Italia Meteo, Cacciamani: “Partenza operativa entro un anno”

 

Dopo la nomina a direttore della futura Agenzia Italia Meteo, Carlo Cacciamani parla delle tappe di avviamento della prima agenzia meteorologica civile italiana

Italia Meteo potrebbe essere operativa già tra un anno, almeno questa è la speranza di Carlo Cacciamani, direttore dell’agenzia meteo nazionale. Con lui abbiamo parlato dei primi passi che dovrà compiere il nuovo ente di meteorologia civile. Tra questi le convenzioni con il servizio meteo dell’Aeronautica Militare, con le strutture di ricerca, con le realtà regionali e locali di meteorologia e un lavoro per omogenizzare il “linguaggio” e i dati delle previsioni meteo a livello nazionale.

Quando sarà pronta a partire secondo lei Italia Meteo?
“È una domanda difficile, manca un ufficio personale, una contabilità. Io auspico che nel primo anno si possa già mettere il treno sulla rotaia. Mi auguro di costruire le basi in un anno. E poi nei tre anni del mio mandato spero di avviarla verso la meta. Bisogna tener presente che i servizi nazionali meteorologici hanno anni di storia alle loro spalle e quindi prima di arrivare a quei livelli ci vorrà del tempo”.

Quali saranno i primi passi che muoverà l’agenzia?
“Sono stato nominato direttore con un decreto su proposta della Presidenza del Consiglio firmato dal Capo dello Stato. Le prime cose che dovrò fare sarà costruire la struttura che deve operare nel settore della meteorologia, della climatologia e dello stato del mare. Una realtà che sarà costituita da 4 aree dirigenziali: un’area operativa che si occuperà di servizi come le previsioni meteorologiche e l’osservazione in tempo reale dei dati e dovrà diffonderle in modalità h24, un’area di ricerca e sviluppo, perché lavorare in meteorologia necessita che vi sia un’adeguata ricerca scientifica alla base e quindi una parte del personale dell’agenzia si occuperà di questo stando al passo con quello che viene scoperto da altre istituzioni italiane e non. Poi ci sarà un’area che deve gestire le reti di monitoraggio meteorologico e quelle informatiche e infine un’area amministrativa”.

I passi successivi quali saranno?
“L’agenzia dovrà stipulare convenzioni con gli altri enti meteorologici esistenti, come il servizio meteo dell’Aeronautica, le Arpa, i consorzi meteo, la Protezione Civile. Questi contratti prevederanno anche l’utilizzo di alcuni strumenti di cui questi enti si servono, come le reti di monitoraggio al suolo di proprietà regionale, le reti radar, quelle satellitari etc. All’interno di questi contratti saranno indicati quali dati potranno essere scambiati. Poi l’agenzia dovrà fare un lavoro molto importante di omogenizzazione dei dati perché tutte queste strutture operano a livello regionale e ciascuna secondo standard ben definiti sia nelle previsioni che nelle policy, che nella manutenzione degli strumenti di monitoraggio e non esiste un unico standard. Per dirlo con un paragone, se parliamo di comunicazione, oggi in meteorologia si parlano tanti dialetti, il compito dell’agenzia sarà quello di dar vita all’italiano, uno standard unico, omogeneo. Si tratterà di una operazione di mutua collaborazione non solo per i dati, ma anche per quanto riguarda il personale di Italia Meteo, che al momento ha 52 persone di staff, compresi i 4 dirigenti, e 30 consulenti, ma potrà collaborare con gli altri enti e le modalità di accesso dalle altre strutture operative potrà avvenire attraverso la mobilità, ad esempio”.

Come opererà per esempio nel campo delle previsioni meteo?
“Ci sarà una sala operativa che potrà avere anche immagino delle succursali in altri posti di Italia anche se la sede unica è a Bologna. E questo potrebbe far sì che queste piccole sale operative siano in contatto con la sede centrale una o due volte al giorno come avviene ad esempio in Svizzera dove ogni giorno c’è un contatto tra i meteorologi di Meteo Swiss che lavorano tra Zurigo, Ginevra e Locarno. Ma al momento non c’è ancora questa struttura, è ancora tutto da fare”.

Torniamo indietro. Quando nasce Italia Meteo? E che cos è l’Agenzia?
“L’agenzia Italia Meteo è nata con la legge 205 del 2017, la finanziaria. E contestualmente all’istituzione dell’agenzia viene anche costituito il comitato di indirizzo della meteorologia e climatologia, composto da 13 persone che devono sovraintendere le strategie meteorologiche e climatologiche del Paese. Tra le varie attività, questo comitato aveva anche come compito quello di definire i documenti programmatici dell’agenzia Italia Meteo, cioè lo statuto dell’agenzia che descrive struttura e organi di Italia Meteo e concorre a organizzare la ricognizione dei beni, delle tecnologie (reti di monitoraggio, radar, etc.), delle persone che oggi lavorano in Italia nelle strutture pubbliche a vario titolo nel settore della meteorologia. E hanno dato vita al regolamento dell’agenzia che stabilisce in che modo il nuovo ente dovrà comportarsi con le altre realtà esistenti in Italia. L’Agenzia è un servizio meteorologico nazionale che deve svolgere attività di previsione meteo, monitoraggio, valutazione climatica, gestione dei dati, comunicazione e rapportarsi a livello internazionale con realtà omologhe. Tutto ciò deve essere fatto rapportandosi con gli altri enti, come ad esempio il servizio meteo dell’Aeronautica, come le Arpa a livello regionale, consorzi a vario titolo che sono già presenti sul territorio, strutture di ricerca, come il Cnr, e la Protezione Civile. L’agenzia avrà questo doppio ruolo: fare previsioni meteo nazionali e coordinare tutte le strutture meteo che operano in Italia, ad esempio a livello regionale. Essa nasce perché serve un servizio meteo nazionale che oggi in Italia è carente”.

Come mai in Italia è mancato il servizio meteo nazionale civile?
“In Francia e Germania ad esempio, paesi grandi come l’Italia, hanno strutture meteorologiche nazionali molto più forti con migliaia di persone che ci lavorano. In questi paesi è presente sia un servizio civile che uno militare, mentre in Italia fino a oggi c’era solo quello militare dell’Aeronautica Militare, quindi il servizio meteorologico nazionale è stato sempre gestito dalla Difesa. Le ragioni di questa mancanza sono tante, un po’ perché non si è mai sviluppata troppo la disciplina della meteorologia anche in ambito accademico, a differenza di altri paesi che hanno università che sfornano personale qualificato. Poi forse perché non c’è stata una richiesta così forte di prodotti meteo. Ma la ragione principale secondo me è che in Italia non c’è mai stata una domanda di meteorologia specialistica che sia di ausilio per gli altri ministeri e per gli assessorati in vari settori, ad esclusione della Protezione Civile e dell’Agricoltura. Una domanda che è nata solo di recente”.

dal sito www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it