IL FALLIMENTO DELLA DIPLOMAZIA OCCIDENTALE.
Quanti “gattopardi”…

                Elaborazione Immagine di Pietro Bergamaschini

“LEOPARDI E GATTOPARDI” scritto da Luigi Mazzella incuriosisce molto. Leggere in prefazione “Un monologo tra racconto e saggezza” l’ho ritenuta un approccio speciale verso il lettore.
Mi sono chiesto cosa volesse ben significare.
Il libro è molto diverso da tutti gli altri scritti da Luigi Mazzella.
Con “Leopardi e Gattopardi” e sottotitolo “Un monologo tra racconto e saggio”, l’autore si apre, per la prima volta, ad un “monologo” contenente aspetti autobiografici inediti e poco conosciuti.
Una sorta di quaderno che svela le fonti e le ragioni delle sue scelte di vita, dei suoi ragionamenti di natura artistica, filosofica e politica.
Un cammino dunque che si ispira ad un certo empirismo anglosassone e alla filosofia politica proveniente da una nuvola che lo stesso Mazzella definisce suo personale pantheon culturale. Nel capitolo nel quale l’autore tratta della pandemia, mette in risalto tutti gli aspetti negativi che la pandemia ha generato. Ha fatto presente la paura mista a tristezza di cui le persone sono rimaste prigioniere. Tratta l’argomento a livello mondiale con un distacco consapevole e tratteggia gli ambienti monumentali romani del passeggio con tanta poesia, si denuda con la grandezza dell’uomo di esperienza qual è sotto tutti gli aspetti.
Un capitolo esemplare perché di umana condizione.
Le considerazioni dello scrittore hanno scenari sterminati che spesso sono in antitesi con cultura dominante in Italia e in Europa.
Si può certamente dire che c’è tanta consapevolezza di cultura che si confà allo scrittore ed un linguaggio di modi di dire e significati di alcune parole o aggettivi che si trovano e si leggono in manoscritti dei grandi pensatori antichi, con una certa civetteria da “divertissement snob”, dovuta proprio alla sua preparazione. Una cultura che abbraccia la filosofia, la letteratura, il diritto, la politica, l’arte, a braccetto con l’esperienza dell’uomo vissuto. Tutto ciò non lo ritengo un elogio ma una constatazione in base agli scritti dello scrittore.
Il libro in sé affronta temi culturali e politici ma con una visione laica dell’esistenza umana e con un riferimento costante e irrinunciabile: l’amore per la libertà dell’individuo.
Ogni capitolo ha una veduta particolareggiata, esamina gli accadimenti della vita politica e istituzionale del nostro Paese in un contesto Europeo e Internazionale.
Quest’opera di Luigi Mazzella offre uno spunto particolareggiato della attuale decadenza politica e diplomatica dell’Europa e del mondo. Prendiamo atto che con l’aggressione russa all’Ucraina la diplomazia occidentale continua a fallire.
La profonda impreparazione e la contestuale mancanza di immaginazione dei leader europei e americani hanno portato il mondo sui confini del precipizio della guerra. Purtroppo i leader e i diplomatici occidentali che in questo momento stanno cercando di evitare un conflitto europeo allargato, sognano ancora di lavorare in un mondo “in cui” le regole hanno un valore e contano, “in cui” il ruolo diplomatico è necessario e “in cui” sono apprezzati il linguaggio e le buone maniere solamente. Non è così!
Questi retaggi valevano ai tempi del colonialismo, oggi sono inadeguati.
La diplomazia non si è adattata ai tempi odierni, forse per i troppi privilegi … da gattopardi appunto… Tranne eccezioni significative come l’Ambasciatore Luca Attanasio, esempio moderno di onesto e capace diplomatico di razza, purtroppo trucidato in Congo misteriosamente e lasciato senza mirate protezioni.
Forse il modo di esprimersi con cui il vecchio Papa Francesco ha mostrato al mondo è un riferimento stabile per potersi rapportare universalmente. Auspichiamo per l’Italia e per Draghi una veste fondamentale per un pacifico status-quo, considerando la chiassosa latitanza dei diplomatici europei.
Se si pensa che quando i diplomatici vanno in Russia, parlano con personaggi i cui comportamenti possono essere cambiati con dissertazioni funamboliche, pensando che l’élite oligarchica russa si basi su una presunta “reputazione”. Ma non è così, oggi l’economia, la finanza e il controllo dei mercati prevaricano su idilliache reputazioni. Ci si deve confrontare con persone che hanno in testa solo l’hard power, cioè il potere di coercizione, la forza militare o economica di supremazia. Sulla questione ucraina, Russia e Occidente hanno dimostrato di avere interpretazioni opposte, fin dalla cacciata di Viktor Yanukovich da Kiev nel febbraio 2014. Questa distanza così ampia e netta della diplomazia nell’interpretazione dei fatti che stanno accadendo contribuisce a complicare le occasioni di mediazione per risolvere i conflitti.
Tornando al testo di Mazzella, quanto mai attuale, quando mancano cultura, esperienza e cuore in ogni ruolo, gli attori del mestiere sono solo comparse gattopardesche e spesso inerti burattini manovrati da tanti “dr. Coppelius”. Speriamo che i negoziati in corso portino ad una conclusione pacifica. Troppe ambiguità da tante parti ai danni di vittime innocenti. Quanti “dr. Coppelius” in campo… ma il male è sempre dietro l’angolo con la sua disperata quanto banale propensione alla mania di onnipotenza.

 

di Francesco Petrucci

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo