I COLLEZIONISTI. ELOGIO SEMISERIO DI FALLIMENTI POLITICI

                                  Opera di Alexandre Marie Colin

Ci siamo resi conto dopo gli anni dell’ultima crisi economica del 2008 di un tracollo davvero impensabile, di quello che una volta chiamavamo “classe politica”. Siamo davanti a situazioni che comprovano un profondo degrado qualitativo di quanti sono oggi gli eletti democraticamente senza preferenze in Parlamento. Quella che una volta si chiamava classe dirigente è andata in pensione senza lasciare eredi. Così come i boiardi del potere politico, economico-finanziario e burocratico. Con la pandemia in corso i problemi si sono ingigantiti perdendo le proporzioni di stima dell’immane danno economico e sociale. Ormai sono le rappresentanze territoriali spontanee dei Cittadini (non calcolati dai media e volutamente ignorati da queste forze politiche per paura di non poterli controllare e gestire) ad essere “la classe dirigente” del Paese. Perché meravigliarsi, visto l’attuale sconcertante scenario dei nostri presunti leader. La scelta del Presidente Mattarella di incaricare come Premier Draghi è stata saggia. Il Governo Draghi è stato votato da tutte le forze in Parlamentro tranne Giorgia Meloni e i suoi Brothers of Italy (e non è un complesso musicale). E con Draghi, che fa sul serio finalmente, si è scatenato il ballo delle maschere. I subentrati Letta e Conte, in amorosi sensi, stanno preparandoci un “futuro d’incertezze”… tralasciando il vero disastroso futuro dei rispettivi divisi partiti di provenienza. Draghi ha una visione reale della tragicità che il Paese vive, i predecessori no. In particolare il risveglio comodo di Letta, col piglio decisionista (cui non crede nessuno), farà presto i conti con le riottose correnti interne Pd e con i Sindaci dello stesso. Il tentativo di distrarre con la mossa di voler piazzare le donne nel partito (ma solo indicate da lui e company) è un tentativo estetico di spostare i riflettori sulla decadenza e sulla stanchezza di un partito passato attraverso la guida di leader modesti e presbiti politicamente parlando, a loro volta eredi di altri “affondatori nobili” come Prodi, Occhetto e Veltroni: in sintesi la tradizione dell’affondamento che si perpetua. Aggiungiamo poi che il tentativo sottile di destabilizzare il Premier Draghi contravviene comunque alle premure del Capo dello Stato per salvare il Paese. Il Pd si barcamena dietro l’incoronazione del suo settimo segretario, uno ogni due anni. Oggi “Nico Letta”, come veniva chiamato da piccolo, avrà una durata di segreteria ancora minore se non farà chiarezza, ma la strada intrapresa va in una direzione ignota anche a sé stesso. In compenso somiglierà ad un Mr. Bean davanti al semaforo impazzito della politica. Oggi il Pd è una “coalescenza” ingovernabile. Per poter riacquisire credibilità la sinistra dovrà ripartire da Gramsci e dal suo concetto delle casematte: dell’irraggiungibilità del nemico al vertice del “nostro” comando. Gli eredi del Pci si sono fatti conquistare dal metodo Cinque Stelle e dal loro successo elettorale populista senza calcolare il loro attuale sprofondare in un abisso di vuoto per mancanza di classe dirigente vera e non di occupanti-poltrone impreparati e quindi improvvisati.
Sullo sfondo con il fine mandato e l’elezione del Presidente della Repubblica, tremano i polsi! Ecco perché ci auguriamo che Sergio Mattarella resti almeno per altro tempo. CinqueStelle alla ricerca di un motivo esistenziale per mantenere il potere al quale si sono incatenati, si ritroveranno parzialmente sotto la guida di Giuseppe Conte con lo slogan della nuova associazione ”Italia Più 2050”, slogan vissuto come minaccia e non come speranza …considerando l’ineluttabile declino elettorale con validità scaduta. Lo stop ai temi tanto cari alla Cina: 5g e alla Via della seta, hanno sancito il ridimensionamento dell’allegro vivacchiare dei capataz dello stato maggiore grillino, ennesimo fallimento strategico. L’accordo propiziatorio tra Grillo e Prodi-Veltroni per garantire Enrico Letta somiglia molto a quello di “Baciccia della Radiccia” di Genova con “il Dottor Balanzone” di Bologna e “Mannaggia la Rocca” di Roma. Accordo fra maschere per fare le scarpe a Draghi… Prodi alla ricerca perenne della carica presidenziale massima con Veltroni che si è stufato di scrivere improbabili libretti gialli invenduti e che scalpita di ricevere “una non meglio carica consacrata” (Papa a parte) che si confrontano con Grillo, ormai esausto e vittima dei suoi stessi “vaffa” e con un partito risicato: uno spettacolo esilarante! Per non parlare del capo Lega. Matteo Salvini con spregiudicatezza, scimmiottando goffamente Palmiro Togliatti, cerca di riproporre la “doppiezza demagogica” passata alla storia come capacità di far convivere lotta e governo. Da una parte Togliatti arringava le piazze contro la borghesia, dall’altro le sopiva un attimo prima dello scontro. Non ricorda il Salvini di oggi nel governo assieme a CinqueStelle, Pd,Renzi e Leu ? Partiti in antitetica contrapposizione a lui e buona parte della Lega, dunque un miracolo del momento solidarista. E proseguendo con tale campionatura, come dimenticare” Forza Silvio fatti il vaccino “vero artefice con Renzi di questo Governo? Molto abile, con due fini tessitori il vetusto Gianni Letta e “il leghista dialogante” Giorgetti che hanno spinto formidabilmente per l’ingresso della Destra nel Governo. Renzi “notabile improvvisato” aspetta di accogliere i fuorisciti del Pd scontenti del Letta-Prodi-Conte pensiero per creare un polo magnetico di potere che attragga Forza Italia e raggiungendo l’agognata soglia politica del 10-12%. Di Leu, a parte la simpatia di Bersani, parla la faccia appassita del Ministro della Salute Speranza, antitetico al suo stesso cognome. Non saprei se ancora ci sono le condizioni per invocare l’articolo 3 della Costituzione: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il Parlamento non era assolutamente in grado di gestire le due gravi fasi impegnative, che il Paese sarà costretto a vivere e superare quali: la concreta e diffusa vaccinazione, la definizione del Recovery Plan. Ecco questi due fondamentali questioni rappresentano un primo indizio della durata della permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Il percorso impegnerà pare il periodo di un anno. Il tempo per vaccinare l’Italia; nonché il tempo che servirà per presentare il piano del Recovery Fund, farlo passare in Europa e iniziare ad attuarlo. In più a livello internazionale ci sono gigantesche incognite dovute al discusso ventilato ritiro del Presidente statunitense Joe Biden per motivi di salute noti e l’esplodere della polveriera libica attualmente cogestita dal dittatore turco Erdogan e dal quasi dittatore russo Putin. Fatto che si scaglierà sugli attuali già precari equilibri mondiali. Purtroppo se non la farà Draghi la politica estera italiana è latitante da molto tempo e l’attuale governance burocratica della Farnesina è una vetrina vuota. Una cosa è certa, il mondo di ieri non lo ritroveremo, nelle grandi crisi puoi trovare un’occasione solo se sai dove devi arrivare.

 

di Francesco Petrucci

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof.Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo