RITORNO AL METODO YALTA

                  Elaborazione Immagine di Pietro Bergamaschini

Nemmeno Angela Merkel è stata in grado di mettere in moto un nuovo cammino per la vecchia Europa per cercare un suo ruolo con efficacia dopo la stasi degli ultimi anni, aggravata drammaticamente dalle dolorose vicende della pandemia e della esplosiva situazione in Afghanistan. L’Italia ne è stata particolarmente colpita per prima e nel complesso grazie all’enorme capacità di sacrificio dei suoi cittadini e del generoso impegno dei sanitari è diventata una realtà sempre complessa; la rimonta dei Talebani per l’occupazione del territorio mette in luce il fallimento dell’Occidente (Usa ed Europa) e il successo di Cina-Russia-Turchia e mondo islamico estremista.
Un contesto sempre inquietante, di un Paese come il nostro, irrilevante a livello internazionale dove spiccano solo le figure del Presidente della Repubblica e di quello del Consiglio dei Ministri nelle esclusività della loro storia personale.
Per tutto il proponibile della politica, mi permetto di scrivere che spirito e sensibilità sono immortalate nello straordinario affresco del Gattopardo, con ogni sfumatura possibile del trasformismo universale che unitamente ad ogni sorta di rampantismo, di opportunismo e di smodata ambizione di ascesa sociale nell’Italia risorgimentale e post unitaria, si esprime con eterna efficacia nel “tutto cambi perché nulla muti”. Una versione che si attaglia perfettamente al Paese ma che risuona dell’antico motto di Papa re “mota quietare et quieta non movere”.
Segretari di Partito solo ciarlieri quasi fossero in attesa presso il glitterato salone di bellezza del genuino Federico fashion style per ritoccarsi lo chatouche …
Senza purtroppo il fascino di alcuna valida e partecipata iniziativa a Bruxelles si consumano in queste ore drammi e fallimenti che potrebbero avere un effetto terribilmente negativo sul futuro di ciascuno di noi specie per il prezzo altissimo che si troverebbero sulle loro spalle le giovani generazioni di domani. La pandemia ha cambiato e sta ancora dolorosamente cambiando intere aree del Paese. Ma i capi europei restano colpevolmente attardati su strade insufficienti e inadeguate, abbarbicati soprattutto a giochi di potere all’interno dei singoli Stati nazionali e timorosi di perdere prestigio e ulteriore successo in vista di prossimi appuntamenti elettorali.
Dunque una miopia irresponsabile e comunque perdente per tutti. Non si tratta perciò di vincere scaramucce o battaglie campali, ma di avere ben fisso lo sguardo sul bisogno ed indispensabilità di Europa che riguarda tutti e che tutti devono essere aiutati e convinti a conservare come il nostro bene e valore supremo.
Si, mancano i leader, interni e internazionali!
Draghi non è un banchiere illuminato ma un civil servant*, un’apposizione che va molto al di là del funzionario dello Stato.
Quanto ha realizzato Draghi come direttore generale al Tesoro è fondamentale per cercare di comprendere quello che farà ora.
Illuminante è quanto disse al Meeting di Rimini del 2020. Qui Draghi aveva individuato nella “preghiera“ scritta dal teologo e teorico delle relazioni internazionali Reinhold Niebuhr, che recita: “Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza”. Un equilibrio quindi tra serenità, coraggio e saggezza. In poche parole la prassi della politica. Un bell’aforisma del grande Totò potrebbe descrivere Mario Draghi: “io sono nato col destino di essere forte, la mia è la forza del destino”…
Ma quale sarebbe a questo punto il futuro di Draghi?
Secondo un’ipotesi del New York Times “Mr. Fix-it”, il Premier visto come “uno che risolve problemi”, insomma, come il celebre Signor Wolf di Pulp Fiction, sta valutando l’eventualità di una formazione politica per Draghi contorni per una coalizione larga e trasversale anziché di un partito strutturato.
Altra ipotesi suggestiva sarebbe poco possibile ma non per questo meno probabile: Draghi potrebbe mantenere l’incarico di Premier fino al 2028, per completare il piano delle Riforme e rilanciare il Paese.
Pare che la via più attendibile sia rimanere Presidente del Consiglio per poi, acclamato dalla maggioranza popolare-socialdemocratica, andare a dirigere l’Unione Europea al posto della “invisibile” Ursula von der Leyen (con l’augurabile permanenza di Sergio Mattarella al Quirinale con l’eventuale soccorso della Meloni).
Macron è in difficoltà e la Merkel è in uscita. Draghi ha un profondo rapporto con gli Usa e con lo stesso Israele, che sarebbe particolarmente utile in un momento nel quale s’intravede una sorta di gran rifiuto a rimanere alla Casa Bianca dello stanco Presidente Biden.
La figura di Mario Draghi è paragonabile per molti versi a quella di Giulio Andreotti, paragone insolito che solo in un prossimo futuro ne vedremo l’evolversi. Certo un democratico cristiano liberale a guidare l’Europa costituirebbe un primo passo a ridisegnare una mappa politica planetaria dopo quella della spartizione siglata nella Conferenza di Yalta nel febbraio del 1945, ben 76 anni fa. Sicuramente Draghi sarà testimone e protagonista di tale visione.
Ritornando In Italia, le cose forse sono più complesse.
Partiti in profonda crisi. Letta, Segretario del Pd che si candida a Siena senza simbolo Pd.
Franceschini potrebbe aiutarci a capire meglio la situazione.
Una Sinistra di piccole tribù sostenuta da poteri compositi locali e nazionali, che vorrebbe incorporare parte dei Grillini per aumentare, ma pure li i poteri precostituiti (unica aspirazione dei Cinque Stelle) ne mettono insieme le rimasuglie controllandole.
Salvini, insidiato da Meloni, cerca spazi strillando in piazza contro ministri del Governo a cui la Lega partecipa. E alle Riforme ci pensano solo Mattarella e Draghi.
E circa l’acquario partitico, mi torna in mente una battuta del grande Ettore Petrolini che così si rivolse ad uno spettatore chiassoso e volgare in un palco di Loggione: “io non ce l’ho con te, ma con quello che sta vicino a te e che non ti butta di sotto”.
In Parlamento sarebbe una strage …
La paura che la logica dell’alternanza possa essere applicata anche alla Presidenza della Repubblica è frutto ormai ammuffito di una concezione arcaica della Repubblica, quella secondo cui solo le forze politiche eredi dei partiti d’origine possono legittimamente occupare le istituzioni. Ma questo timore, oltre a non considerare che in oltre settanta anni il Paese è cambiato, tende a identificare Sergio Mattarella all’interno dello schieramento dell’”eterno” centro sinistra ed a vanificare la sua volontà di interpretare in maniera notarile e non di parte il proprio ruolo di Capo dello Stato. L’attuale ha sempre cercato di segnare il proprio settennato con il marchio della “terzietà” e con il segno della discontinuità rispetto ai comportamenti dei predecessori Scalfaro e Napolitano in primis.
Oggigiorno qualcuno della Sinistra amleticamente perdente (i Veltroni, i Gentiloni, i Conte e Bonino) paventa il rischio di un Quirinale di Centro destra, ritornando all’elezione di un uomo di parte, ma sono solo “autocandidature da saldi stagionali”….Teniamoci il Nostro Presidente Mattarella!

*Civil servant s.m. inv.
Chi pone la sua competenza professionale e il suo senso civico al servizio della collettività. all’interno di struttire pubbliche o all’esterno di esse . Dizionario La Repubblica

 

di Francesco Petrucci

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof.Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo