BCE, guerra pesa su economia e inflazione: possibile stop acquisti titoli di Stato nel III trimestre

BCE, guerra pesa su economia e inflazione: possibile stop acquisti titoli di Stato nel III trimestre

La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia produrranno “un impatto rilevante” sull’economia e sull’inflazione nell’area euro, “attraverso il rincaro dell’energia e delle materie prime, le turbative del commercio internazionale e il peggioramento del clima di fiducia”. Lo rileva la Banca Centrale Europea, che nel bollettino economico aggiunge che l’entità degli effetti “dipenderà dall’evoluzione del conflitto, dall’impatto delle sanzioni attuali e da eventuali ulteriori misure”.

Intanto, come deciso dal Consiglio direttivo del 10 marzo “se i nuovi dati confermeranno l’aspettativa che le prospettive di inflazione a medio termine non si indeboliranno, si porrà termine agli acquisti netti” di titoli con il piano App “nel terzo trimestre”. “Saranno pari a 40 miliardi di euro ad aprile, 30 miliardi di euro a maggio e 20 miliardi di euro a giugno”, si legge nel documento. E “la calibrazione per il terzo trimestre – prosegue – sarà guidata dai dati e rifletterà l’evolversi delle prospettive”. La stessa BCE, ha poi rilevato che a fronte di queste decisioni i differenziali tra titoli di Stato dell’area euro “sono aumentati in alcune giurisdizioni”, salvo successivamente “diminuire nuovamente a causa del graduale acuirsi della guerra in Ucraina”. “Ad esempio di 19 punti base in Italia – si legge – 12 punti base in Portogallo e 11 punti base in Spagna tra il 2 e il 4 febbraio 2022. Tuttavia, il recente inasprimento del conflitto russo-ucraino ha più che invertito il movimento al rialzo, quando le aspettative di aumento dei tassi di interesse si sono attenuate”.

In ogni caso se all’opposto le prospettive di inflazione a medio termine dovessero moderarsi o le condizioni di finanziamento risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso il conseguimento dell’obiettivo di inflazione del 2 per cento, “il Consiglio direttivo sarà pronto a rivedere il calendario degli acquisti netti di attività in termini di entità e/o durata”, ha concluso la BCE.

Proprio in merito all’inflazione il documento di Francoforte ha rilevato che è salita al 5,8% a febbraio dal 5,1% di gennaio e prevede che aumenterà ulteriormente nel breve termine. “L’inflazione energetica, che ha raggiunto il 31,7% a febbraio, continua a essere la ragione principale dell’alto tasso di inflazione generale e sta spingendo al rialzo i prezzi in molti altri settori – si spiega nel documento –. Anche i prezzi dei generi alimentari sono aumentati, a causa di fattori stagionali, costi di trasporto elevati e prezzi più elevati dei fertilizzanti. I costi dell’energia sono aumentati ulteriormente nelle ultime settimane e ci sarà una maggiore pressione su alcuni prezzi di generi alimentari e materie prime a causa della guerra in Ucraina”.

“Gli aumenti dei prezzi sono diventati più diffusi. La maggior parte delle misure dell’inflazione sottostante è salita negli ultimi mesi a livelli superiori al 2%. Tuttavia – precisa l’Istituzione europea –, non è chiaro quanto sarà persistente l’aumento di questi indicatori, dato il ruolo dei fattori temporanei legati alla pandemia e gli effetti indiretti dell’aumento dei prezzi dell’energia. Gli indicatori di mercato suggeriscono che i prezzi dell’energia rimarranno elevati più a lungo del previsto, ma si modereranno nel corso dell’orizzonte di proiezione. Anche le pressioni sui prezzi derivanti dalle strozzature dell’offerta globale dovrebbero placarsi”.

Le proiezioni macroeconomiche di marzo 2022 della BCE prevedono un’inflazione annua al 5,1% nel 2022, al 2,1% nel 2023 e all’1,9% nel 2024, un valore sostanzialmente superiore rispetto alle precedenti proiezioni di dicembre, soprattutto per il 2022. L’inflazione al netto di generi alimentari ed energia è prevista in media del 2,6% nel 2022, 1,8% nel 2023 e 1,9% nel 2024, che è anche superiore alle proiezioni di dicembre. Qualora lo scenario avverso sopra descritto si concretizzasse, l’inflazione potrebbe aumentare di 0,8 punti percentuali nel 2022. Con il riequilibrio dei mercati del petrolio e del gas, i forti picchi dei prezzi dell’energia si attenueranno gradualmente, facendo scendere l’inflazione al di sotto della linea di base, soprattutto nel 2024. scenario più grave, l’inflazione sarebbe superiore di 2 punti percentuali nel 2022, con un’inflazione significativamente più elevata anche nel 2023.

dal sito www.ilmessaggero.it