Tiziano. Venere che benda Amore

di | 1 Lug 2021

Tiziano. Venere che benda Amore

Il programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra prosegue nel periodo estivo con un nuovo appuntamento: dal 22 giugno al 5 settembre 2021, il mito di Venere viene celebrato con l’esposizione del capolavoro di Tiziano Venere che benda Amore, in prestito dalla Galleria Borghese di Roma.
A corredo dell’esposizione di questo capolavoro, verrà proposto un articolato public program sul tema del mito di Venere, con momenti performativi e artistici nell’Esedra di Palazzo Te, ripensata con i nuovi arredi per accogliere al meglio il pubblico.

Il dipinto è citato per la prima volta nel 1613, nel poema di Scipione Francucci, dedicato alla raccolta di Scipione Borghese, cardinal nipote da otto anni, collezionista a dir poco appassionato di pittura e di sculture antiche e moderne. Francucci descrive il soggetto come “Venere che benda Amore” elencando i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l’altra con l’arco. La scena è risultata sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi della villa, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi, oggi al British Museum.
Nel Novecento interpretazioni più complesse si sono basate sul reperimento di fonti letterarie; Hans Tietze ha proposto le Metamorfosi di Apuleio, in cui Venere punisce Amore per essersi innamorato di Psiche, requisendogli le armi. Erwin Panofsky formulò una interpretazione neoplatonica, identificando nei due cupidi Eros e Anteros, cioè l’amore passionale e l’amore divino, che non è cieco, ma in grado di contemplare il vero Amore.
Le letture successive hanno parzialmente incrinato queste interpretazioni, poiché, osservando attentamente le espressioni dei personaggi, sembra in realtà che le due donne stiano per consegnare le armi a Cupido, invece che avergliele sottratte; l’Amore in grado di osservare, appoggiato alla spalla della madre, appare quasi preoccupato, invece che sicuro della sua superiorità al fratello bendato. Non si può quindi escludere che la scena rappresenti l’Educazione di Cupido: l’Amore cieco sta per compiere le sue prime imprese, colpendo i mortali con le sue frecce e disseminando casualmente innamoramento e passione.
Il quadro è datato fra 1560 e il 1565, agli anni estremi dell’artista. L’immagine, sgretolata e sognante, è costruita con grande maestria: al centro del quadro non c’è nessuno dei protagonisti della scena, ma un’apertura verso un paesaggio al tramonto. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l’azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato, e da un lato nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell’ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all’occhio dello spettatore e alle sue capacità di afferrarle.

Informazioni Evento:
Mantova, Palazzo Te
dal 22 Giugno 2021 al 05 Settembre 2021

dal sito www.centropalazzote.it