IL GOVERNO DRAGHI, LE RISORSE EUROPEE E IL DISAGIO DEI PARTITI

                               Illustrazione di Cristina Sestili

La presentazione in Parlamento del Pnrr, che implicherà l’utilizzazione di cospicue risorse pubbliche stanziate in conseguenza dell’emergenza, apre una fase particolarmente delicata di responsabilizzazione delle forze politiche, rispetto ad un’occasione storica e, forse, irripetibile. Vincoli di bilancio allentati e risorse europee (e nazionali) miliardarie da spendere per rilanciare e ricostruire il tessuto economico e produttivo sensibilmente piegato dalla crisi pandemica. Al piano di investimenti il governo intende accompagnare l’adozione di riforme essenziali, da tempo ritenute necessarie e, per loro stessa natura, caratterizzate da aspetti divisivi per le forze politiche (pubblica amministrazione, giustizia, fisco, previdenza). Temi suscettibili di accendere diffidenze e polemiche tra alcune delle forze politiche della maggioranza tra loro molto distanti e, abitualmente, contrapposte. In questi giorni, tuttavia, il tema divisivo per eccellenza sembra identificarsi nell’estensione del cosiddetto coprifuoco. Nel Consiglio dei Ministri, i rappresentanti della Lega si sono astenuti sul decreto legge sulle graduali riaperture, rendendosi interpreti di una diffusa apprensione nell’area delle attività produttive e, in particolare, di quelle sensibilmente penalizzate e depauperate da un’emergenza pandemica che, oltre a provocare lutti, sofferenze e una forte pressione sul sistema sanitario, ha inevitabilmente aggravato i cronici squilibri finanziari, economici ed occupazionali che già affliggevano il nostro Paese. Forse preoccupato dell’ampio margine di consenso che potrebbe aprirsi, proprio in danno alla Lega, per la concorrente-alleata Giorgia Meloni – ormai leader dell’opposizione e, quindi, in un certo senso, “con le mani libere” – in quelle stesse aree di sofferenza, Matteo Salvini, nonostante la presenza del suo partito nella compagine di governo, ha alzato il tiro della contestazione delle disposizioni adottate, suscitando reazioni polemiche nei partners di governo. Tra questi, il nuovo segretario Pd, Enrico Letta, che è apparso particolarmente drastico nella richiesta di una posizione univoca e chiara al leader leghista, nei confronti del governo. Ma Salvini, pur ribadendo la sua solidarietà nei confronti di Draghi e riconoscendo una serie di meriti al suo governo, evidenzia il proprio dissenso verso un regime di chiusure ritenuto ancora troppo rigido e contraddittorio. Chiede, inoltre, altre attenuazioni delle misure e nuovi interventi di agevolazione, come, ad esempio, il blocco dell’invio delle cartelle esattoriali e la riapertura dei centri commerciali nel week end. Ma forse una posizione di maggiore esposizione a favore delle ragioni dei settori penalizzati non si traduce automaticamente in una forma di dissenso distruttivo, incompatibile con la presenza nella squadra di governo, sempre che la critica non si riveli foriera di eccessivi rallentamenti nell’azione dell’esecutivo e/o di una tendenziale paralisi decisionale. E la Lega, al momento, non sembra orientata alla rottura, considerando anche la fase ricostruttiva che si apre in questi giorni con il varo del Pnrr e i livelli di responsabilità che i ministri leghisti rivestono nell’esecutivo. Sempre restando nel quadro della variegata coalizione di governo, un altro fronte segnato da visibili criticità è quello dei 5 Stelle: il Movimento è scosso da grandi convulsioni, legate al video assai discusso di Beppe Grillo sulla vicenda giudiziaria del figlio e alla vertenza legale con Davide Casaleggio e la Piattaforma Rousseau, proprio mentre l’ex premier Giuseppe Conte, assai gradito agli elettori, come si evince dai sondaggi, si accinge ad assumere la guida del Movimento stesso, con un indirizzo politico che appare decisamente orientato alla realizzazione di una stabile e duratura alleanza con il PD, i cui dirigenti sembrano ricambiare, con altrettanta convinzione, questa stessa propensione. Ma le contese legali e giudiziarie rendono sempre più evidente come il giurista pugliese (già “avvocato del popolo”) si troverà sempre più di fronte ad un bivio: ereditare il Movimento così com’è, con i retaggi delle campagne populiste anticasta, delle piazze telematiche e il mito della “Rete” e della “Piattaforma”, del rifiuto delle alleanze e di quanto era esistito prima del “Vaffa day”, oppure giovarsi del vasto consenso personale che lo stesso professor Conte sembra ancora riscuotere, per realizzare un soggetto nuovo, ripartire da un anno zero, rifondativo del Movimento, emancipandosi da vincoli statutari, contrattuali e organizzativi ormai anacronistici e d’impaccio, rispetto alla nuova fase che il professore stesso si accinge ad inaugurare.

di Alessandro Forlani

 

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei
Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.