IL CONFRONTO POLITICO E I TEMI CALDI DI INIZIO ESTATE

In questi giorni il dibattito politico è apparso concentrato su diverse tematiche che hanno conteso il comprensibile primato mediatico alla campagna di vaccinazione, alla conseguente riduzione del tasso di contagio e alle attese di una “ricostruzione” economica attraverso le risorse del Recovery. In particolare, la nota dirompente della Santa Sede sulle implicazioni del disegno di legge Zan, attualmente all’esame del Senato. Da più parti si è registrata una levata di scudi e la denuncia di una pretesa indebita intromissione nella sfera di autodeterminazione di uno Stato laico, ma il cardinale Parolin, Segretario di Stato, ha spiegato, con estrema chiarezza, l’assenza di qualsiasi intento di lesione delle prerogative statuali, precisando che la nota aveva semplicemente manifestato una preoccupazione, in ordine alla tutela della libertà religiosa, di espressione e di insegnamento. Del resto, il tema divisivo è costituito principalmente proprio dalla libertà di espressione, anche nel dibattito tra i partiti della maggioranza che sostiene l’esecutivo attualmente in carica. Lega e Forza Italia – forse prossimi a federarsi – sono orientati a rivedere il testo, PD, 5 Stelle e Leu appaiono decisi a procedere con l’attuale impostazione, Renzi e Italia Viva tentano una mediazione.
Ai fini di evitare, però, che il testo normativo in discussione diventasse la pietra dello scandalo, all’interno della stessa maggioranza di governo, in un momento già molto delicato, a causa della persistente, benché attenuata, minaccia pandemica e della recessione economica dalla stessa innescata, forse i gruppi dirigenti delle forze politiche avrebbero dovuto predisporre tempestivamente i rimedi, individuando le necessarie mediazioni sui punti più controversi e ambigui e salvaguardando invece quei passaggi sui quali facilmente si sarebbe forse trovato un consenso generalizzato, inerenti ad una più efficace e diretta tutela delle persone più esposte alla violenza, alle offese e alle discriminazioni. L’attività politica implica capacità di bilanciamento degli interessi in gioco e di immedesimazione nelle ragioni e nelle sensibilità dell’altro, soprattutto quando si sia partecipi di un’alleanza di governo così ampia ed eterogenea. Questa condizione richiede un allentamento di rigidità e di settarismi ideologici e una maggiore propensione al dialogo, che, a mio giudizio, nella gestazione del ddl Zan, si è rivelata carente.
Un altro aspetto del dibattito di questi giorni che ha assunto una rilevanza prioritaria è dato dal corto circuito creatosi tra il “garante” del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo e colui che stava assumendo le redini del Movimento stesso, l’ex premier Giuseppe Conte, in sede di esame della bozza del nuovo statuto. Grillo sta cercando di riaffermare una leadership ormai un po’ offuscata, mentre Conte, “l’avvocato del popolo”, gode ancora di notevole simpatia e popolarità, potenzialmente idonea a consentire ai 5 Stelle nuove fortune elettorali, non proprio, forse, come quelle del 2018, ma comunque tendenti a riavvicinare il Movimento al livello dei tre partiti che, attualmente, stando ai sondaggi, si contendono il primato (attestandosi intorno al 20%), Lega, Pd e Fratelli d’Italia. Conte è la grande opportunità di un Movimento 5 Stelle un po’ “sfiorito” nella sua carica innovativa e barricadiera. Il suo eventuale abbandono si rivelerebbe probabilmente un vulnus difficile da sanare per una forza politica trasformatasi così rapidamente da movimento “anticasta” e antisistema in un partito di governo, con la maggioranza relativa in Parlamento e con i contraccolpi interni e le contraddizioni che queste drastiche e rapide evoluzioni necessariamente producono. Anche le stagioni dei fondatori tramontano e le leadership si avvicendano, in virtù della mutazione dei contesti storici. Oggi Conte, per i 5 Stelle, è garanzia di ripresa elettorale e di possibile realizzazione di quel nuovo corso “liberale e moderato” evocato proprio dal ministro Luigi Di Maio. Un nuovo corso che prevede il progressivo avvicinamento al PD, per la costruzione di un nuovo centrosinistra competitivo nei confronti del centrodestra, anche con riferimento alle prossime elezioni amministrative.
Una strategia che appare ragionevole e forse salvifica per il Movimento, alla luce delle trasformazioni di questi anni e degli strappi recenti con figure emblematiche dello stile e della linea delle origini (Di Battista, Casaleggio jr.). E della tendenziale alleanza con il PD Conte può ritenersi uno dei più convinti registi.
Un ultimo pensiero alla povera Saman: lungi da me l’intento di una speculazione politica su un drammatico episodio di cronaca giudiziaria, soprattutto in un momento in cui le ricerche sono ancora in corso e non abbiamo notizie certe sulla sorte di questa ragazza innocente. Ma l’ipotesi agghiacciante che viene prefigurata dagli inquirenti –di cui non mancano, purtroppo, precedenti analoghi, nel nostro paese – mi induce a riflettere sulle carenze e superficialità che hanno caratterizzato le politiche migratorie di questi ultimi trent’anni e a considerare come sia stata trascurata l’esigenza che all’accoglienza si accompagnassero la giusta cautela e le conseguenti iniziative in termini di integrazione, tenendo conto soprattutto delle possibili criticità derivanti da culture molto lontane dai nostri costumi e dai nostri princìpi costituzionali. Non intendo certo polemizzare con una religione, perché ritengo che tutte debbano essere rispettate e interpretate in base alle evoluzioni storiche della vita associata, ma rilevare come persistano, in alcuni casi, spero circoscritti, le influenze di tradizioni di sottomissione e predominio patriarcale, non necessariamente di derivazione religiosa, ma in cui forse talvolta possano fondersi interpretazioni distorte di un credo religioso e antiche usanze addirittura preesistenti. In ogni caso, crescendo la dimensione dei flussi migratori e la prospettiva di una società multietnica, avremmo dovuto dedicare alle iniziative di integrazione e di monitoraggio delle condizioni più a rischio una maggiore attenzione, anziché cavalcare il tema dell’immigrazione in chiave demagogica e strumentale, come spesso è avvenuto, dall’una e dall’altra parte.

Immagine dal sito www.ppt-backgrounds.net

 

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei
Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.