Russia fuori dallo Swift: ecco perché può succedere, e che cosa cambierebbe

Russia fuori dallo Swift: ecco perché può succedere, e che cosa cambierebbe

Due degli ultimi tasselli sono andati al loro posto nella mattinata di sabato, 26 febbraio. Prima Cipro, che ha confermato che non bloccherà la decisione di escludere la Russia dal sistema Swift. Poi l’Italia, che al presidente Zelensky — per bocca del premier Mario Draghi — ha comunicato l’intenzione di fare lo stesso, «appoggiando in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift».

Finora, quella di espellere le banche russe dal sistema internazionale di pagamento Swift era una decisione che sembrava in grado di spaccare l’occidente. Da un lato Joe Biden e Boris Johnson, che si dicevano pronti ad adottare la misura, ritenuta da molti, ma non da tutti, la più drastica ed efficace per sanzionare l’aggressione di Vladimir Putin all’Ucraina.

Dall’altro, almeno fino ad ora, gli europei, soprattutto Germania, Austria e — fino a ieri — Italia e Cipro, che preferivano aspettare e prendere misure non meno dolorose per la finanza russa, senza coinvolgere il sistema di messaggistica sul quale viaggiano circa la metà delle informazioni sui pagamenti cross-border, e che la Francia ha definito «l’arma nucleare della finanza. (Sabato il presidente ucraino Zelensky ha chiesto a Berlino e a Budapest di avere il «coraggio» di escludere la Russia da Swift; l’Ungheria ha spiegato di essere «al 100% allineata con l’Ue nei suoi sforzi congiunti. Non stiamo facendo nulla di meno di quello richiesto dalla posizione europea. E fare di più non dipende dall’Ungheria»).

Cos’è, nel concreto, il sistema Swift?

Si tratta di una cooperativa fondata nel 1973 il cui nome è l’acronimo di Society for worldwide interbank financial telecommunication. Swift ha sede in Belgio dunque risponde al diritto comunitario. Prima di allora gli ordini di pagamento e di trasferimento internazionale di denaro viaggiavano attraverso telex. Swift ha introdotto un sistema di codici attraverso il quale singoli istituti impartiscono ordini di pagamento in sicurezza.

Si tratta dunque della trasmissione di informazioni e garanzie, senza il trasferimento fisico di valuta. In altre parole: non è che le transazioni avvengano sul sistema; la funzione di Swift è quella di garantire che i messaggi relativi a un pagamento passino (e siano certificati) sulla rete per arrivare al creditore.

La transazione sarà poi saldata direttamente tra le istituzioni coinvolte, sui conti che ognuna ha con le altre. Si tratta di un sistema sicuro ed abbastanza efficiente.

Oggi circa 11 mila istituzioni finanziarie di oltre 200 Paesi diversi si servono di Swift per i loro scambi per un totale di circa 24 milioni di messaggi in un anno.

Fino a oggi un solo Paese è stato tagliato fuori da Swift: è accaduto nel 2012 con l’Iran.

La differenza di approccio — almeno fino a questo momento — tra Usa, Gran Bretagna e gli europei non sta tanto nella durezza della risposta da dare all’enormità dell’azione di Putin. Sta soprattutto nella diversa posizione in cui si trovano i diversi Paesi: come si sa, Germania, Italia e Austria sono molto dipendenti dal gas russo, a causa di errori e di sottovalutazioni strategiche del passato. Berlino, Roma e Vienna temono che, se pagare le forniture di gas a Mosca diventasse difficile, il Cremlino potrebbe ridurre o addirittura cessare le forniture. È il timore espresso ad esempio dal leader della Lega Matteo Salvini: «Bisogna valutare tutto fino in fondo, perché se impedisci pagamenti tra banche noi non abbiamo più il gas».

Probabilmente non succederebbe, ci sono altri modi per saldare le fatture: sono però più complicati, più costosi e il loro utilizzo potrebbe poi diventare una spinta per rafforzare le alternative all’uso dello Swift.

Gli europei, inoltre, ritengono che gli Stati Uniti e il Regno Unito abbiano altri mezzi per colpire le banche russe, dal momento che ospitano i due centri finanziari più potenti al mondo, New York e la City di Londra.

Il fatto che a «spostarsi» sia stata, sabato, anche Cipro è significativo: Cipro — come nota Max Seddon del Financial Times — è uno dei più grandi investitori stranieri in Russia (grazie ai russi con aziende offshore a Cipro che investono nel loro Paese d’origine), e la seconda banca più grande di Cipro è russa.

Ci sono alternative allo Swift? Sì: sono espedienti per regolare i pagamenti più o meno direttamente, anche se meno sicuri, più lenti e più costosi; il sistema di pagamenti Mir, lanciato dalla banca centrale russa nel 2017; il Cross-Border Interbank Payment System lanciato nel 2015 dalla Cina per le transazioni in yuan.

Al di là dello strumento utilizzato, colpire le banche russe è una delle sanzioni probabilmente più efficaci per fare pagare un prezzo elevato a chi ha dichiarato la guerra in Europa.

Se gli Stati Uniti decidono di impedire l’accesso al mondo del dollaro a chi fa transazioni con le banche russe, l’effetto potrà essere devastante.

E già oggi la grande finanza internazionale sa che effettuare operazioni in dollari a nome di clienti russi sulla piazza di Londra (dove passa due quinti delle operazioni di cambio, 2.700 miliardi di dollari al giorno) è ad alto rischio. La finanza russa è ormai in un angolo: pericoloso toccarla.

Anglosassoni ed europei dovranno – assieme – decidere con quali strumenti danneggiarla al punto di fare vacillare l’avventurista Putin.

 

dal sito www.corriere.it