LA VOCE DEBOLE DI PAPA FRANCESCO

                                            Opera di Pascelupo

Come da molto tempo, attraverso la zona di Roma Prati (dove abito) e attraverso Piazza del Risorgimento e Via della Conciliazione in direzione Piazza Venezia. Nel vedere la Cupola di San Pietro,”er Cuppolone”, come si dice in romanesco, provo una grande trepidazione, sempre con la stessa intensità. Imponente e un tempo luminosa.
Attualmente e non da poco prevale un color piombo con venature verde corrosivo.
Questa visione riflette la condizione nella quale si trova la Chiesa universale di Roma.
Brutta sensazione…
Comunque il Papa è Francesco e colori a parte e la Cupola è la Cupola maestosa.
Ma tentiamo di comprendere cosa sta succedendo nella Chiesa.
Il pontificato di Francesco ha raccolto i tratti essenziali dei due predecessori, una Chiesa universale quella di Giovanni Paolo II e una Chiesa Maestra morale quella di Benedetto XVI.
Francesco propone una Chiesa che non si sottrae alle infinite ricorrenti contraddizioni, ma che perde consenso progressivo.
E questo per Bergoglio è un problema da risolvere.
Aver adottato numerosi compromessi col mondo che scontentano comunità cristiane (vedasi quelle di Hong Kong) ha puntato ai grandi obiettivi, primo fra tutti la Cina, con cui pensava ad una nuova intesa “politica”.
Con l’aggressione russa all’Ucraina scoppia una guerra, ancora in essere, insidiosa per l’Occidente, il Papa è in grandissima difficoltà perché inascoltato.
La debolezza deriva da una sostanziale mancanza di Persone capaci per portare avanti quella politica estera, fiore all’occhiello del Vaticano, tale da svolgere un autorevole ruolo nel mondo . I tempi sono profondamente cambiati e la convinzione del Santo Padre che gli attuali titolari d’incarico erano all’altezza del compito sta sfumando giorno dopo giorno e ancora il Cardinale Parolin è lì. Inoltre Francesco, ha cercato di stravolgere equilibri interni senza successo.
La gerarchia in loco si è ormai stretta in una morsa di reazione, proprio per il processo di secolarizzazione che ha visto cadere (ancora no) qualche cardinalone pur nulla intaccando. Paradossalmente con le novità imposte da Bergoglio i tempi di giustizia si sono allungati e i personaggi (donne comprese) contano molto poco.
A livello territoriale basta dare uno sguardo alla Diocesi di Roma e ben si comprende la lunga paralisi di attività e pensieri in favore di tentazioni di poteri amministrativi. Le Parrocchie romane sono, tranne eccellenti eccezioni, praticamente in coma.
Non si organizzano nemmeno per partecipare agli Angelus, sempre più deserti, per essere presenti.
Se partisse dalla Diocesi di Roma il divieto a religiosi e religiose dell’uso selvaggio degli smartphone (letteralmente incollati agli schermi),forse si riscoprirebbero vocazioni autentiche non distorte.
In occasione del Sinodo in atto, sarebbe auspicabile superare quella chiamata da più “ecclesiastica burocrazia” che sta dividendo costantemente clero e credenti.
Francesco va incontro ad una perdita di gravità mondiale per aver accettato una dualità con l’Emerito Papa Benedetto ed essersi circondato da personaggi non in grado di coadiuvare l’alta Missione spirituale rappresentata dall’operato papale.
Pur riconoscendo alla contraddizione un ‘azione positiva di apertura al confronto, la “rigidità” – dichiarato molte volte da Francesco – sarebbe una patologia della fede, la quale invece vivrebbe di dubbio e di contraddizioni. Questa “cultura della contrapposizione polare“ elaborata al tempo dal teologo Romano Guardini (Bergoglio si sarebbe formato durante il suo soggiorno in Germania), si baserebbe quindi la contraddizione come contrapposizione tra due elementi ugualmente positivi, anche se in antitesi tra loro.
Ma tra il bene e il male non può esserci contrapposizione ma contraddizione.
Ed è proprio la contraddizione come prassi della Chiesa una delle profonde novità di questo pontificato. La questione è nella prassi quotidiana della lotta interna tra dicasteri pontifici e e il Papa.
Ci sarebbero delle vere e proprie lotte intestine legate a questioni di potere e alla fine escono posizioni diverse e spesso contraddittorie.
La Chiesa oggi è incapace di parlare con una voce sola per problematiche cocenti nelle relazioni interne. L’unica voce dev’essere quella del Papa, se non si vuole generare confusione. Speriamo che Francesco cambi i responsabili della politica estera e si accordi direttamente con le Chiese degli Stati (Germania e Usa per primi) per rivolgere appelli concreti di pace. Papa Bergoglio è un uomo di grande cuore ma non basta ,è la
spiritualità il cardine irrinunciabile della Chiesa.
Santità, senza autentica identità, noi Cattolici rischiamo di finire in un museo.

 

di Luciano Tommaso Gerace

 

Luciano Tommaso Gerace
Maggiorenne calabrese, nato da 2 trentenni e un lustro.
A vent’anni collabora con Don Luigi di Liegro nel settore stampa e pubblicità della CARITAS Diocesana di Roma.
Dal 1981 all’88, è stato responsabile del settore editoria nelle Confederazioni UIL e CISL.
Nell’84 Consigliere nella Società Editoriale delle tre Confederazioni.
Nel 1985 Capo Ufficio Stampa del Questore della Camera dei Deputati.
Consulente Ente Gestione Cinema – Consulente Istituto nazionale dell’Informazione INI.
Consulente EDITALIA poi ETI Ente Teatrale Italiano.
Consulente della Rivista storica IL TRAVASO DELLE IDEE.
Responsabile relazione esterne de L’Opinione Quotidiano.
Assistente dell’Amministratore delegato di ALITALIA.
Consigliere d’Amministrazione di OLIVETTI-OP Computer.
Direttore di ITALIANI Mensile stampato.
Nel 2008 con un gruppo di giornalisti e professionisti fonda il Mensile online wwwitalianitalianinelmondo.com che dirige come Direttore Responsabile.
Nel 2017 è stato responsabile relazioni pubbliche dell’Associazione Alamari Carabinieri Onlus.