IPOCRITI E FALSI SU FALCONE

Le ricorrenze sono micidiali: non si può ignorarle, mentre onorandole si partecipa a un’orgia di retorica. Ma c’è la terza possibilità: che si metta in scena l’orgia dell’ipocrisia, fino a sconfinare nella falsificazione e nel tradimento. È quel che capita il 23 maggio, ogni volta che si ricorda Giovanni Falcone.
Si ricorda la sua lunga e tenace partita contro la mafia, ma si omette di ricordare che gli portarono via il pallone e lo espulsero dal campo. Uscì sconfitto non dalla mafia, che anzi ne avviò è perseguì la demolizione, ma perché isolato dai magistrati e diffamato dal presunto fronte autonominatosi antimafia. Lo accusarono di tenere le carte nei cassetti, di essersi venduto alla politica e segnatamente ad Andreotti, di avere simulato un attentato a sé stesso, di carrierismo. Il Consiglio superiore della magistratura (con la trionfante sinistra a guidare l’attacco) gli negò gli incarichi che chiedeva per combattere la mafia, si candidò lui stesso al Csm e i colleghi gli negarono i voti per arrivarci.
Si ricorda il suo orgoglio di magistrato, ma si omette di ricordare un dettaglio, lui, che era stato giudice istruttore, era per la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti (l’accusa) e giudicanti (i giudici propriamente intesi). Un dito nell’occhio della corporazione togata, che scoprì l’afflato solidale solo dopo la sua morte.
Sgradevole? Ma reale. Era ed è legittimo pensarla diversamente da Falcone, non lo è corromperne la memoria per conciliare il proprio essere antitetico con il volersi mostrare condolente e coincidente. Sono degli ipocriti e sono gli stessi. Nella ricorrenza si manifestano, ignorando il pudore.

Articolo pubblicato sul sito davidegiacalone.it

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di Davide Giacalone

 

Davide Giacalone
Davide Giacalone (1959)
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.