LE STRATEGIE DEI PARTITI PER IL QUIRINALE

                                 Illustrazione di Lorenzo Forlani

La tenuta del governo e della maggioranza parlamentare, intenti a fronteggiare una fase delicatissima, sotto il profilo sanitario ed economico, apparirebbe, limitandosi ai quotidiani resoconti dei mezzi di informazione, una sorta di “missione impossibile”, data la sequela di posizioni opposte e di veti incrociati che sembrano emergere dal dibattito interno alla maggioranza stessa. Mediazioni precluse sul ddl Zan – che non è materia inerente al programma di governo, ma alimenta pur sempre le tensioni nella coalizione – contrasti sull’estensione del Green Pass, dissenso dei 5 Stelle sulla riforma della giustizia. Questioni che hanno assunto una posizione preminente nel dibattito politico di questi giorni ed evidenziano la persistenza di sensibili distanze culturali e valoriali che le forze politiche sembrano indisponibili a ridimensionare, nonostante la comune convinzione della necessità di sostenere l’esecutivo in carica e la ribadita e condivisa fiducia nella figura prestigiosa che ne regge il timone. Sembra realistico, in queste condizioni, pensare di realizzare riforme così impegnative come quelle richieste dall’Europa come “garanzia” di una corretta utilizzazione dei fondi erogati per la ripresa e la resilienza ?
L’opinione pubblica, nonostante le quotidiane schermaglie e le reciproche interdizioni, si sente rassicurata, in larga misura, dalla figura del Presidente del Consiglio che – così come il Presidente della Repubblica – riscuote grande consenso e una generalizzata fiducia. Nella capacità di mediazione dei contrasti e di superamento degli stessi, attraverso un’autorevolezza indiscussa che ne rafforza l’attitudine alla decisione e nella sua indipendenza da qualsivoglia investitura di partito vengono riposte le attese di una navigazione se non tranquilla, sostenibile, nonostante le impennate derivanti dalle posizioni spesso contrapposte dei partiti che lo sostengono. E la piena solidarietà e la capacità di moral suasion del Capo dello Stato, che lo ha scelto, costituiscono per il premier un ulteriore supporto di notevole efficacia. Ma anche questo equilibrio derivante dalla garanzia di credibilità e di autorevolezza offerta dal tandem Mattarella-Draghi appare precario, in quanto proiettato in un orizzonte temporale assai limitato, considerato che a fine gennaio scade il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica, mentre le finalità del governo e di questa ampia maggioranza richiederebbero almeno una durata protratta fino alla conclusione naturale della legislatura. E’ pur vero che proprio tra pochi giorni avrà inizio il “semestre bianco”, nel corso del quale il Capo dello Stato non può sciogliere le camere. Questa circostanza inibirebbe eventuali tentativi di innescare la crisi di governo da parte di forze interessate alla chiusura anticipata della legislatura e a nuove elezioni (l’ipotesi potrebbe riferirsi alle forze di centro-destra, date per vincenti dai sondaggi). Ma è anche vero che il semestre bianco potrebbe rendere meno timorose di provocare una eventuale crisi di governo quelle forze politiche che, invece, non siano interessate ad elezioni anticipate, ma non siano più tanto in sintonia con il governo (e qui potremmo riferirci, sempre per mera ipotesi, ai 5 Stelle, in dissenso da Draghi e Cartabia sulla giustizia). Dunque il “semestre” non è necessariamente garanzia di temporanea stabilità per il governo, può rappresentare, invece, un’arma a doppio taglio. E poi c’è il tema dell’elezione del nuovo inquilino del Quirinale, a gennaio-febbraio del prossimo anno. Se la “Grande Coalizione” arriverà a quell’appuntamento ancora tutta intera, come affronterà questo passaggio cruciale ? Se i singoli partiti della coalizione di governo indicassero candidati diversi, la sua tenuta, già oggi precaria, potrebbe risultarne ulteriormente compromessa. Per evitare nuove fibrillazioni nella maggioranza, occorrerebbe dunque che tutti gli attuali partiti di governo convergessero su un medesimo candidato, per consentire così a Draghi di proseguire nel suo cammino, senza ulteriori lacerazioni. Ma, al momento, l’unica candidatura che sembrerebbe idonea a conseguire la convergenza dei consensi di tutte le forze di maggioranza è proprio quella di Draghi, la figura che tiene insieme, tra i marosi dei veti e delle polemiche, l’intera “Grande Coalizione”. Ma, paradossalmente, proprio tale candidatura determinerebbe la conclusione dell’esperienza di governo in corso, perché Draghi, se eletto alla massima carica dello Stato, non potrebbe più essere il premier. E’ pur vero che, serbandosi integra la compattezza della maggioranza, quest’ultima potrebbe assicurare la continuità delle politiche dell’attuale esecutivo, consentendo la formazione di un nuovo governo, fotocopia del vecchio, presieduto magari da un tecnico indipendente, uno di quelli più vicini a Draghi e proseguire nel solco dallo stesso tracciato.
Oppure potrebbe tornare in campo l’ipotesi di una rielezione di Mattarella, con la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi, fino alla scadenza naturale della legislatura (2023), quando il voto darà una nuova indicazione sugli assetti politici.
Una terza ipotesi, sempre nell’intento di salvaguardare gli attuali equilibri di governo e di maggioranza, potrebbe ravvisarsi nell’elezione di un terzo soggetto, che non sia quindi né Mattarella, né Draghi, possibilmente, anche in questo caso, un tecnico fuori dai partiti o, comunque, un indipendente, per non creare nell’alleanza di governo la sensazione che la partita si sia chiusa con vincitori e perdenti.

 

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.