Allarme Omicron, Pfizer già sapeva della variante: “Non sarà controllabile dai vaccini”

Allarme Omicron, Pfizer già sapeva della variante: “Non sarà controllabile dai vaccini”

«Un giorno, probabilmente, ci sarà un virus mutante che non sarà controllato in modo efficiente dagli attuali vaccini. Le due aziende che producono vaccino con l’mRna, noi e Moderna, abbiamo modo di intervenire molto velocemente, ma servono forse ancora cento giorni per cambiare la produzione e poter produrre poi un miliardo di dosi».

A parlare è Mikael Dolsten, direttore scientifico e presidente di ricerca, sviluppo e medicina a livello mondiale di Pfizer. I suoi interlocutori sono analisti finanziari che vogliono sapere quali sono i rischi connessi alle varianti del Covid. Ciò che sorprende non è solo la sua previsione, ma il giorno in cui l’ha fatta: il 17 novembre scorso. Dopo pochi giorni, lo scorso venerdì, tutti noi abbiamo scoperto l’esistenza della variante Omicron proveniente dal Sud Africa.

Il direttore scientifico di Pfizer si riferiva proprio a questa mutazione del virus? Non è da escludere. Anche perché, quando è scoppiato l’allarme Omicron, e tutti i Paesi dell’Unione europea hanno bloccato l’ingresso dei voli provenienti da otto Stati dell’Africa meridionale, Pfizer con grande tempestività ha emesso un comunicato che ricalca fedelmente quanto detto da Dolsten una decina di giorni prima: «Se Omicron aggirerà il vaccino attuale, saremo in grado di produrne un altro entro cento giorni». Ancora non sappiamo con certezza se la variante sudafricana sia in grado di “bucare” la protezione dei vaccini attualmente in commercio. Ma ora scopriamo che un «virus mutante», capace di superare le difese indotte dai sieri, è un’ipotesi tutt’altro che remota.

Dolsten la chiama «evasione immunitaria rispetto all’aumento della trasmissione». Per il responsabile del settore ricerca del colosso farmaceutico americano, è probabile vedere in futuro «molte più infezioni rivoluzionarie». Ma ci sarebbero anche risvolti positivi. Questa, infatti, sarebbe anche «un’opportunità», spiega Dolsten, perché «siamo in grado di migliorare profondamente la preparazione pre-pandemia tra i coronavirus, comprese le varianti SARS-CoV-2 del futuro prima che sia disponibile un vaccino sufficiente». E questo super vaccino, «potrebbe avere una durata di conservazione molto lunga». Quindi, «questa potrebbe essere un’altra grande opportunità per molti paesi».

 

dal sito www.iltempo.it