La tragica morte di Luca Ventre pone seri quesiti sulla sicurezza nelle sedi diplomatiche italiane all’estero: esse sono luogo di rappresentanza e di servizio, non bunker

La tragica morte di Luca Ventre pone seri quesiti sulla sicurezza nelle sedi diplomatiche italiane all’estero: esse sono luogo di rappresentanza e di servizio, non bunker

La sicurezza dei cittadini italiani all’estero è uno degli argomenti che interessa direttamente tutti i funzionari e i civili fuori dai confini nazionali. Quest’anno si sono verificati molti, troppi casi di morti, sequestri e abusi che in parte sono ancora impuniti. Le lungaggini della giustizia italiana sono note e non desta meraviglia, che nel Bel Paese le riforme dell’ordinamento giudiziario, giuridico e del consiglio superiore della Magistratura sono diventati urgenti, tant’è che la commissione europea le pone come condizione legata al prestito dei 248 miliardi per la ripresa e la resilienza. Però, desta maggiore preoccupazione la quasi militarizzazione delle sedi diplomatiche all’estero, anche quelle fuori dai paesi in conflitto e ad alto rischio bellico, che giustificano tali misure precauzionali.

Calate le luci della ribalta su atti di terrorismo, sequestri, estorsioni o rapimenti sbattuti in prima pagina a 9 colonne nei maggiori quotidiani e media nazionali, dopo alcune settimane tutto passa nel dimenticatoio. Uno stato di diritto non può abituarsi all’indifferenza, a mezze verità né tanto meno a casi giuridici impuniti.

La giustizia italiana ha tempi lunghi, i processi sono interminabili. E’ quanto sta succedendo anche con il tragico assassinio accaduto, tra le ore 7.00 e le 7:30 del 1° gennaio 2021, nell’Ambasciata Italiana a Montevideo in cui è rimasto vittima Luca Ventre, cittadino italiano di 35 anni residente in Uruguay.

Vale la pena ricordare che Luca Ventre entrò nell’Ambasciata Italiana, superando il muro di cinta con l’intenzione di chiedere protezione alle autorità del suo paese, e fu placcato ed immobilizzato da una agente e da un membro della polizia uruguaiana, entrambi incaricati della sicurezza della sede diplomatica. Luca Ventre, fu poi portato, dopo aver perso conoscenza, all’Hospital de Clínicas dove, secondo le testimonianze, morì. La famiglia di Luca, per accertare il fatto, oltre a promuovere un’azione giudiziaria locale, ha chiesto l’intervento della Procura italiana e l’esame della salma che è stata trasferita a Roma.

La Procura italiana ha verificato che Luca è morto a causa del contenimento violento operato dal poliziotto uruguaiano per lunghi 37 minuti, come mostrato nelle riprese delle telecamere poste nei giardini dell’Ambasciata italiana. Il perito nominato dalla giustizia italiana sostiene, che la morte è stata prodotta da una violenta ed estrema asfissia causata da una pressione prolungata sul collo che provoca ipossia cerebrale e morte per arresto cardiaco. Le ormai accertate modalità della morte di Luca fanno emergere la responsabilità del poliziotto locale e del medico legale, che ha firmato il suo certificato di morte senza indagare correttamente sulle cause.

A fronte degli atti prodotti dalla Procura di Roma, il CGIE ritiene non più procrastinabile un intervento del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Il silenzio della Farnesina su questo caso è inquietante. Non possono esserci differenze di trattamento e di attenzioni nelle inchieste e nei casi giuridici, tanto meno nell’accertamento delle cause di fatti delittuosi.

Per quanto accaduto, paragonabile alla punta di iceberg dei comportamenti quotidiani che si verificano davanti alle sedi diplomatiche italiane all’estero, il CGIE esige che il MAECI riveda e corregga i sistemi di sicurezza attuati nelle nostre ambasciate e nei consolati. Negli ultimi anni questi edifici si sono trasformati in bunker: si è aumentato il personale di sicurezza, ma nell’ottica del contenimento della spesa, in molti paesi si è fatto progressivamente riferimento a servizi di sicurezza locali; si sono rafforzati recinti e porte di ingresso, il risultato è che, in molti casi, l’accesso dei cittadini italiani e degli utenti dipende dalla discrezionalità di questi agenti, assunti da agenzie di sicurezza locale.

Il caso di Luca Ventre dimostra come Consolati ed Ambasciate stanno perdendo la loro essenza. Le prerogative e immunità codificate nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 si stanno affievolendo tanto che gli edifici a volte non vengono più considerati parte di territorio italiano con funzione e capacità di assistenza ai cittadini. In mancanza di modifiche dei regolamenti di sicurezza e un serio investimento in personale qualificato, la sicurezza rischia di trasformarsi in insicurezza per i cittadini.

Per queste ragioni, sulla base delle risultanze della Procura di Roma, il CGIE chiede l’intervento diretto e immediato del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

La giustizia uruguaiana applichi le sanzioni adeguate ai responsabili di questa morte che poteva essere evitata.

da Cgie Comunicazione