Gli Italiani e la Cultura

Gli Italiani e la Cultura

L’Italia, si sa, è considerata terra di cultura. Le ascendenze etrusche. greche e latine sono splendidamente testimoniate sul territorio, per non parlare dei tesori custoditi nei musei…e potremmo continuare con l’elenco.

Ma qual è il rapporto degli Italiani con i diversi aspetti della cultura? La redazione di Dati alla mano ha intervistato Emanuela Bologna e Miria Savioli, due ricercatrici Istat che hanno lavorato a lungo sui dati della partecipazione culturale.

Iniziamo dai libri: gli Italiani leggono poco, o meglio pochi Italiani leggono. È così?

In effetti sì, è quello che ci dicono i dati. Nel 2020 abbiamo registrato una quota di lettori leggermente superiore rispetto all’ultimo anno pre-pandemia, ma siamo comunque al 41,4 per cento. Quindi ben più della metà di chi ha almeno 6 anni, l’età minima per accedere alla lettura, non ha letto nemmeno un libro in un anno. E poi circa la metà di chi legge non va oltre i tre libri all’anno. Naturalmente parliamo di lettura nel tempo libero, quindi di libri letti per motivi diversi dalle esigenze scolastiche o professionali.

Abbiamo comportamenti diversi per genere e per territorio di appartenenza?

Sì. Il vantaggio delle lettrici rispetto ai lettori è di circa dieci punti percentuali…come corollario dobbiamo dire che è prevalentemente maschile la lettura dei quotidiani, sebbene in forte diminuzione negli ultimi dieci anni.

Anche le differenze fra Nord e Sud sono notevoli, basti pensare che nelle province autonome di Trento e Bolzano la quota di lettori supera il 50%, mentre scende a meno del 24% in Calabria.

È possibile tracciare una storia della lettura in Italia?

Possiamo “raccontare” gli ulimì vent’anni: i lettori nel 2000 erano meno di oggi, meno del 40 per cento, poi abbiamo vissuto un trend positivo che ha toccato l’apice nel 2010 quando hanno raggiunto il 46,8% ma negli anni successivi c’è stata un’inversione di tendenza e fra il 2011 e il 2016 abbiamo perso circa tre milioni di lettori, soprattutto fra i giovani, anche se restano i principali habitué dei libri.

Come mai questo abbandono?

Le cause possono essere diverse, in parte la crisi economica: in effetti tra i primi tagli alle spese degli anni 2012-2013 troviamo i consumi culturali. Poi possiamo ipotizzare la concorrenza del web per i giovani, abituati a un tipo di fruizione diversa e ad essere sempre connessi, il che non aiuta la concentrazione che richiede la lettura di un libro. Per i giovanissimi, poi, la familiarità è importante: leggono soprattutto i figli di genitori che leggono. In generale conta molto anche il livello di istruzione e il fatto di vivere in un centro metropolitano rispetto a un piccolo comune, dove le percentuali di lettori sono in genere più basse.

Lasciamo i libri e passiamo ad altri aspetti della cultura: possiamo tentare una graduatoria delle attività più amate dagli Italiani?

Al primo posto col 45,3% di fruitori troviamo il cinema che tuttavia ha perso frequentatori negli anni e soprattutto, per ovvi motivi, nel 2020. Anche se occorre sottolineare che la fruizione del cinema al cinema diminuisce, ma aumenta il numero di chi vede film via web o in tv e questa tendenza, seppure esplosa nel primo anno di pandemia, la stiamo osservando da tempo. A breve, poi, avremo i dati sul fenomeno delle serie tv che ormai hanno acquisito moltissimi affezionati. Al secondo posto abbiamo le visite a musei e mostre e al terzo quelle a siti archeologici e monumenti.

Rispetto alle abitudini culturali degli altri Europei, la nostra partecipazione come si colloca?

In attesa dei dati riferiti al 2022, per fare un confronto europeo dobbiamo guardare ai valori del 2015. Premesso che la popolazione considerata è quella che ha almeno 16 anni di età, se prendiamo la presenza a teatro, concerti e balletti classici i frequentatori italiani erano il 25,3% a fronte di una media Eu-27 del 42%. E se vogliamo guardare a Paesi molto vicini a noi, il dato della Spagna era 32,7% e quello della Francia 54,8%. Per le visite a musei, siti archeologici e monumenti abbiamo più o meno le stesse distanze.

Abbiamo qualche avvisaglia di miglioramento?

Certo, possiamo segnalare l’interesse delle donne per il teatro e un aumento, nel tempo, del loro interesse nei confronti dei concerti di musica classica e delle altre tipologie di concerto; poi abbiano rilevato una crescente partecipazione agli eventi culturali dei giovanissimi di 6-14 anni e dei tardo-adulti di 65-74 anni, segno quest’ultimo che indica che negli anni più recenti arrivano alle età maggiori generazioni sempre più istruite e questa è sicuramente una buona notizia.

dal sito www.istat.it