È morta Lina Wertmüller, grande protagonista del cinema italiano: aveva 93 anni

È morta Lina Wertmüller, grande protagonista del cinema italiano: aveva 93 anni

Regista di tanti film passati alla storia, da «Mimì metallurgico ferito nell’onore» a «Pasqualino Settebellezze», senza dimenticare «Travolti da un insolito destino…». Aveva ricevuto l’Oscar alla carriera nel 2020, all’età di 91 anni

È morta a Roma Lina Wertmuller, nata il 14 agosto 1928 da una famiglia svizzera di nobili origini, vedova del grande scenografo Enrico Job, lascia una figlia. Nel corso del tempo ha frequentato in modo globale e ai massimi livelli il mondo dello spettacolo. Regista, sceneggiatrice (per Zeffirelli e Salerno), autrice di teatro, collaboratrice di Fellini, di Garinei e Giovannini nel mondo del musical, oltre ad essere stata la prima donna ad essere candidata all’Oscar come miglior regista nel 1972 per Pasqualino settebellezze, mentre nel 2020 riceverà quello onorario alla carriera (qui l’intervista che ha rilasciato al Corriere in quell’occasione).

Se gli inizi sono I basilischi, film sui borghesi del Sud Italia, e due pellicole con Rita Pavone “zanzara” firmate con falso nome (ma poi con la cantante avrà uno strepitoso successo in tv con il Gian Burrasca), la sua carriera avrà una svolta quando lancia la giovane coppia Melato-Giannini. Con Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia (premio a Cannes per Giannini) e Travolti da un insolito destino…, la Wertmuller si conferma commediante di classe capace di indagare nelle pieghe della società italiana, con una ironica visione delle classi sociali, spingendo sul tocco grottesco. Un altro successo internazionale fu Pasqualino settebellezze, nominato a tre Oscar, dove la regista costruisce un personaggio di profondità e non troppo eccentrico.

Mèmore di lezioni storiche – fu aiuto regista di Fellini nella Dolce vita e 8 e mezzo – Lina dirige poi film anche su misura delle attrici complici, una tra tutte Sophia Loren, Fatto di sangue tra due uomini… e una versione tv della famosa commedia di Eduardo Sabato, domenica e lunedì. Fu la prima non solo a collezionare premi internazionali ma anche a dirigere film che piacevano ed avevano un riscontro commerciale, come il citato Gianburrasca che fu un cult nella tv anni 60.

Difficoltà perché era donna? «Me ne sono infischiata, sono andata diritta per la mia strada» rispondeva. Tra gli altri titoli, Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo, Io speriamo che me la cavo con Paolo Villaggio, Metalmeccanico e parrucchiera… e l’elegante Ferdinando e Carolina. In teatro scrisse e diresse commedie come Due più due non fa più quattro con Giannini e la Guarnieri, allestì una Carmen a Napoli, una Bohéme ad Atene.

Personaggio che ha sperimentato ogni angolo del mondo dello spettacolo, indagando dal Nord al Sud il bel Paese, ebbe la cittadinanza onoraria napoletana e fu nell’assemblea nazionale del PSI di Craxi, ma sempre aggiunse al suo lavoro un tocco di ironico cinismo che detta la motivazione dell’Oscar: «Per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole sociali e politiche attraverso l’arma preferita della cinepresa».

dal sito www.corriere.it