Famiglie, crisi energetica e inflazione in cima ai timori

Famiglie, crisi energetica e inflazione in cima ai timori

Rapporto Confcommercio-Censis: circa un quarto dei nuclei familiari si attende una riduzione del reddito o dei consumi, la metà un calo dei risparmi

Per oltre un terzo delle famiglie italiane in cima alle preoccupazioni c’è la crisi energetica, con il conseguente aumento delle bollette e dei carburanti che nel breve e medio termine ha effetti molto consistenti sulla capacità di spesa e di risparmio. Circa un quarto delle famiglie italiane (il 26% per l’esattezza), si attende una riduzione del proprio reddito o dei consumi (il 24%). Il 47,6% si attende una riduzione dei risparmi, a fronte di un 43,3% che non prevede alcun cambiamento e di un 9,1% che prevede un incremento.

È nel segno dell’incertezza il quadro che emerge dal rapporto “Outlook Italia – Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane 2022” realizzato da Confcommercio, in collaborazione con il Censis, presentato al Forum internazionale organizzato in collaborazione con Ambrosetti. Del resto, sulle attese delle famiglie ha influito una situazione che, dopo lo shock legato all’epidemia Covid del 2020, ha visto un inizio di ritorno alla normalità nel 2021, poi parzialmente interrotto dall’incremento record dei prezzi energetici e dalla guerra in Ucraina.

L’aumento del costo dell’energia frena i consumi
Quanto ai consumi prevalgono le attese di stabilità (47,9%) e di incremento (28,1%), anche se – come già detto – il 24% si attende una riduzione. Per quali ragioni ci si aspetta una riduzione dei consumi? Oltre la metà delle famiglie (54,8%) indica alcuni fattori di contesto, come l’aumento del costo dell’energia (20,5%), la paura di dover sopportare imminenti spese impreviste (15,2%), l’incertezza sul futuro (12,6%) causata dai grandi eventi internazionali, come una possibile recrudescenza della pandemia e la guerra in corso in Ucraina. Infine, come ultimo fattore (6,5%), la paura di perdere o ridurre le fonti di reddito familiare. Per poco meno della metà delle famiglie (45,2%) i consumi sono influenzati direttamente soltanto dalla situazione reddituale attuale.

Acquisti trainati dai bonus statali
Per le previsioni di acquisto nella seconda metà dell’anno, dal rapporto emergono due tendenze: da una parte c’è un significativo recupero nelle intenzioni di acquisto che, per molte tipologie di beni, tornano ai livelli pre-pandemici del 2019. Dall’altra c’è un aumento significativo nelle previsioni di spesa per ristrutturazioni edilizie, di acquisto di seconda casa e di acquisto di auto e moto. Sono gli incentivi statali, dunque, a trainare i consumi: le famiglie prevedono di effettuare l’acquisto di alcuni beni durevoli per la ristrutturazione abitazione (29,3%), mobili e arredamento (21,8%), autovetture (16,9%), biciclette (13%), abitazione (7,6%), moto o scooter (6,4%). Esce ridimensionato l’interesse per i prodotti tecnologici (27,7%) dopo il forte incremento legato al ricorso emergenziale allo smart working e alla didattica a distanza che hanno spinto nel 2021 le famiglie italiane a dotarsi di nuovi strumenti informatici.

Cresce il timore per il rischio occupazione
Sempre sul fronte delle attese e delle previsioni, la maggior parte delle famiglie non teme particolari rischi (51,9%), ma c’è un 15,8% delle famiglie seriamente preoccupato per un rischio-occupazione dei principali percettori di reddito (contro il 12,4% del 2021), dato che, analizzato per condizione socio-economica, sale al 17,4% per le famiglie di status medio-basso e raggiunge il 39,4% per quelle di status basso.

La crisi energetica in cima alle preoccupazioni
Con lo sguardo rivolto sempre al futuro, tra i fattori che preoccupano le famiglie italiane al primo posto, per oltre un terzo delle famiglie (33,4%), c’è la crisi energetica con il conseguente aumento delle bollette e dei carburanti che nel breve e medio termine ha effetti molto consistenti sulla capacità di spesa e di risparmio. Segue (25,9%) il riscaldamento globale e i suoi effetti planetari, un problema che evidenzia come la consapevolezza dell’importanza delle tematiche ambientali si stia diffondendo tra la popolazione. La terza preoccupazione indicata dalle famiglie italiane (20,6%) è strettamente collegata alla prima e in generale alla situazione di incertezza generale ed è l’inflazione che è tornata a crescere significativamente dopo molti anni con valori vicini allo zero.

Timore per l’impatto della dell’inflazione sulle retribuzioni
Circa una famiglia su cinque ha paura che la crescita dell’inflazione riesca ad erodere il potere di acquisto, anche vista la tendenza generale di mancata crescita delle retribuzioni. Ulteriori preoccupazioni sono legate al conflitto in corso in Ucraina: il 27% delle famiglie teme un coinvolgimento di altre nazioni, il 26,6% ritiene che possa trasformarsi in una guerra mondiale anche con l’uso di armi nucleari, il 23,4% è preoccupato per le ripercussioni economiche sull’economia del nostro Paese, il 16,9% teme il taglio delle forniture di gas da parte della Russia con le conseguenti difficoltà nei settori produttivi, il 6,1% infine si dichiara preoccupato per l’impatto economico dell’emergenza umanitaria determinata da milioni di profughi ucraini in arrivo in Europa.

 

dal sito www.ilsole24ore.com