IL CONFLITTO E L’URGENZA DI UN’INIZIATIVA POLITICA

                                       Murale, Street Art

Mentre i venti di guerra continuano a soffiare senza che affiorino neppure i più timidi segnali di attenuazione e tanto meno di tregua, la politica italiana si interroga sul proprio ruolo e sul proprio potenziale, nell’attuale scenario internazionale. La coalizione di governo, quasi miracolosamente assemblata da Draghi poco più di un anno fa, sembra reggere l’urto delle pesanti conseguenze economiche e politiche innescate dal conflitto anche per il nostro Paese e si rivela ancora piuttosto compatta, rispetto agli scogli più insidiosi, come il supporto di armamenti a favore dell’Ucraina e la riforma dell’ordinamento giudiziario, appena approvata dalla Camera. Ma le posizioni evidenziano una crescente stanchezza e la preoccupazione di un possibile raffreddamento dei rispettivi elettorati, sempre più viva in ragione dell’avvicinamento alla conclusione naturale della legislatura e di un voto assai incerto, non si sa bene con quale legge elettorale e per eleggere un Parlamento a ranghi molto più ridotti, rispetto all’attuale e a quelli che l’hanno preceduto. I partiti sono chiamati a interrogarsi sulle nuove frontiere della coesistenza pacifica, dinanzi a questa guerra così disastrosa, assurda ed inattesa. Le alleanze, l’Europa, la Russia, il multilateralismo…, temi che in questa fase costringono le classi dirigenti di ogni paese a fare i conti, in modo più stringente e in tempi più veloci, con le sfide poste da un mondo che cambia, schemi ed equilibri che sembravano acquisiti e che sono stati invece rapidamente travolti, interrogativi che, fino a due mesi fa, tendevamo forse a differire comodamente nel tempo o addirittura ad ignorare. Le autocrazie, le contese territoriali diffuse in molte parti del mondo, l’aggressività di potenze sempre meno preoccupate di reazioni e sanzioni della comunità mondiale rappresentano una realtà con cui tutti potremmo essere chiamati a confrontarci, forse anche inaspettatamente e senza preavviso. L’Unione Europea si è finora mostrata compatta nella difesa dei diritti di un Paese sovrano arbitrariamente attaccato da una potenza più grande e soverchiante, nel rapporto di forza, benché l’Ucraina abbia mostrato una capacità di resistenza e di contrasto, ben superiore alle più realistiche previsioni, creando serie difficoltà agli aggressori e ostacolandone i disegni originari.
Ma fino a che punto potrà spingersi l’aiuto militare degli occidentali ? E dove potrà arrivare la reazione di Putin ? Il conflitto continua a seminare morte, distruzione ed orrore e rischia di degenerare e di estendersi ad aree limitrofe. Considerando che ormai la Nato – con i suoi vincoli e i suoi potenziali automatismi – lambisce i confini dell’area di guerra, il quadro è diventato molto pericoloso in ambito continentale, se non proprio globale, considerando anche il rischio incombente del ricorso alle armi più temute e distruttive. Anche l’Italia ha finora offerto supporto all’Ucraina, in diverse forme, inclusi gli armamenti, ma la classe politica non può limitarsi a reiterare volta per volta i provvedimenti in tal senso, deve interrogarsi su come portare il proprio contributo alla soluzione di una crisi che altrimenti potrebbe prolungarsi per anni, con derive imprevedibili e, con tutta probabilità, disastrose per tutti !! Troppi però sembrano rassegnati a questa prospettiva, all’ineluttabilità di un conflitto lungo e rovinoso. Il Presidente Mattarella, nel suo intervento dei giorni scorsi all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ha evocato la necessità di soluzioni creative per la salvaguardia della pace. Potrebbe ritenersi un’appropriata risposta ai rassegnati. Anche quando l’apparenza avvalori la sensazione della preclusione generalizzata di ogni possibilità di dialogo, la politica “creativa” deve mettersi in moto e procedere gradualmente verso possibili forme di accordo. Le parti in causa, da sole, non possono riuscire, occorrono autorevoli “facilitatori”. Macron, Presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, che in Francia ha vinto bene le elezioni presidenziali e, favorito dal doppio turno – che penalizza i partiti estremi – e dal declino di gollisti e socialisti francesi, vincerà bene, probabilmente, anche le elezioni legislative di giugno, può ritenersi forse il più accreditato per tentare l’impresa. Ma anche la Cina, che per ora è apparsa orientata a rimanere in finestra, potrebbe avvertire crescenti preoccupazioni rispetto alle iniziative imbarazzanti e pregiudizievoli di un paese amico, ormai troppo turbolento, come la Russia di Putin. E cogliere l’esigenza di una propria partecipazione alla mediazione e all’azione di dissuasione dello stesso Presidente russo. Forse il Presidente Xi potrebbe ritenersi l’interlocutore più efficace per il regime moscovita. E anche l’Italia potrebbe giocare la sua parte, con un ruolo propulsivo e, appunto, “creativo” che consentirebbe, inoltre, allo stesso Draghi di smorzare così l’ulteriore elemento di tensione che la guerra ha ingenerato nella sua composita maggioranza, tra fautori di un appoggio pieno all’Ucraina, anche in termini di armamenti e settori più prudenti sotto questo profilo (come il leader pentastellato Giuseppe Conte), pur nella indiscussa solidarietà al Paese vittima dell’odiosa ed assurda aggressione.

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.