LA CRISI DELLE ALLEANZE POLITICHE E NOSTALGIA DI PROPORZIONALE

                                Opera di Lucio Del Pezzo

Il percorso affannoso e tormentato dell’elezione del Presidente della Repubblica, culminato nella conferma di Sergio Mattarella, ha reso ancor più evidente il travaglio che pervade gli schieramenti contrapposti dello scenario politico nazionale. La scelta finale è stata universalmente valutata con favore, considerato l’apprezzamento di cui gode il Presidente rieletto, nell’opinione pubblica nazionale e nella comunità internazionale. Seguendo l’iter degli scrutini, è risultato però difficile sottrarsi all’ impressione di una classe dirigente dei partiti in affanno ed impreparata alla complessità della sfida. Sono venute ancor più sensibilmente alla luce le criticità che pervadono al loro interno gli schieramenti che dovrebbero confrontarsi tra circa un anno (o forse meno ?!…, chissà ?…), nelle prossime consultazioni politiche. Il centrodestra sembra essere uscito disarticolato dall’elezione presidenziale, mentre il percorso verso il consolidamento di un cartello politico-elettorale PD-5 Stelle sembra registrare un certo rallentamento, a causa delle tensioni interne che investono il movimento fondato da Beppe Grillo. A fronte, dunque, di una sorta di stabilità ritrovata, con la conferma di quel tandem Mattarella – Draghi che riscuote una fiducia assai diffusa nel Paese e con il contestuale congelamento dell’ampia maggioranza che sostiene l’esecutivo, in attesa delle riforme e degli investimenti necessari alla ripresa, si va delineando, paradossalmente, una sorta di scomposizione del quadro politico che alimenta interrogativi sul futuro del Paese e, in qualche misura, anche sul presente. Perché è vero che l’autorevolezza e il carisma di Mattarella, da un lato e la competenza e il prestigio di Draghi, dall’altro, sono rimasti al servizio della comunità nazionale, ma le spinose tematiche che attendono l’attività di governo potrebbero rivelarsi divisive, non soltanto tra gli schieramenti, ma anche all’interno degli stessi. Fisco, energie rinnovabili, liberalizzazioni, per non parlare della giustizia, potrebbero dividere trasversalmente non soltanto la maggioranza parlamentare, ma anche i singoli schieramenti. Le incognite, tuttavia, gravano soprattutto sul futuro, perché una mancata ricomposizione delle alleanze potrebbe indurre le forze politiche ad affrontare le urne, il prossimo anno, per file sparse, ognun per sé, senza intese organiche predefinite. Un incentivo, in questo senso, potrebbe scaturire anche da un possibile e ventilato ritorno ad un sistema elettorale proporzionale. Si profilerebbe, dunque, una possibile deriva verso la formazione di maggioranze occasionali, con durata limitata nel tempo e fondate su accordi improvvisati, a geometrie variabili, in base ai numeri e a contingenti convergenze. Non possiamo però dimenticare che le condizioni in cui versa il Paese richiedono un indirizzo politico chiaro, l’assunzione di precise scelte e priorità programmatiche, possibili soltanto ad opera di una maggioranza coesa ed omogenea. La Grande Coalizione tra orientamenti opposti che ha dato vita al governo Draghi non durerà in eterno, si è formata in virtù di una condizione di emergenza. Anche il proporzionale può consentire, peraltro, alleanze strategiche su piattaforme condivise (pensiamo al centrismo, al centrosinistra, ecc., negli anni di quella che, impropriamente, viene definita la Prima Repubblica), ma i processi di convergenza diventano più laboriosi, dopo il voto e possono dilatare i tempi e i vuoti politici.
Per questo, al di là della soluzione che verrà prescelta, in ordine alla legge elettorale, occorre cercare, fin da oggi, di ricostituire le alleanze o costruirne di nuove, tenendo conto delle evoluzioni degli ultimi mesi. Anche dopo la fine della legislatura e della grande alleanza che oggi sostiene il governo Draghi, ci sarà tanto da fare per il rilancio del Paese e per il superamento delle crescenti diseguaglianze e non può essere lasciata al caso la ricostruzione del quadro politico. Qualcosa deve muoversi per dare un nuovo indirizzo ad uno scenario che rischia l’eccessiva frammentazione. Questa esigenza ha impresso la spinta che si avverte da più parti verso la ricostituzione di un’area di centro che sarebbe probabilmente favorita da un eventuale correttivo del sistema elettorale in senso proporzionale e dal progressivo logoramento dello schema bipolare. Diversi segmenti e cespugli si muovono in questa direzione, taluni ritenendo che una forza “cuscinetto” potrebbe consentire una sicura governabilità, rendendosi artefice, volta per volta, delle coalizioni e maggioranze possibili, altri meno preoccupati di un ruolo di governo, bensì ansiosi di dare voce ad un’area culturale da troppo tempo orfana di una rilevante rappresentanza politica. Un miraggio fin troppo coltivato, negli ultimi decenni, dopo la fine della Democrazia Cristiana, che finora ha stentato a trovare il suo spazio e che avrebbe qualche possibilità di realizzazione, solo se si rivelasse la risultante di una seria elaborazione di pensiero e di programma, storicamente inquadrata, rifuggendo improvvisazioni tattiche che si dissolvono in fretta, senza lasciare traccia.

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.