Aumenti della bolletta energetica tra il 25 e il 50% per un ristorante su tre

Aumenti della bolletta energetica tra il 25 e il 50% per un ristorante su tre

Lo rileva il rapporto annuale sulla ristorazione elaborato da Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi. Nel 2021 oltre il 71% delle imprese della ristorazione ha dichiarato di aver registrato una contrazione del proprio fatturato rispetto al 2020: “Stop misure restrittive non più rinviabile”

Oltre l’87% dei pubblici esercizi dichiara di aver subito aumenti della bolletta energetica: uno su tre lamenta rincari tra il 25% e il 50% e quasi il 20% denuncia rincari superiori al 50%.

È quanto si legge nel rapporto annuale sulla ristorazione 2021 elaborato dalla Fipe, che sottolinea come oltre “alla crisi pandemica si è aggiunto a partire dalla seconda parte dell’anno un ulteriore grave problema: l’impennata dei prezzi prima sul versante delle materie prime energetiche e successivamente su quello dei prodotti alimentari”.

Per quanto riguarda i prodotti alimentari, oltre l’85% delle imprese registra aumenti dei listini da parte dei propri fornitori che nella maggioranza dei casi oscillano tra il 10% e il 25%.

Non mancano tuttavia situazione estreme con aumenti al di sopra del 25%. Si esprime in tal senso il 19,2% delle imprese intervistate.

Nel 2021 oltre il 71% delle imprese della ristorazione dichiara di aver registrato una contrazione del proprio fatturato rispetto al 2020. Tra queste ben il 32% ha lamentato una diminuzione che va oltre il 20%. E’ quanto si legge nel rapporto annuale sulla ristorazione 2021 elaborato da Fipe.

Per appena il 16% delle imprese il 2021 è stato l’anno della parziale ripartenza. Per queste imprese, il fatturato è cresciuto anche se per la maggioranza di esse di meno del 10%. Le complicazioni legate all’obbligo di green pass (48%) e il calo della domanda a seguito delle restrizioni (44,6%) sono i fattori che nel 2021 hanno maggiormente condizionato la dinamica del fatturato dei pubblici esercizi.

Non va trascurato quel 30,7% di imprese che segnala i condizionamenti psicologici dovuti alla recrudescenza della pandemia che è stata particolarmente intensa proprio nella seconda parte dell’anno quando le attività hanno comunque potuto continuare a lavorare.

Con queste premesse, si legge nel rapporto, risulta scontato che i volumi di attività raggiunti nel 2019 siano ancora lontani. Quasi l’86% delle imprese dichiara che anche nel 2021 i ricavi sono rimasti sotto i livelli pre-pandemici. Tra queste, il 75% denuncia un calo superiore al 10%. In media tra il 2021 e il 2019 si registra una riduzione del fatturato del 13%.

Quasi 200 mila dipendenti in meno nella ristorazione rispetto a 2019
In termini di lavoro dipendente le imprese del settore della ristorazione hanno perso nel 2020 oltre 243 mila unità che sono state solo in minima parte recuperate nel corso del 2021.

Il risultato è che in questo ultimo anno il numero dei lavoratori dipendenti è ancora inferiore di 194 mila unità rispetto ai livelli del 2019.

La Fipe sottolinea come il tema del lavoro sia “senza ombra di dubbio la grande emergenza scatenata dal covid e dalle misure restrittive introdotte nel settore dei pubblici esercizi”.

Stop misure restrittive non più rinviabile
“Non è più rinviabile l’eliminazione delle misure restrittive adottate in Italia per mitigare la pandemia. Misure che oggi, grazie ai vaccini, possiamo e dobbiamo cancellare, anche per ricostruire un clima di fiducia in grado di riavviare i consumi in forte sofferenza”.

Lo afferma il presidente Fipe, Lino Stoppani, in occasione della presentazione del rapporto sulla ristorazione rimarcando che “il deflagrare del conflitto bellico in Ucraina sta avendo e continuerà ad avere un impatto fortissimo sulle nostre attività, sia per gli effetti sulla dinamica dei prezzi delle materie prime energetiche e sull’approvvigionamento di specifiche materie prime alimentari, sia per le giuste e necessarie sanzioni elevate dalla comunità internazionale a carico della Russia e sia per l’effetto domino sui flussi turistici, linfa vitale per il nostro settore”.

 

dal sito www.agi.it