del 2018 compreso il Presidente Nicola Zingaretti, che hanno beneficiano di contributi figurativi pagati dall’erario pubblico (INPS, autonomie locali, ecc.) per l’anno 2019 essendosi dichiarati lavoratori dipendenti e quanti soldi abbia speso l’INPS complessivamente nel 2019 per i loro contributi figurativi?

Apriti cielo!

Si scopre leggendo la sconcertante risposta a ‘picche’ del dirigente incaricato dai vertici INPS che andare a sapere quanti tra i 51 politici del Parlamentino della Pisana beneficino di contributi figurativi INPS è come chiedere al KGB quanto polonio c’è nei suoi magazzini o alla CIA se davvero esistono tracce degli UFO nell’area 51.

Farà scalpore sapere che l’INPS ha ufficializzato una interpretazione della legge ed espresso una posizione di portata generale, valide per tutta Italia.

Non solo le leggi vigenti non prevederebbero alcun obbligo di pubblicare sui siti web i dati sui contributi figurativi di cui beneficeranno le già ricche pensioni di parlamentari e consiglieri regionali – il che già di per sé sarebbe ed è clamoroso, mentre migliaia di italiani sono alla fame in attesa che l’INPS elargisca la cassa integrazione 2020 per COVID – ma se si chiedono numeri relativi a 50, 10 o forse persino 5 parlamentari o consiglieri regionali l’INPS è pronta a rispondere che l’accesso è vietato perché è considerato ‘massivo’.

Possibile che l’INPS non abbia una cartella o un file excel con i contributi figurativi pagati ai consiglieri regionali o ai parlamentari?

Più loquaci sono stati a dire il vero gli uffici della Regione, i quali almeno hanno spiegato che i (12 su 51) misteriosi e innominati consiglieri regionali dichiaratisi lavoratori dipendenti nel 2018 hanno versato la loro quota per il 2019, pari a circa il 10×100 dei contributi annualmente previsti, nelle casse della Pisana che ha poi provveduto a girare, dette somme, all’ente previdenziale competente che per ciascun politico verserà il resto come contributo figurativo. Quindi questi 12 gravano, quanto a contributi figurativi, sulle casse della previdenza sociale, non su quelle regionali.

SCARICA FILE

Eppure sarebbe ugualmente interesse di Nicola Zingaretti, che è diventato anche Segretario Nazionale del PD, chiarire al più presto questo mistero, visto che a tutt’oggi le banche-dati dei siti comuni-italiani.it e tuttitalia.it, aggiornate al 2018, continuano a parlare di un Governatore del Lazio come un semplice ‘impiegato amministrativo‘.

Anche i bilanci del PD Lazio, sempre redatti fino all’aprile 2018 dall’allora Tesoriere PD (oggi garante) Antonio Olivieri, danno conto di un certo numero di dipendenti del PD Lazio in aspettativa per mandato politico ma con godimento di contribuzione figurativa.

Se qualcuno stesse per gridare allo scandalo giudiziario per quella vecchia e ormai sepolta storia di Zingaretti e della sua assunzione a tempo indeterminato nel febbraio 2008, quand’era eurodeputato in carica e segretario del Comitato Provvisorio PD Lazio, da parte del suo tesoriere Antonio Olivieri.

Assunzione avvenuta il giorno prima di comunicare la accettazione della candidatura a Presidente della Provincia di Roma, col risultato di assicurarsi poi tra aprile 2008 e dicembre 2012 più di 100mila euro di contributi figurativi in gran parte gravanti sui contribuenti.

Zingaretti è uscito immacolato dall’inchiesta aperta attorno al 4 febbraio 2013 all’arrivo sui tavoli della Procura allora diretta da Pignatone dell’esposto di Marco Pannella, sconvolto per l’esclusione dalle liste dei candidati nella coalizione di centrosinistra dei due consiglieri radicali uscenti che avevano contribuito a far scoppiare il caso delle spese pazze di Franco Fiorito in cui furono coinvolti anche consiglieri regionali del PD.

Più o meno in contemporanea Zingaretti denunciò alla stampa e ai carabinieri che nella notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2013, erano spariti 3 personal computer definiti obsoleti dalla sede del Comitato Provvisorio PD Lazio; ribattezzato Unione regionale PD Lazio, in Via Cristoforo Colombo 112, lì dove poi avrà sede nel 2018 il Comitato Pirozzi che sarà determinante per la riconferma di Zingaretti a Governatore del Lazio.

Che questi computer rubati contenessero traccia delle operazioni informatiche relative all’assunzione di Zingaretti Segretario da parte del suo Tesoriere?

Come spesso dice Alberto Angela quando parla di antichi misteri, con tutta probabilità, non lo sapremo mai. Comunque non risulta sia mai stato aperto un fascicolo per violazione di segreto istruttorio.

Questo giornale, che non è iscritto ai partiti del giustizialismo, non può non ricordare volentieri che Zingaretti è uscito completamente prosciolto, senza arrivare nemmeno a dibattimento, dall’accusa di dichiarazione tarocca sulla sua assunzione.

E’ però un peccato che la legislazione regionale promossa da Zingaretti, poco dopo il suo insediamento in Regione nel 2013, non abbia dipanato ogni dubbio sui contributi figurativi di cui beneficiano tutti quei Consiglieri regionali che siano lavoratori dipendenti.

Va sottolineato che detti contributi, come quelli per i parlamentari che parimenti abbiano un lavoro dipendente, sono previsti dalla legge e insieme allo statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970), dove si sancisce il loro diritto al mantenimento del posto di lavoro mediante la messa in aspettativa non retribuita, si dà così attuazione al sacrosanto principio costituzionale che tutela il lavoro (già esistente) di chi accede a cariche pubbliche (in teoria temporanee).

Eppure dallo Zar Nicola ci si aspetterebbe un salto di qualità anche se abbia negato il consenso alla pubblicazione sul sito web regionale di alcuni dati sul patrimonio di famiglia.

 

dal sito www.etrurianews.it