SILLOGISMI POLITICI

                    Maurits Cornelis Escher, Le Cosmogonie Pop

 

Follia è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi.
                                                                                          (Albert Einstein)

Queste ultime elezioni amministrative le ha vinte il partito degli astenuti!
Ha vinto anche il modello “Draghi”, governo caratterizzato per competenza e discrezione tale da fare intravedere candidati poco adeguati e attendibili tanto che le loro proposte sono risultate alquanto modeste.
La dèbacle elettorale dovrebbe indurre i capi “caciaroni” del centrodestra a riposizionare le loro strategie politiche in Parlamento per il bene del Paese e senza quel protagonismo personale che ha castigato partiti o movimenti di appartenenza, elettori e simpatizzanti. Il Centrosinistra ha decisamente vinto queste amministrative, sottolineando purtroppo le grandi crepe interne e l’approssimazione dei suoi avversari in campo.
Giorgia Meloni avrebbe dovuto candidarsi a Roma e diventare sindaco della Capitale. Un ruolo che le avrebbe dato l’opportunità di intrecciare rapporti internazionali, Vaticano compreso, con altre realtà piuttosto che esibirsi in un perenne ruolo altero e petulante da “piccola Evita gridante”. Molti “personaggi autorevoli della politica“ hanno fatto il sindaco. Salvini, candidandosi a Milano forse non avrebbe vinto, ma avrebbe avuto l’occasione di riscattarsi. I due si sono chiusi nelle loro minuscole corti magiche. Meloni sindaco di Roma e Salvini di Milano sarebbero stati considerati fondamentali sia per progresso partitico sia per il loro futuro politico, una sorta di bene per il loro avvicinamento alla democrazia decentrata. Hanno scelto candidati sbagliati, a differenza di quelli del Centrosinistra. Sono stati due volte fortunati, ma aspettiamo di verificare i prossimi fatti e se sapranno cavarsela con questa crisi in atto.
Del Movimento 5Stelle possiamo parlarne usando una metafora metereologica, “non pervenuto” come la temperatura di S. Maria di Leuca, ridente località in provincia di Lecce.
Desidero sottoporre a voi, Cari Lettori, una massima dello scrittore Alberto Arbasino, calzante con quanto è accaduto: gli Italiani celebri si classificano come “brillante promessa, solito stronzo e venerato maestro”. Pensiamoci su…
Con tutti questi personaggi in gara per fare il Primo Cittadino della Repubblica ci dovrà essere un metodo, oltre il tornaconto dei proponenti, di spessore storico e culturale per poterne individuare?
Come si inserisce Mario Draghi in questo scenario?
A Palazzo Chigi sono in pochi a sapere che cosa fare e come fare. E’ infatti probabile che Draghi proverà ad allontanarsi da Palazzo Chigi, dove la macchina funziona a fatica e sempre meno.
Non è dà escludere che potrebbe essere lo stesso Draghi a voler andare al Quirinale e non gli altri che lo candidano.
Il “garrire” dei “permanentisti” (non sono clienti di Federico Fashion Style) ma apparenti strenui sostenitori del draghipensiero, non è del tutto sufficiente…
A parte queste considerazioni, lo scriba che alberga nella mia cultura di Cittadino elettore prima e di sociologo poi, mi porta ad analizzare delle interferenze di poteri che vanno al di là della politica e che la condizionano sempre più. Il Governo Draghi, pur nella sua iniziale, fattiva e incontestabile azione, oggi galleggia più che esercitare, e non può certo continuare a logorarsi, barcamenandosi fino alle scelte quirinalizie.
I Partiti ormai proprio per “l’effetto Draghi” hanno perso molta rilevanza e credibilità e in tale clima prosperano gruppi di pressione formati da presunti esperti di relazioni istituzionali e comunicatori con l’esperienza di disastri precedenti (Eni, Ferrovie, Enel, Unicredit, Intesa, Cassa Depositi e Prestiti, Generali tanto per citarne alcuni). Vengono da molte parti “questi comunicatori dell’ultima ora”.
Un dato di folklore di questa categoria rapace è il look: calzini e cravatte con sfrenate fantasie, bisacce in pelle lavorate per sembrare antiche e logorate dall’uso che suppliscono a zainetti d’ordinanza, vestitini omologati con malleolo rivestito in bella vista e tante “erre roulant“, per proclamare il loro “yankee doodle” (un modo per prendersi sul serio rincorrendo il modello cosmopolita).
Sono questi i “cadetti” fedeli a personaggi ispiratori come Dell’Utri, Chicco Testa, Paolo Scaroni, Tremonti, Caltagirone-Casini e altri. I nomi ricorrenti sono sempre gli stessi: Tagliabue, Comin, (avv. Giampiero) Zurlo, Chirico, Lucchetti, Lucia Bernabè, Di Traglia, Auro Palomba, Umberto Pesci, Galietti…
Le sigle cambiano: da Sec a Ydra, Community, Utopia, Psc, Policy Sonar…
In questo “stato di eccezione” imperversano variegati, ulteriori inconsueti soggetti. Ora sommiamo costoro (o intercambiamoli) con gli studi legali, società di revisione, società di cartolarizzazione e constatiamo di ritrovarli nelle aule delle Commissioni Parlamentari, nella Presidenza del Consiglio, nelle sedi dei Garanti, praticamente dappertutto e trovano principalmente nella Sette e in Sky, praticamente le loro casse di risonanza radio-televisiva.
Ma a fare cosa?
Lo si può immaginare specie in vista di nomine pubbliche o di accordi bancari. Il bravo Claudio Velardi, già cerimoniere del D’Alema quando aveva il baffino “acuto”, oggi maestro di relazioni, sostiene che le strategie comunicazionali devono adattarsi ai tempi, tanto da creare un gruppo su WhatsApp che si chiama guarda caso “lobbisti del mondo nuovo”. Ecco queste sono le lobbies!
Sillogismi del potere politico? Non andremo a scomodare Aristotele ma Machiavelli, per comprenderne i significati del singolare parallelismo.
Dobbiamo attenderci un autentico implodere della politica italiana a febbraio con l’elezione del successore del Presidente Mattarella.
Gli equilibri fra partiti sono saltati e a mio avviso solo Renzi può riproporli.
Non a caso Renzi e renziani del PD stanno pensando ad un rimpasto dell’attuale Governo lavorando su una Maggioranza Ursula aperta a Fratelli d’Italia. Una maggioranza che potrebbe far approvare, in un secondo momento, una legge elettorale proporzionale, proprio per confermare Mario Draghi come premier. Un fatto è certo: il Partito Democratico non può essere il Partito di Mario Draghi.
Poi, innanzi al no di Mattarella a rimanere, si penserebbe al vestitino rosa: si punterebbe su Marta Cartabia o da Milano spunterebbe Letizia Moratti (come sintesi al femminile di Berlusconi fortemente teorizzata da zio Gianni Letta). In panchina Paolo Gentiloni o l’eterno Pierre Casini e per disperazione la Bonino.
Intanto il Premier Draghi porta a casa un risultato importante con il G20 dei giorni scorsi: ha rilanciato l’immagine dell’Italia nel mondo ed ha finalmente intavolato con prudenza il tema della maggiore tutela dell’ambiente. Non è poco! Un bella operazione estetica pensando ai vari flop della politica estera italiana. Draghi si conferma quindi come leader internazionale e finalmente con voce in capitolo.
Un segnale di destinazione?

 

di Francesco Petrucci

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo