I negoziati a Gomel sono terminati, le delegazioni tornano in patria. Chi ha partecipato e le richieste di Ucraina e Russia

I negoziati a Gomel sono terminati, le delegazioni tornano in patria. Chi ha partecipato e le richieste di Ucraina e Russia

L’esito dei colloqui di Gomel tra Russia e Ucraina, primo fragile tentativo di raggiungere il cessate il fuoco: i russi hanno mandato il falco Medinsky, gli ucraini hanno chiesto la mediazione di Roman Abramovich

Nel primo fragile tentativo di negoziato, al quinto giorno dall’invasione russa dell’Ucraina, le delegazioni di Ucraina e Russia si sono incontrate a Gomel, in Bielorussia, per tentare di raggiungere un cessate il fuoco (ecco come sono andati i negoziati).

Le delegazioni dei due Paesi sono tornate in patria per consultazioni con i rispettivi governi.

Le condizioni poste dall’Ucraina erano «un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle truppe dall’Ucraina».

Le condizioni della Russia — che non erano state rivelate prima dei colloqui — sono state poi chiarite da un comunicato del Cremlino pubblicato dopo una telefonata (che secondo il F inancial Times è durata 90 minuti) tra Putin e Macron: la smilitarizzazione e «denazificazione» dell’Ucraina, la sua «neutralità», e il riconoscimento della Crimea come territorio russo.

Sempre secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Ucraina avrebbe aperto sul suo status neutrale, senza però esprimersi sugli altri punti.

«Abbiamo trovato alcuni punti su cui è possibile trovare un terreno comune», ha detto il negoziatore russo Vladimir Medinsky.

I negoziati — secondo il Cremlino, citato dalla Tass — proseguiranno al confine tra Polonia e Bielorussia «nei prossimi giorni».

Ai colloqui, ospitati a quanto risulta al Rumyantsev-Paskevich Residence di Gomel sulla riva del fiume Pripyat, lungo il confine tra Ucraina e Bielorussia, è stata annunciata la partecipazione anche di Roman Abramovich. Il milionario russo con passaporto israeliano è «stato richiesto dall’Ucraina per aiutare nei colloqui e ha viaggiato fino in Bielorussia per partecipare alle discussioni» riferisce il Jerusalem Post. Nelle foto dell’incontro però non compare ancora. Il suo portavoce da Londra si è limitato a confermare il suo impegno negoziale senza fornire dettagli specifici. «Anche se l’influenza di Roman Abramovich è limitata – ha aggiunto – si è reso disponibile a fare un tentativo».

La delegazione ucraina
A guidare la delegazione di Kiev era il ministro della Difesa Oleksii Reznikov, arrivato in tenuta militare color kaki. Politico di lungo corso, alla Difesa dallo scorso novembre, Reznikov ha twittato ieri una foto di lui abbracciato a Zelenski, in cui si fa forte della resistenza ucraina e avverte le forze russe. «È impossibile piegare i nostri difensori, è impossibile far deporre le armi a Kiev. I tempi sono difficili, ma passerà. L’Ucraina vincerà. Stiamo già vincendo. Pertanto, consigliamo agli occupanti di tornare a casa. Non è troppo tardi».

Con lui c’erano David Arakhamia, leader del partito di Zelensky , il vice ministro degli Esteri, Mykola Tochytskyi, già ambasciatore ucraino presso la Ue e poi in Gran Bretagna; Mikhailo Podoliak, consigliere del presidente e in questi giorni drammatici suo instancabile portavoce con i media; Rustem Umerov, uno dei tre deputati eletti a Kiev che rappresenta i tatari di Crimea; Andryi Kostin, vice capo del gruppo di contatto trilaterale (tra Russia, Ucraina e l’Osce ) per un cessate il fuoco nel Donbass.

La delegazione russa
A guidare la delegazione russa c’era un altro Vladimir: Medinsky, consigliere di Putin, ex ministro della Cultura (2012-2020) noto per il suo estremo nazionalismo. Per molti osservatori questo non è un segnale promettente.
Con Medinsky c’erano Alexander Fomin, il generale viceministro della Difesa che a dicembre ha accusato la Nato di «prepararsi a un conflitto armato su larga scala» con il suo Paese; e il viceministro degli Esteri Andrei Rudenko, vice ministro degli Esteri dal 2019, dopo tre anni alla direzione del dipartimento che cura i rapporti con le ex repubbliche sovietiche, soprattutto Ucraina, Bielorussia e Moldavia; Leonid Slutsky, presidente della Commissione Affari Internazionali della Duma

Aspettative basse
Il presidente Zelensky si era detto scettico sulla riuscita dell’incontro «ma proviamo», aveva dichiarato. Poco prima dell’avvio dei collloquui aveva definito ulteriormente la posizione di Kiev, chiedendo l’ammissione immediata alla Ue: «Il nostro obiettivo è quello di essere insieme a tutti gli europei e soprattutto di esserlo su base uguale».

dal sito www.corriere.it