Cosa sta succedendo nei Paesi che hanno vaccinato di meno

Cosa sta succedendo nei Paesi che hanno vaccinato di meno

La quarta ondata si abbatte sull’est Europa: in Russia e Lettonia tornano le restrizioni, la Bulgaria introduce il green pass. Dai dati emerge un trend abbastanza chiaro: dove la percentuale di vaccinati è modesta il numero di morti è più alto

La quarta ondata è molto più letale nei Paesi che hanno un tasso di vaccinazione più basso. Lo dicono i numeri. Nell’ultima settimana in Romania si sono contati in media oltre 19 decessi al giorno per milione di abitanti, in Bulgaria sono stati 14,8, in Ucraina e Serbia rispettivamente 8,1 e 7,9 (fonte: ‘Our World in Data’). Ma il virus fa male anche in Russia (6,7 decessi al giorno ogni milione di abitanti) e in Crozia (4,3). In tutti questi Paesi la percentuale di vaccinati è molto bassa: si va dal 15,5% dell’Ucraina al 43 della Croazia. In Bulgaria si è immunizzato solo un abitante su cinque, in Romania e Russia la percentuale è del 30 e 33%.

Il Covid fa molto meno male nelle nazioni che hanno registrato un’alta adesione alla campagna vaccinale: in Portogallo e Italia la media è di 0,6 decessi al giorno per milione di abitanti, in Francia 0,5 e in Germania 0,8.

Anche nel Regno Unito, che pure sta facendo i conti con un’impennata di casi, la mortalità si mantiene tutto sommato contenuta. E tutto ciò malgrado il distanziamento e le mascherine siano da mesi un lontano ricordo.

Di contro nei Paesi che hanno vaccinato poco la situazione si sta facendo seria. La quarta ondata sta colpendo in particolar modo l’est Europa dove diversi Paesi hanno già reintrodotto misure per arginare i contagi o sono in procinto di farlo.

In Russia tornano le restrizioni anti-contagio
In Russia i casi di Covid-19 sono saliti oltre quota 34.000 al giorno e i decessi giornalieri hanno superato i 1.000, un livello record, secondo la task force del governo sul coronavirus (ma sui numeri comunicati dalle autorità russe in passato è stato avanzato più di un sospetto).

I contagi sono in ascesa da settimane. E la curva non accenna a scendere. Il precipitare della situazione epidemiologica ha convinto Putin a intervenire. Il capo del Cremlino ha ordinato ieri ai lavoratori non essenziali di non andare al lavoro per almeno una settimana, a partire dal 30 ottobre e fino al 7 novembre. I governi regionali in cui i tassi di infezione sono particolarmente alti potranno accelerare o prolungare le misure, con i datori di lavoro che continueranno a pagare il personale anche quando resterà a casa.

“Sappiamo che questo problema, purtroppo, sta crescendo ed è impossibile non prestarvi attenzione”, ha detto il presidente russo, sottolineando che “il nostro compito principale è quello di tutelare il più possibile la vita e la salute dei cittadini, per ridurre al minimo le conseguenze negative di un pericoloso contagio. E per questo ora è, prima di tutto, importante rallentare il ritmo della sua diffusione”.

Il mini lockdown in Lettonia
Anche in Lettonia, che ha il 55% di vaccinati contro una media Ue del 74%, le cose iniziano ad andare male. Nell’ultima settimana il numero di morti per milione di abitanti è stato circa 13 volte quello registrato in Italia.

L’impennata dei contagi degli ultimi giorni ha convinto il premier Krisjanis Karins a tornare in lockdown: coprifuoco dopo le 8 di sera e negozi, ristoranti e scuole, così come cinema e palestre, che dovranno di nuovo chiudere i battenti dal 21 ottobre fino al 15 novembre. “Mi scuso con tutti coloro che si sono già vaccinati”, ha detto il primo ministro. “Il nostro sistema sanitario è in pericolo e l’unico modo per uscire da questa crisi è farsi vaccinare”.

In Romania “vincono” i no-vax e il virus dilaga
A dir poco disastrosa la situazione in Romania dove si conta un morto ogni cinque minuti e migliaia di persone hanno deciso di curarsi a casa utilizzando delle bombolette di ossigeno che si usano per l’arrampicata in montagna, o affidandosi a medicinali off label, cioè non approvati dalla comunità scientifica come cura anti-Covid.

Nel paese è stata portata avanti una vera e propria campagna di disinformazione sui rischi legati alla vaccinazione. Medici e politici no-vax hanno trovato ampio spazio sui media (compresa la tv pubblica) e perfino la chiesa ortodossa ha messo in dubbio la necessità di immunizzarsi. Il risultato è che più di due abitanti su tre hanno deciso di fare a meno del vaccino. La variante Delta ha così inondato gli ospedali di pazienti Covid e capita anche che i malati vengano curati sulle sedie perché non ci sono più posti nei letti delle corsie.

La Bulgaria introduce il green pass
Anche la Bulgaria sta fronteggiando un’impennata di contagi Covid-19. L’ultimo bollettino riporta 4.522 infezioni in 24 ore, secondo dato più alto dall’inizio della pandemia e 107 decessi, un numero altissimo per un Paese di circa 7 milioni di persone. E così anche qui si corre ai ripari.

A partire da oggi nel Paese scatta l’obbligo di esibire il green pass accedere a cinema, ristoranti, teatri, palestre, alberghi e shopping center, nonché per frequentare l’università o accedere a ospedali e case di riposo. La misura ha provocato numerose manifestazioni di protesta in un Paese che ha il più basso tasso di vaccinati nell’Unione Europea.

Anche la Lituania sta facendo i conti con un aumento preoccupante dei morti, nonostante il tasso di vaccinazione sia intorno al 60%, più basso rispetto alla media Ue, ma comunque più elevato di altri Paesi dell’est. Non va meglio in Ucraina che nelle ultime 24 ore ha registrato 22.415 nuovi casi di infezione da Coronavirus con 546 nuovi decessi, in un Paese che conta 42,3 milioni di abitanti. La percentuale di vaccinati a ciclo completo è di appena il 15,5% della popolazione.

Il trend generale sui decessi e il caso del Regno Unito
Sebbene l’aumento dei contagi – e dunque anche dei decessi – sia correlato anche ad altri fattori (distanziamento sociale, uso delle mascherine, obbligo di green pass) dai dati dei Paesi presi in esame emerge un trend abbastanza chiaro: dove il tasso di vaccinazione è più elevato si muore molto meno.

Una parziale eccezione, almeno in Europa occidentale, è costituita dal Regno Unito dove il governo di Boris Johnson si è riservato di valutare il ripristino di “ulteriori misure” precauzionali. Malgrado i contagi siano da tempo molto elevati, il numero di decessi per milione resta comunque basso rispetto ad altri Stati dell’est (ma oltre tre volte quello dell’Italia). Il timore però è che il servizio sanitario nazionale possa tornare sotto forte pressione in inverno.

Parliamo però di un Paese che dal 19 luglio, giorno del “Freedom Day”, ha rimosso ogni tipo di restrizione (incluso l’obbligo di mascherine al chiuso) e abbandonato ogni velleità di contenere il virus. Non è detto però che l’esecutivo di Boris Johnson non sia costretto a tornare sui suoi passi.

 

dal sito www.today.it