LA GLOBALIZZAZIONE CANCELLATA

                                          Opera di Henri Rousseau

Ricordate la globalizzazione e i movimenti no-global? La pandemia? Ebbene, con la guerra della Russia contro l’Ucraina ogni residuo di globalizzazione sparisce. Si proprio quella Russia da più di 20 anni delegata da Germania e Italia ad approvvigionarle di energia.
Del resto l’Europa si era illusa che la crescita dell’economia cinese portasse ad una condizione di tranquillità sociale e di sicurezza tale da non farci prendere nessuna posizione pro o contro Cina stessa e Russia con la silenziosa posizione della Nato. Come dicevamo la guerra in atto ha asfaltato le certezze nelle quali fino a poco tempo fa avevamo sperato.
Andiamo nell’analisi geo-economica particolareggiata.
Storicamente le guerre possono terminare in molte maniere.
Prevalentemente cessano con la diplomazia o con disastri e morti.
Per la vicenda Ucraina nessun passo rilevante ha fatto finora la diplomazia nel mettere in piedi una mirata negoziazione per la pace.
Ci troviamo di fronte ad un’escalation complessa senza precedenti, il che si adatta alle confuse strategie militari e commerciali degli Usa contro la Russia.
Putin va condannato “senza se e senza ma”, per principio.
Cosa diversa è prendere una posizione chiara riguardo al ruolo dell’Occidente nel portare avanti questa guerra.
Ci chiediamo il perché delle perplessità statunitensi, russe e ucraine nelle conduzioni delle trattative per portare alla pace.
Il ruolo del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è controverso.
Contro Zelensky c’è comunque un dissenso interno molto forte.
Il Presidente Zelensky ha esposto il Popolo ucraino ignorando il Protocollo di Minsk (2014) che segnava la fine della guerra nella regione del Donbass in Ucraina.
Pare che Zelensky abbia ricevuto miliardi per tutto il gas russo che scorre in Europa attraverso l’Ucraina e ha messo a repentaglio il suo stesso Paese a beneficio delle compagnie petrolifere ucraine per tagliare la Russia dal rifornimento all’Europa.
Un comportamento che rievoca il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama quando nel 2013 voleva invadere la Siria per impedire alla Russia di realizzare un gasdotto per rifornire l’Europa, preferendo, invece, la costruzione di quello del Qatar. Tutto ciò per consentire al Donbass di avere una parvenza democratica per abbandonare così la pretesa sulla Crimea (sempre stata russa e non ucraina).
Inoltre la nomina della Nuland a nuovo sottosegretario per gli affari politici ha portato, pare, al finanziamento del battaglione ucraino di estrema destra para-nazista Azov ed ha permesso che circa 500 appartenenti di Al Qaida arrivassero in Ucraina. Ma dopo l’11 Settembre del 2001 non ci avevano detto che Al Qaida era una espressione del più feroce e sanguinario terrorismo contro l’Occidente?
Verità con velocità in tempi diversi e contraddittori! Poveri noi!
Il conflitto in atto si è trasformato dunque in un duello tra la Russia con i suoi principali alleati anche se vi sono alcune nazioni defilate e l’Occidente. Comunque vada il risultato avrà ripercussioni sugli equilibri mondiali così come sull’organizzazione globale degli approvvigionamenti come dicevamo.
Pari dignità in tutto e per tutto da costituire la base per un’Europa più forte, coesa e partecipata.
L’iniziativa del Premier Italiano Draghi è coraggiosa e parla di cessate il fuoco prima di ogni cosa. Intanto le sanzioni occidentali ad oggi non hanno fermato il conflitto, anzi lo inaspriscono. La Cina sostiene senza convinzione le ragioni russe e contribuisce all’allargamento tra Occidente e resto del mondo. L’Europa sostiene l’Ucraina ma non riesce ad operare su piano diplomatico efficacemente mentre si stanno aprendo
spiragli di pace tra le parti.
La guerra è tornata, ti mette di fronte a scelte discriminanti, mette a nudo, al bisogno chiederesti “Tu che faresti al posto loro? Nella loro situazione?” Dai modi di comportamento capiamo il peggio e il meglio della nostra umanità nel concreto.
L’aggressione militare russa contro l’Ucraina sta facendo riflettere sicuramente i Leader Europei e nel contempo devono fare “Mea Culpa” sulla costruzione Europa. Se fino a due mesi fa ci si poteva vantare di essere arrivati a 76 anni di pace con un modello di convivenza pacifico e democratico tra Stati Europei, quasi
un punto di riferimento mondiale sul piano dei diritti e del Welfare, oggi non è più così.
Questa guerra tra Russia e Ucraina, ha messo in risalto tutto ciò che non va nell’Unione Europea. Abbiamo
soltanto la moneta in comune.
La UE non ha autonomia strategica in campo militare, in piano energetico ,in beni fondamentali dalle materie prime, alimentari, manca una Nasa. Da ciò l’urgenza di un’Agenda Politica UE che punti ad un profondo cambiamento di rotta concentrandosi su obiettivi indispensabili, primo fra tutti l’esercito militare comune europeo.
Ma a parte molte varianti come ad esempio la destituzione interna di Putin stesso o una guerra allargata, siamo sicuri che l’oligarca russo non punti proprio a monitorare da molto vicino la Polonia e le Repubbliche baltiche? Intanto il Papa fa il Papa e la Chiesa cattolica è inerte se non fosse per il mondo della Solidarietà e del Volontariato.

 

di Francesco Petrucci

 

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Assistente dell’Amministratore Delegato OLIVETTI EUROCOMPUTERS.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.
Direttore delle Ricerche del CEFRASM Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo