SU “DESTINI INCROCIATI“
“Non sono le idee che mi spaventano , ma le facce che rappresentano queste idee”. (Leo Longanesi)

                      Elaborazione Immagine di Lorenzo Forlani

Draghi immagina un nuovo ‘Patto per l’Italia’, visti i precedenti per fortuna non indossa il loden …
Una proposta impegnativa per un Paese in sofferenza e non solo per la grave crisi pandemica.
La stabilità del Governo Draghi si regge paradossalmente sulle divisioni e sulle paure dei partiti, tanto che le Riforme auspicate non sono partecipate da tutti.
La concretezza del leader dovrà continuare a fare i conti con l’endemica fragilità del nostro sistema della politica e la oggettiva carenza di consenso attribuibile ad una spaccatura tra «Paese reale e legale», vale a dire alla poca legittimità riconosciuta alle nostre istituzioni, dovuta particolarmente alla discontinuità delle élite politiche e delle modalità e del loro rinnovamento. Non a caso il Presidente della Repubblica dice di non voler essere rieletto, proprio per studiare le reazioni politiche dei partiti ed in particolare di Meloni e Giuseppe Conte (i quali dopo le amministrative del 3 Ottobre sarebbero ridimensionati dall’elettorato).
Più materialmente dovrà fare i conti con i Cittadini che si vedono aumentare bollette, tasse e forse ipotecare le case, sarebbero fatali per Mario Draghi se acconsentisse a tali aumenti selvaggi e revisioni degli estimi catastali.
La gente capirebbe che sono sempre e comunque gravosi balzelli utili soli a mantenere costosi apparati, penso all’Eni, e ai compensi di chiacchierati e indagati manager che devono ancora dimostrarci cosa hanno saputo realizzare.
Non se ne può più! del “ce lo chiede l’Europa”, perché così non è!
Nei destini dei sistemi politici le trasformazioni profonde, anche rivoluzionarie, possono risultare positive ma solo se chi governa oltre alla fiducia degli elettori gode di esperienza, competenza e di imprescindibili relazioni importanti che sono necessarie in un mondo sempre più decadente. Ahimè non è questo il caso dell’Italia attuale.
Un Parlamento dietro al Governo con conformismo camuffato da senso di responsabilità; una Magistratura quasi screditata da veleni interni e da eclatanti omissioni di esercizio. Un sistema da ricostruire e non certo con soli slogan.
Come più volte scritto, non esiste una classe dirigente capace di slanci e idee per gestire la nostra società civile con tutte le legittimità e trasparenze necessarie.
Gran parte della classe dirigente proveniva da un Centro politico, non ascrivibile all’attuale guazzabuglio di cattolici ex democratici cristiani e socialisti con una sinistra alterata rappresentata dagli ex figli minori del Partito Comunista.
Oggi questo incontro tra moderati e progressisti non c’è più, anzi è stato combattuto da un pittoresco quanto impreparato contenitore grillino e si è giunti all’attuale deserto politico culturale.
Basta vedere l’attuale tristissima e non coinvolgente campagna elettorale per le grandi città, dove i candidati catapultati della Destra sono inadeguati, meno quelli del PD, ma spenti lo stesso, Roma ne è specchio implacabile!
Un capitolo non certo esaltante della nostra storia elettorale caratterizzata dall’antico: la Lega ritorna al Nord, il Pd all’Ulivo e Draghi che tenta di rivendicare la sua provenienza riformista per essere più ecumenico considerando l’immediato futuro.
Questa “inadeguatezza” ha generato aberrazioni e frivolezze grottesche alle quali assistiamo da anni. Prendiamo le mode nei costumi: siamo passati dallo “zainetto di complemento” alle esibizioni dei malleoli di gambette d’ogni età senza calzino, da parte di avvocati, agenti immobiliari, bancari, politici e “tanto altro genere umano”. L’esibizione del malleolo abbronzato in un contenitore scuro con giacchetta risicata, pantaloni appiccicati alla pelle fino all’inguine, diventa poi un cult soprattutto se esibito inforcando un monopattino. Visioni sgangherate riportate con convinzione su instagram…
Segno dei tempi? No, del conformismo!
La vera sfida a cui è chiamata l’Italia è spingere per una ripresa che generi una crescita economica reinventando il lavoro anziché rincorrerlo comicamente…
In sostanza, non è così significativo esaltare il +6% di quest’anno o il singolo trimestre a ritmi quasi cinesi, ma cercare nei prossimi anni che l’Italia possa raggiungere risultati non distanti da quelli di quest’anno.
Non desidereremmo trovarci ad esprimere una considerazione del tipo: da Draghi ci si aspettava di più ! Anche perché ad oggi rappresenta un’ ultima spiaggia. Ma non possiamo non dire che Il grande prestigio del Presidente del Consiglio ha nei fatti oscurato la collegialità del governo.
In politica estera ha un grande prestigio se si parla di economia, per il resto molti sono i limiti e innumerevoli incongruenze.
Stiamo alle soglie del 2022 ed entro il 2026 le opere vanno concluse, ma nessuna si queste è ancora partita.
A Palazzo Chigi fortunatamente c’è il Prof. Giavazzi, grande competenza in economia, non dell’ Amministrazione Pubblica. Guardiamo al futuro.
Lo scenario che descrive Mario Draghi in corsa per il Quirianle ad oggi è improbabile.
Sa bene che un eventuale nutrito drappello di grillini non lo voterebbe per paura di andare a elezioni. Una rielezione di Mattarella si sta facendo sentire. Non tanto per sua volontà ma per consentire a Draghi di ultimare il piano di ripresa economica. Intanto (e lo speriamo) si riscaldi il Ministro Marta Cartabia con molti in panchina a cominciare da Pierferdy Casini.
Il destino di Draghi è ancora tutto da decifrare.
Forse il leader pensa ad uno speciale incarico europeo (anche qui soffiando la possibilità a Romano Prodi), forse al posto della Von der Leyen. E ormai, assistendo ai guai di questa Europa e dei leader europei, avrebbe tutte le caratteristiche necessarie, meno degli europei dell’Est dell’Ue. Ricordiamo che nel 2024 si rinnoverà l’Unione europea.
Anche se recentissimi rumors parlano di un leader stanco di affannate ipotesi quirinalizie che lo riguardano, penserebbe di lasciare la guida del Governo per l’agone creato da molti detrattori interessati , per non perdere di credibilità in Europa e nel Mondo. Si sta preparando al 2024?
E circa la possibilità che Draghi crei un partito, magari non capeggiato direttamente da lui, ma da lui senz’altro diretto, partito europeista e atlantista, d’ispirazione liberale, attento ai bisogni della “povera gente”, come diceva Giorgio La Pira, ma consapevole che l’assistenzialismo di Stato, se eccessivo e mal governato, genera solo altra “povera gente”.
Un partito in grado di raccogliere una parte dell’elettorato di Centro.
Non mancherebbero e non mancano le contromosse che opposizione e alcune forze di maggioranza potrebbero inscenare. Tra poco tempo capiremo…

 

di Francesco Petrucci

 

 

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo