FESTA DELLA REPUBBLICA, 2 GIUGNO 2021
Cartoline da Italianitalianinelmondo

                                                 Foto di Pietro Bergamaschini

Attraverso le feste di una Nazione si ricostruiscono l’identità e la “memoria storica” di un Popolo, dei cittadini che abitano quel Paese, che hanno deciso di unirsi in un medesimo concetto di vita pubblica, affidando alla Res Pubblica la loro vita sociale, culturale, politica. Le ricorrenze nazionali sono identitarie con il clima politico-culturale che attraversa la società nella timeline della successione delle congiunture, delle generazioni, dei cambiamenti sociali che si realizzano e si raccolgono modellando nuove identità sociali e politiche. Ma occorre tenere sempre presente e in particolar modo ricordarlo ai politici, che la “memoria storica originaria”, quella delle basi su cui si è fondata la iniziale coesione che ha definito poi la Nazione, è al di là dei pluralismi politici, culturali, sociali, religiosi. Occorre non cadere mai nel vortice autoreferenziale di propagande appartenenti più a dittature che a democrazie liberali, oltre al cadere nell’inganno della riflessività ed autoriflessività dei problemi identitari che da impliciti diventano espliciti e quindi criticabili in quanto perdono quella “naturalità primaria” esente da alternative. L’approccio analitico e ricostruttivo di quanto detto rimanda ad una riproposizione nella politica del paradigma weberiano “della verstehende Soziologie” e delle “abitudini del cuore”. Occorre ricordare “chi siamo” e “chi comanda” e osservare la costruzione del consenso e del dissenso col quale viene legittimato il Potere del momento e se si identifica o meno, se unisce o divide i membri della comunità politica, dei cittadini, del Paese. “L’egemonia” politico-culturale, citando Antonio Gramsci, con i rituali, i luoghi della “memoria” nelle occasioni delle Feste Nazionali attivano l’identificazione del potere e del contropotere, facendo recuperare alla politica la propria origine natura spirituale quasi “religiosa”, quella primordiale e preconfessionale, non solo “oppio dei popoli”, ma riti di una Nazione democratica, tra religione civile e patriottismo costituzionale. La Repubblica italiana nasce all’indomani della Seconda guerra mondiale, costruita sulle macerie di una Nazione distrutta, non solo realmente, ma anche politicamente con delle sfide enormi da affrontare con fazioni separatiste o irredentiste, una struttura istituzionale del potere legittimo deflagrata, e l’occupazione Alleata.

                                              Foto di Pietro Bergamaschini

In questa società stremata, con le famiglie avvolte nel lutto, la Repubblica nasce in un Paese sfigurato dalla miseria materiale, ma impoverito anche, e forse più ancora, nel suo tessuto morale, periodo definito spesso come epoca della “morte della Patria”. “L’epos della Resistenza offre un’incarnazione dei valori di libertà e giustizia in una trama di eventi, gesti e protagonisti che la nuova comunità democratica italiana, in costruzione, vuole trattenere, in un canone della memoria che dia fondamento valoriale e ancoraggio storico alla sua nuova identità politica nazionale.” E nonostante queste grandi difficoltà l’Italia rinasce ed il 2 giugno di questo anno, il 2021 festeggia i 75 anni dal referendum che faceva dell’Italia una Repubblica, e nel discorso del Presidente Mattarella il “2 giugno nel segno del rilancio e della rinascita del Paese”.

La Cerimonia inizia con la deposizione della corona d’alloro al Milite Ignoto, con le Frecce Tricolori che sorvolano l’Altare della Patria. Mattarella è stato accolto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, e dal ministro della Difesa, oltre che dalle più alte cariche dello Stato. Questo settantacinquesimo anniversario della Repubblica italiana, come nel 2020, si celebra senza cerimonie senza parata, senza fronzoli a cui gli italiani erano abituati a causa del Covid e per alcuni si è respirata un’aria di disagio, tristezza, che le solenni precedenti ricorrenze non davano. Questo però può essere interpretato in vari modi, uno realistico, è che la Cerimonia viene celebrata con una forza di maggior solennità, più spirituale che pratica.

 S.E. Monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare per l’Italia                                     

Forse un ritorno a Valori e Principi meno legati all’immagine che la società moderna reclama rispetto ai contenuti, e più legata a quella “Memoria Storica” che ci dovrebbe appartenere, per ridare quella forza e quell’orgoglio di essere e di sentirsi Italiani. Quegli italiani che da sempre si “arrangiano”, ma lo fanno talmente bene e con una forza interiore che non si tratta di “arrangiarsi”, ma di una “genialità innata” di questo Grande Paese, e la “Memoria” non solo Storica, ma Culturale, Artistica e Sociale né da piena ragione. Non siamo il Paese che usa l’arte di “arrangiarsi” siamo il Paese che ha ereditato l’arte della “genialità” dai nostri gloriosi Antenati. E ci si augura, di ricordarsi di ereditare, e non solo i cittadini, ma anche e soprattutto la classe politica e dirigente, anche quei Valori, quei Principi ispiratori della nostra Costituzione e quelli dei nostri padri e nonni e bisnonni che hanno dato la vita per la nascita di un Paese democratico e civile.
E come conclude il Presidente Mattarella nel Suo discorso alla Nazione “Viva il Popolo Italiano, viva la Repubblica!”

 

Foto di Pietro Bergamaschini

 

di Pietro Bergamaschini