Sprechi Alimentari: un quarto dei produttori agroalimentari del ‘Made In Italy’ dichiara un aumento significativo degli sprechi a causa della pandemia

Sprechi Alimentari: un quarto dei produttori agroalimentari del ‘Made In Italy’ dichiara un aumento significativo degli sprechi a causa della pandemia

È stata presentata alla Camera dei Deputati la ricerca a cura dell’Osservatorio METRONOMO, commissionata da METRO Italia alla Scuola Superiore Sant’Anna. La ricerca, è stata sviluppata per stimare quali e quanti sono stati gli sprechi alimentari nel settore del “fuori casa”. L’attenzione si è concentrata sulla filiera agroalimentare, quindi sui fornitori dell’Horeca (Hotellerie Restaurant Catering) che, trovandosi con i clienti fermi per molto tempo a causa della pandemia da Covid-19, sono stati costretti a fronteggiare il possibile spreco di alimenti prodotti in eccesso.

Alla conferenza hanno partecipato, insieme a Maria Chiara Gadda, onorevole prima firmataria della legge 166/2016, che ha lo scopo di ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agroalimentare, Fabio Iraldo, docente responsabile del team di ricerca “Sustainability Lab” dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e Marco Cosi, responsabile localismi e ultrafresh per METRO Italia.

L’incontro ha innanzitutto chiarito l’obiettivo dell’analisi, ovvero comprendere l’impatto della pandemia da Covid-19 su oltre 230 produttori della filiera alimentare, in particolare sui fornitori di prodotti tipici italiani. L’indagine si è soffermata sulle difficoltà incontrate durante la produzione, sulle tipologie di eccedenze generate, sulle soluzioni che i produttori sono riusciti mettere in atto per rispondere con più efficacia a un mercato in cambiamento e sulle misure attuate per prevenire o ridurre al minimo eccedenze ed eventuali sprechi.

“La riduzione degli sprechi alimentari – commenta Maria Chiara Gadda – è uno degli otto ambiziosi obiettivi della strategia ‘Farm to Fork’, approvata in queste settimane dall’Unione Europea. Con orgoglio posso affermare che in Italia siamo partiti ben prima e la legge Gadda ne è una testimonianza diretta. Continueremo a monitorare e a lavorare per rendere il nostro Paese sempre più all’avanguardia, in modo da poter diventare un modello di riferimento anche per gli altri Stati membri dell’UE in tema di riduzione dello spreco alimentare e, più in generale, di sviluppo di modelli circolari e sostenibili. A tal fine – conclude– il lavoro sinergico con tutti gli attori della filiera agroalimentare nazionale e con player istituzionali, come le università, è fondamentale per sviluppare azioni concrete, efficaci e a forte impatto per tutto il tessuto sociale ed economico.

“Come METRO Italia siamo impegnati da anni sul fronte dello spreco alimentare – afferma Marco Cosi, responsabile localismi e ultrefresh di METRO Italia – con il duplice obiettivo di trasformare le nostre eccedenze in donazioni e di supportare i nostri clienti, i professionisti dell’Horeca, a ridurre gli sprechi alimentari in ogni fase del loro business, anche con consigli e soluzioni pratiche da attuare all’interno delle loro attività. Quest’anno, data l’emergenza sanitaria in corso, abbiamo voluto ampliare lo sguardo per capire se e come la pandemia stesse generando eccedenze e sprechi per i produttori di tipicità italiane, fornitori di METRO e dei nostri clienti. Pur avendo riscontrato purtroppo un aumento dello spreco alimentare, dobbiamo sottolineare come moltissime aziende siano riuscite a riorganizzare la propria produzione e soprattutto le modalità di proposta al mercato, ad esempio adeguando i formati dei packaging e dimostrando dinamismo di fronte a uno scenario in continua evoluzione”.

“Il dato che emerge in modo evidente – commenta Fabio Iraldo della Scuola Superiore Sant’Anna – arriva da quel 26,18% di intervistati che dichiara di aver aumentato lo spreco alimentare nel corso del 2020 e per questi produttori si osserva un incremento significativo (tra il 5 e il 15%) dello spreco. Le cause? Sicuramente i lockdown e le restrizioni sul mercato dei consumi fuori casa che hanno costretto i produttori, laddove possibile, a spostarsi su segmenti di mercato alternativi, non sempre facili e immediati da individuare. Rilevanti inoltre gli impatti diretti sulle loro attività, come la complessità nel gestire il personale e la logistica in uno scenario incerto e in costante cambiamento”.

Alcuni risultati. Nel 42% dei casi considerati sono stati ottimizzati i packaging e nel 28% sono stati introdotti nuovi formati con minori quantità di prodotto; inoltre per il 23% delle aziende è stata anche l’occasione di proporre confezioni più sostenibili. Il tema del packaging risulta importante soprattutto se si considera che il 30% delle aziende dichiara di aver ricevuto maggior richiesta di prodotti confezionati. Nonostante le evidenze mostrate, sono molteplici le azioni che le aziende intervistate stanno cercando di mettere in campo per prevenire la produzione di eccedenze e, se presenti, per fare in modo che non diventino uno spreco. Il 60% dei produttori dichiara che è fondamentale effettuare consegne con volumi ridotti di prodotto. Questo comportamento è aumentato del 21% rispetto al pre pandemia. Un ritardo si assiste invece nell’utilizzo di applicazioni digitali che favoriscano la rivendita di prodotti in mercato secondari. Simili applicazioni, oggi, non vengono adottate dal 75% degli intervistati. L’8% dichiara però di averle iniziate ad utilizzare durante l’emergenza sanitaria per gestire le eccedenze generate proprio nei mesi di lockdown, e – in via prospettica – per circa il 30% del campione tali applicazioni sono considerate un valido strumento per la lotta agli sprechi alimentari.

Maggiori dettagli sulla ricerca sono disponibili a questo link.

 

dal sito www.santannapisa.it