Caos Cimiteri a Roma, l’emergenza prima del Covid ignorata da Ama e dalla giunta Raggi

Caos Cimiteri a Roma, l’emergenza prima del Covid ignorata da Ama e dalla giunta Raggi

Sui cimiteri Comune in ritardo: mai costruiti i nuovi forni crematori reputati necessari già nel 2017. Lo strazio di un padre: “Per Ama ‘non è operazione cimiteriale urgente’, ma per me riprendermi le ceneri di mia figlia è la cosa più urgente che esista ora”

Tempi biblici per le sepolture, dilatati per le cremazioni: così le salme dei defunti restano, anche per mesi, stipate nelle camere mortuarie e nei depositi. Nel lungo affanno dei cimiteri capitolini si leva il grido di dolore dei familiari dei defunti, delle famiglie che non riescono a dare degna sepoltura ai propri cari o ritirarne le ceneri.

Il tweet choc di Andrea Romano: “Non riesco a seppellire mio figlio”
Uno strazio al quale ha fatto da megafono il deputato del Pd, Andrea Romano: “Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi fratelli, con me. 2 mesi che non riusciamo a seppellirlo: Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo”. Un tweet di dolore e di rabbia rivolto alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, che dal canto suo ha definito “ingiustificabile” la situazione dei cimiteri capitolini. Ama convocata d’urgenza è corsa ai ripari: da lunedì sarà snellito l’iter relativo alle pratiche per le cremazioni, un unico passaggio che consentirà di alleggerire la giacenza nelle camere mortuarie e accorciare i tempi.

Le salme restano nei cimiteri: “Mia figlia, morta a 7 anni lì da febbraio”
Ma a Roma sono migliaia le famiglie che aspettano. Lacerante la testimonianza di Simone, un giovane papà che ha perso la figlia di soli 7 anni. Sui social si è detto “schifato” per quello che è costretto a subire. “Mia figlia di 7 anni, morta il 2 febbraio è ostaggio del cimitero di Prima Porta perché, e scrivo le loro testuali parole, – denuncia – ‘non è una operazione cimiteriale urgente’. Per me riprendermi le ceneri di mia figlia è la cosa più urgente che esista ora. Quindi dirigenti Ama, Sindaca (….) venite a guardarmi negli occhi e ditemi che non è importante”.

Cimiteri capitolini, l’emergenza ignorata
Un sistema, quello dei cimiteri capitolini, che, con il trend di decessi in aumento, paga anni di ritardi e precarietà. A Roma si insegue un’emergenza che poteva essere scongiurata e che, nonostante la narrazione di Ama che lega il caos alla pandemia, ha radici piantate negli anni precedenti, come testimonia un piano della precedente governance Ama e della precedente assessora.

La delibera dell’ex assessora Pinuccia Montanari, che, tra le altre cose, già nel 2017, indicava come necessaria la costruzione di quattro nuovi forni crematori, è rimasta nel infatti cassetto. Mai costruiti i due nuovi cimiteri, previsti ma mai realizzati: uno al Collatino e uno sul litorale di Ostia.

E senza il via libera a quei progetti – sottolinea Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e del Lazio – un cimitero importante come il Laurentino resta chiuso, non ha spazi per operare, e le cremazioni non bastano. Si sapeva da anni, perché la propensione alla cremazione è cambiata e i trend sono ormai chiari. Bisognava costruire i forni. Come si sapeva da anni che il personale era poco e anziano. Andava assunto. Mentre abbiamo aspettato che si riducesse a 60 unità per 11 cimiteri, di cui 3 grandi come città”.

E sui cimiteri capitolini si era affacciato lo spettro dell’emergenza anche nel 2019 quando l’Ama, in epoca CdA Ranieri-Melara, aveva inviato al Comune proprio un “Focus su emergenza cremazioni”. Un documento che dichiarava “imprescindibili” interventi come l’ammodernamento dei forni crematori esistenti, l’implementazione di nuove linee di cremazione e di nuove costruzioni, nonchè l’ampliamento del cimitero Laurentino. Tutto rimasto lettera morta. Il gap da colmare è enorme.

Cimiteri capitolini: “Emergenza già prima del Covid”
“Fa venire i nervi perché era già una emergenza nel 2019, quella dei Cimiteri Capitolini, molto prima del covid. Ed è un affronto dire ai cittadini che la causa di questi ritardi nel servizio è la pandemia. Non penso, come chiede qualcuno, che la sindaca Virginia Raggi debba chiedere scusa. Non mi piace usare certi argomenti. Non mi piace chiedere atti di prostazione. Penso invece – dice Di Cola – che chi amministra debba saper comunicare anche le difficoltà, se è necessario gli errori. La Sindaca ieri poteva dimostrare di aver capito il dramma in atto. Ridurre la distanza abissale che la separa dai cittadini. Riconnettersi con la comunità. Ha scelto di difendersi con dichiarazioni d’ufficio, rimandando la palla ad Ama Queste tanto vituperate aziende pubbliche, oltre ad essere sempre additate a pubblica vergogna, ogni tanto andrebbero ascoltate e sostenute. Soprattutto quando segnalano per tempo i problemi e propongono le soluzioni”.

dal sito www.romatoday.it