LIBERO STATO

       Eva Fischer, Particolare della Scuola di Ballo, olio su tela 1986

Il disegno di legge, approvato alla Camera il 4 novembre 2020 ed arenato in commissione al Senato, si riallaccia alla legge Mancino, che contrasta i reati di razzismo e prevede il carcere da uno ai quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica, intervenendo sull’articolo 604 bis del codice penale. Più precisamente, nelprimo dei dieci articoli contro l’omotransfobia e la misoginia, si stabilisce che per “sesso” si intende il sesso
biologico o anagrafico; per “genere” si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che siaconforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per “orientamento sessuale” si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per “identità di genere” si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.
(https://static.gedidigital.it/repubblica/pdf/2021/politica/ddl_2005_356433.pdf).

Anzitutto modificherei la parola “razza” (da cui razzismo). Se dal punto di vista genetico esiste una sola “razza”, ossia quella umana, essere razzisti significa essere contro i propri simili. Nutro lo stesso pensiero verso colui che sostiene che il suo Dio sia migliore dell’altro, o determina che il Dio del signor X sia vendicativo, cattivo, o comunque diverso dal proprio. Ne deduco che se l’adepto esprime le sue perplessità verso il Signore, automaticamente crea due dei, abiurando il proprio credo monoteista.
Ma torniamo a Zan.
Il terzo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana dice “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ecco, sarebbe dovuto bastare questo articolo per sancire che ognuno ha pari diritti (pur utilizzando il termine di “razza”). Se si necessita di nuovi decreti legislativi o di aggiornamenti, è segno che non tutti hanno seguito quanto promulgato il 27 dicembre 1947. Lo stesso problema verificatosi nel monoteismo. L’uomo sarà sapiens ma da sempre ha voluto imporsi contro i propri simili. Non sono bastate le guerre di religione che camuffavano l’avidità, non sono state sufficienti le parole di persone “illuminate”:
ancora oggi, mentre stiamo uscendo tutti quanti da una guerra che ha colpito tutta l’umanità senza distinzione, ci troviamo ancora a combattere gli uni contro gli altri.
Mi stupisce la presa di posizione dello Stato del Vaticano riguardo al ddl Zan. Avrei forse compreso se le stesse motivazioni fossero state espresse dalla Conferenza Episcopale Italiana, ma il Segretario di Stato vaticano Parolin ha spiegato a Vatican News che la CEI ha fatto tutto il possibile per far presenti le obiezioni al disegno di legge. Vi sono state varie interpretazioni anche su questa dichiarazione. Certo è che significherebbe che non essendovi riuscita la “Figlia”, se ne è occupata la “Madre”, cosa del tutto naturale in ambito umano, ma da quello “sovrannaturale” sembra eccessivo. Perché nessuno si oppose a quelle leggi italiane che nel 1938 discriminarono dei cittadini dello Stato?
A Roma si dice che non sia il Campidoglio, né il Quirinale a comandare. Si tratta di una città con forti possedimenti morali e materiali, appartenenti ancora allo Stato della Chiesa, alla Francia, alla Spagna. Sono decadute solo alcune proprietà dell’antica nobiltà romana, ma nulla più. Nel mese di febbraio di quest’anno la Commissione tributaria regionale del Lazio ha stabilito che l’ente religioso proprietario di un immobile dove ha sede una scuola paritaria, non pagherà l’IMU comunale. Certo, si tratta di attività didattica, ma non tutti sono convinti delle modalità non commerciali previste dalla sentenza. Roma resta una Capitale basata sul capitale (anche straniero). Riguardo alle proprietà “morali”, Parolin si è detto concorde con il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, sulla laicità dello Stato.
Ma finalmente, permettetemi, un presidente che parla chiaramente dei valori dello Stato, senza togliere nulla a qualcuno. L’Italia è uno Stato laico e lo è ufficialmente dalla revisione dei Patti Lateranensi del 1984 e con la sentenza della Corte Costituzionale del 1989. Il fatto che lo Stato Italiano sia dovuto scendere a compromessi con uno Stato estero nel concordato dell’84, per affermare quanto scritto nella costituzione del ’47, fa però comprendere ulteriormente quanto sia debole.
Ho seguito e poi partecipato con i radicali italiani nelle lotte politiche per le libertà: dal divorzio all’aborto, dall’abbassamento del voto ai diciottenni, al voler reagire a nome di diverse minoranze a quello stato di emarginazione e di chiusura dovuta alla paura, definito “infelicità socialmente imposta”. Le manifestazioni erano contrarie alla violenza. I radicali sono stati beffeggiati, insultati, derisi, ma grazie a loro abbiamo ottenuto ulteriori tasselli di libertà. Ho sempre guardato con certa invidia la Francia rivoluzionaria che nel 1789 combatté per i valori universali “Libertà, Uguaglianza, Fratellanza”.
E’ da sempre stato oltraggiato ogni appartenente ad una minoranza. Vittime di meschinità, di false mascolinità, di ipocrisie e soprattutto di vigliaccherie. Facile prendere il treno dei vincitori, ancor più facile salire su quello delle maggioranze, spesso tali perché ignoranti, o magari solo perché inconsapevoli.
L’ideologia di ognuno non deve sottomettere chi la pensa diversamente: vale nella religione, nella politica, fino al tifo calcistico. Le Ferrovie dovrebbero a mio avviso ripristinare una carrozza fumatori, un giudice può rifiutare di celebrare le udienze in un’aula con il crocifisso, i bambini non dovrebbero entrare in classi con simbologie di qualsiasi natura (nelle scuole pubbliche). La religione dovrebbe – per il suo bene e la profondità del suo valore – rimanere nei luoghi di culto e fra le mura di casa. Ogni credo è un sentire intimo e non dovrebbe più essere imposto.
Alle mie figlie ho detto e ripeterò sempre che non sarei mai intervenuto nelle loro scelte di vita, tranne che se notassi che le persone al loro fianco non le trattano con rispetto. Apprezzare e far godere della libertà, pensando soprattutto a chi ha combattuto e perso la vita per ottenerla, dovrebbe essere il compito di ognuno: non implica che qualcuno debba rinunciare alla propria.

 

di Alan Davìd Baumann

 

Alan Davìd Baumann
Alan Davìd Baumann è nato a Roma il 15 maggio 1964.
Giornalista, dirige la testata on-line “L’ideale” (www.lideale.info) e collabora con altri periodici.
“Vendo Fantasia – dice a chi chiede di cosa si occupa – perché sono più di 30 gli anni che hanno forgiato questa professione, attraverso la raccolta di idee, emozioni, colori. Relazioni e connessioni tra grafica, giochi di parole, marketing, contatti, informatica, editoria, mostre d’arte, convegni, giornalismo, creazioni di logo, concetti, ecc. . Unire pensieri ad azioni, far diventare fatti le parole”.
“Rendere realtà la fantasia, significa portare avanti le proprie idee rendendole di facile impatto ed utilità, come lo scrivere per chi non sa (fra le prime nozioni del giornalismo), senza offuscarne il gusto, la qualità, l’obbiettivo di spartire le proprie idee”.
“Vendo Fantasia – sottolinea Baumann – perché solo grazie ad essa si può attivare una condivisione positiva e tramutare un’esistenza passiva. Vendo immaginazione condita con creatività”.

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