L’URGENZA DI UN GOVERNO PER FRONTEGGIARE L’EMERGENZA

                                       Opera di Enrico Baj

Gli italiani hanno iniziato il nuovo anno assistendo, in larga misura esterrefatti, ad una crisi di governo di cui sfuggono ai più le ragioni essenziali e la necessità, in una fase drammatica, sul piano sanitario, sociale ed economico, in cui dovrebbe essere più che mai invocata una mano ferma al timone e un’autentica stabilità di
governo.
Matteo Renzi ha spiegato a più riprese le ragioni che hanno indotto il suo partito al ritiro della propria delegazione dal Conte bis, reclamando un cambio di passo e un rilancio più credibile ed efficace dell’azione di governo. I dissensi sul Mes, sui fondi del Recovery, sui servizi di sicurezza, possono ritenersi certamente rispettabili e condivisibili da molti, ma da parte di un’ampia porzione dell’opinione pubblica si registra una sensazione di strumentalità e di forzatura, a fronte del ritiro della delegazione governativa di Italia Viva. Un passo che a molti è parso sproporzionato, nella gravità dei suoi effetti, rispetto alle motivazioni illustrate. Era proprio necessario provocare la crisi? Il premier era apparso, peraltro, disponibile a farsi carico, almeno in parte, delle ragioni avanzate da Renzi. Senza azzardare processi alle intenzioni, impossibili e inutili, disorientamento e perplessità di tanti cittadini appaiono certamente comprensibili. Ma ancor più gli interrogativi sul da farsi, una volta consumata la rottura, in queste convulse giornate di trattative e di consultazioni. Difficile per i principali partiti dell’alleanza giallorossa, 5 Stelle e PD, ipotizzare una nuova coalizione di governo senza l’apporto di Italia Viva. Affidarsi al supporto di singoli senatori indipendenti o a nuovi raggruppamenti improvvisati ad hoc, eterogenei al loro interno e di identità incerta, non può rappresentare la garanzia di una stabile e sicura navigazione tra i marosi di una crisi pandemica e sociale di dimensioni inquietanti, come quella che da quasi un anno attanaglia il nostro Paese. A nessuno può sfuggire l’urgenza di ricostituire un governo stabile e pienamente operativo, in grado di affrontare l’emergenza, giovandosi, in particolare, degli strumenti straordinari che la solidarietà europea ci mette a disposizione, vagliando con attenzione le priorità negli interventi e fissando criteri che evitino dispersioni o, peggio, la mancata utilizzazione degli stessi. E per costituire un nuovo governo, duraturo e, magari di legislatura, le opzioni non sono poi troppe. Posso sbagliare, perché di formule eterogenee ne abbiamo viste fin troppe, ma, al momento, l’idea di un governo di unità nazionale, con tutti dentro, mi appare fantasiosa e poco realistica. Troppo accentuati si rivelano pregiudizi e distanze tra la destra comunemente definita “sovranista” (Meloni-Salvini), da un lato e l’abbinata PD-5 Stelle, dall’altro. E la stessa Giorgia Meloni appare irriducibile a questa ipotesi. E benché nella Lega si colgano maggiori flessibilità in questo senso (linea Giorgetti), non credo che Salvini sarebbe disponibile a separare i propri destini da quelli dell’alleato FDI che gli contenderebbe pesantemente i consensi degli elettori più intransigenti.
La stessa ipotesi di “maggioranza Ursula”, ossia, in sostanza, un’alleanza di Forza Italia con la sinistra e i grillini, mi appare di difficile realizzazione. Per i 5 Stelle, ma anche per tanta parte del gruppo dirigente dello stesso PD, la coabitazione con Berlusconi si rivelerebbe assai travagliata ed imbarazzante, i retaggi di antichi e recenti demonizzazioni e pregiudizi sono ancora molto forti. E perché, poi, Berlusconi dovrebbe dissociarsi da un’alleanza di centrodestra che, se compatta, da tutti i sondaggi viene oggi data per vincente, in caso di – non improbabili – elezioni anticipate ? Nelle presenti condizioni la soluzione più realistica, agevole e probabile, credo possa ravvisarsi nella riproposizione dell’alleanza che ha sostenuto il Conte bis, anche allargata a nuovi limitati apporti parlamentari che si siano nel frattempo fatti avanti.
La ricucitura tra Conte e Renzi, per quanto sofferta, penso si rivelerà un passo obbligato, ai fini di evitare sentieri ancor più tortuosi ed insidiosi. E’ vero, la fiducia di Conte, dei grillini, del PD e di Leu, verso il leader di Italia Viva, si è ulteriormente logorata e non possono escludersi ulteriori impennate e rilanci, da parte del leader fiorentino, nel prossimo futuro. Ma la storia parlamentare dello Stato unitario italiano, in fondo, è questa, molto spesso le alleanze di governo si sono rivelate competitive al loro interno e, tendenzialmente, conflittuali. Per questa ragione, con continue proposte di riforma elettorale o, anche, costituzionale, si è sempre cercato di favorire la creazione di coalizioni omogenee che, una volta al governo, assicurassero cinque anni di stabilità e di omogeneità delle scelte attuate dal governo stesso. Ma, fino ad ora, se guardiamo al recente passato, ma anche più indietro e indietro ancora, trasformismo, variabilità di composizione, competizione interna e reciproca diffidenza tra le forze di governo sono state la regola e le diverse riforme elettorali adottate dal 1993 in poi non sono certo riuscite a scongiurare questo fenomeno. Ma, data la gravità del momento, con un Paese bloccato e minacciato dal terribile nemico invisibile, ci auguriamo che tatticismi, prevenzioni e striscianti competizioni cedano il passo a quel lavoro di squadra che dovrà mettere a punto i piani di vaccinazioni e di attuazione degli interventi di ristoro e di riscatto dalla recessione indotta dalle contrazioni delle attività economiche cui il virus ci ha costretti.

 

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.