Sustainable Development Report 2021: per la prima volta peggiora l’indice degli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Sustainable Development Report 2021: per la prima volta peggiora l’indice degli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Prime Finlandia, Svezia e Danimarca, ultimi Venezuela, Tuvalu e Brasile. Italia 26esima

Il nuovo Sustainable Development Report (SDR), che comprende il SDG Index e Dashboard, pubblicato dalla Cambridge University Press e realizzato da un team di esperti indipendenti guidato da Jeffrey Sachs, presidente del Sustainable Development Solutions Network (SDSN) dell’Onu, oltre ad analizzare lo stato di avanzamento a livello globale degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) evidenzia gli impatti a breve termine del Covid-19 su ciascun SDG, descrivendo come possano favorire il processo di ricostruzione post-pandemia.

SSecondo SDN Italia, la principale novità dell’edizione 2021 è una più attenta riflessione sulle Sei Trasformazioni – Educazione, genere e disuguaglianza; Salute, benessere e demografia; Decarbonizzazione energetica e industria sostenibile; Cibo, terra, acqua e oceani sostenibili; Città e comunità Sostenibili; Rivoluzione digitale per lo sviluppo sostenibile – e le principali misure politiche ritenute indispensabili per monitorare la loro implementazione a livello nazionale.

Dal rapporto emerge che: Nel 2020, per la prima volta dall’adozione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (2015), il punteggio medio del Global SDG Index è diminuito: una flessione dovuta in ampia misura all’aumento, dopo la propagazione del virus, dei tassi di povertà e di disoccupazione a livello mondiale.

La conferma arriva direttamente da Sachs: « Per la prima volta dall’adozione degli OSS nel 2015, il mondo ha indietreggiato sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel 2020. La pandemia da Covid-19 non solo ha innescato un’emergenza sanitaria globale, ma anche una crisi nel percorso verso lo sviluppo sostenibile. Per ripristinare i progressi raggiunti finora, i paesi in via di sviluppo necessitano di una riforma fiscale globale e di un ampliamento del finanziamento da parte delle banche multilaterali di sviluppo. Le spese fiscali dovrebbero sostenere le Sei Trasformazioni chiave per gli SDGs: educazione di qualità per tutti, copertura sanitaria universale, energia pulita e industria, agricoltura sostenibile e utilizzo del territorio, infrastrutture urbane sostenibili e accesso universale alle tecnologie digitali».

L’Asia Orientale e Meridionale è la regione che registra maggiori progressi in assoluto sia dal 2010 che dal 2015. I tre singoli Stati con il punteggio più alto sull’SDG Index 2021 a partire dal 2015 sono il Bangladesh, la Costa d’Avorio e l’Afghanistan. I tre Paesi con il punteggio più basso sono: Venezuela, Tuvalu e Brasile.

Come negli anni precedenti, nella classifica di 165 Paesi, ai primi posti ci sono Finlandia, Svezia e Danimarca. Secondo i dati del sondaggio presi dal Gallup World Poll e pubblicati a marzo dal World Happiness Report, la Finlandia ha anche conquistato il primo posto come Paese più felice del mondo. «Tuttavia – avverte l’ SDR – anche la Finlandia e i paesi nordici si trovano di fronte a importanti problemi relativi ai diversi SDG e sono in ritardo nel raggiungimento di tutti gli SDG entro il 2030».

SDSN Italia, ospitato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e dal Santa Chiara Lab dell’università di Siena, evidenzia che «L’Italia, i cui dati si focalizzano principalmente sul periodo pre-pandemico, si classifica al 26esimo posto. Nonostante il miglioramento della posizione in classifica rispetto all’anno precedente, la situazione del nostro Paese non evidenzia variazioni significative in termini di raggiungimento degli SDG. Miglioramenti rispetto allo scorso anno sono visibili per il Goal 6 (Acqua e servizi igienico-sanitari) ed il Goal 7 (Energia pulita e accessibile). Perdurano i maggiori ritardi per il Goal 9 (Imprese, innovazioni e infrastrutture), il Goal 13 (Lotta contro il cambiamento climatico) e il Goal 14 (Vita sott’acqua). Peggiora, inoltre, il trend del Goal 15 (Vita sulla terra), mentre sembra migliorare quello del Goal 3 (Salute e benessere) nonostante sia atteso un suo peggioramento causato dal periodo pandemico.

Sempre per quanto riguarda l’Italia, dal rapporto emerge il permanere di «Una discreta discrepanza tra il sostegno politico espresso a favore degli SDG e l’integrazione dei 17 Obiettivi nei processi strategici di politica pubblica».

L’indagine condotta quest’anno da SDSN sugli sforzi del governo per implementare gli SDG a livello nazionale rivela che «Meno della metà dei Paesi intervistati (20 su 48) menziona gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile o utilizza termini ad essi correlati nel rispettivo ultimo documento di bilancio ufficiale. A distanza di oltre cinque anni dall’adozione degli SDGs, sussistono notevoli lacune nelle statistiche ufficiali che non consentono di ottenere, per diversi Obiettivi, dati tempestivi in molte aree geografiche; questo accade, in particolar modo, per l’SDG 4 (Istruzione di qualità), SDG 5 (Uguaglianza di genere), SDG 12 (Consumo e produzione responsabili), SDG 13 (Azione per il clima) ed SDG 14 (Vita sott’acqua)».

Infine, il Sustainable Development Report dimostra che i Paesi ad alto reddito ed i Paesi dell’Ocse sono «responsabili dei maggiori impatti negativi sugli altri Paesi, in particolare a causa di catene di approvvigionamento insostenibili, dell’erosione della base imponibile e del trasferimento degli utili. Raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è, infatti, una responsabilità globale: le strategie interne adottate per implementare gli SDGs non devono generare esternalità – o “spillover” – su altri Stati. Gli spillover devono essere compresi, controllati, misurati e accuratamente gestiti.

Il rapporto rammenta che «I Paesi in via di sviluppo a basso reddito (LIDCs) non dispongono dello spazio fiscale per finanziare la risposta alle emergenze e i piani di ripresa basati sugli investimenti in linea con gli OSS. Il Covid-19 ha messo in luce la limitata capacità dei LIDCs di attingere ai finanziamenti del mercato. Mentre i governi dei paesi ad alto reddito si sono largamente indebitati in risposta alla pandemia, i LIDCs non hanno potuto farlo a causa della loro minore solvibilità di mercato. La principale implicazione nel breve termine del diverso spazio fiscale tra i paesi ad alto e basso reddito è la probabilità che i Paesi ricchi si riprendano dalla pandemia più rapidamente dei Paesi poveri». Il rapporto identifica quattro modi per aumentare lo spazio fiscale dei LIDCs: 1) Migliore gestione monetaria globale, in particolare maggiore liquidità per i LIDCs. 2) Migliore riscossione delle imposte sostenuta da diverse riforme fiscali globali. 3) Maggiore intermediazione finanziaria da parte delle banche multilaterali di sviluppo (MDBs) per sostenere il finanziamento dello sviluppo a lungo termine. 4) Riduzione del debito».

dal sito www.greenreport.it