L’Unione Europea adotta il nuovo regolamento sui servizi digitali

L’Unione Europea adotta il nuovo regolamento sui servizi digitali

Sotto la pressione delle lobby cambiano moderazione dei contenuti, responsabilità delle piattaforme e lotta alla disinformazione

Le istituzioni dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul regolamento per i servizi digitali (Digital Services Act), una legislazione orizzontale che introdurrà una serie di obblighi legali a tutte le aziende che offrono servizi su internet, in base al principio che quello che è illegale offline è anche illegale online.

La proposta legislativa si inserisce in uno sforzo complessivo di Bruxelles di aggiornare il proprio quadro legislativo per meglio affrontare le sfide generate dalle nuove tecnologie. L’ultimo regolamento a riguardo risale infatti al 2001, e non è più adeguato a far fronte alla disinformazione, i rischi per i consumatori e l’enorme peso dei giganti della rete.

“Il nuovo regolamento aggiornerà le regole di base per tutti i servizi online nell’UE. Garantirà che l’ambiente online rimanga uno spazio sicuro, salvaguardando la libertà di espressione e le opportunità per le imprese digitali”, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Questa e altre iniziative legislative nel campo del digitale hanno tuttavia incontrato una resistenza senza precedenti dalle grandi aziende tecnologiche. Già nel 2020 Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft hanno superato settori tradizionalmente dediti al lobbismo come le aziende farmaceutiche, le compagnie petrolifere e le banche.

Nel 2021, i cinque colossi della rete hanno di nuovo superato ogni record arrivando a spendere 27 milioni di euro. Secondo quanto emerso da dei documenti pubblicati dalle Ong Corporate Europe Observatory e Global Witness, tali soldi avrebbero, almeno in certi casi, sortito l’effetto desiderato.

Contenuti online
Il regolamento europeo stabilisce requisiti rigorosi per la rimozione di contenuti illegali. Per i contenuti ritenuti dannosi ma legali, le piattaforme avranno più discrezione ma dovranno a ogni modo rispettare la libertà di espressione. Inoltre, tutte le piattaforme dovranno spiegare come personalizzano i contenuti per i loro utenti tramite i loro algoritmi. Le grandi piattaforme dovranno anche fornire un sistema alternativo non basato sui dati personali, per esempio Facebook potrebbe presentare i propri post in ordine cronologico invece di quelli che hanno più interazioni.

Gli algoritmi delle piattaforme sono disegnati per tenerci quanto più tempo possibile incollati allo schermo, e nel farlo tendono a favorire post controversi e, a volte, vere e proprie bufale. L’anno scorso, l’ex impiegata di Facebook Fances Haugen ha rivelato come il meccanismo segreto del social network promuovesse violenza, disinformazione e un linguaggio discriminatorio.

Pubblicità online
Le nuove norme includono anche una serie di obblighi di trasparenza per la pubblicità, che dovrà essere chiaramente distinta da altri contenuti. Su impulso del Parlamento Europeo, sarà vietata la pubblicità mirata basata sui dati personali dei minori e su informazioni sensibili come opinioni politiche, orientamento sessuale e convinzioni religiose.

L’abuso di questi dati può avere ripercussioni importanti sui processi elettorali, come dimostrato dallo scandalo Cambridge Analytica che vide la manipolazione di milioni di utenti di Facebook durante le presidenziali americane del 2016 per favorire Donald Trump. Tuttavia, queste norme sono state rese meno stringenti grazie alla pressione dei giganti della rete. Il testo finale riflette una proposta di Google, in quanto non coprirebbe i metodi statistici molto diffusi nella pubblicità online.

Per esempio, tali metodi sono dietro un recente episodio che si è svolto alla vigilia del primo turno delle presidenziali francesi. Il candidato di estrema destra Éric Zemmour mandò un SMS a milioni di persone ritenute di religione ebraica, invitandoli a votare con un messaggio contro i mussulmani.

Rischi sistemici
La normativa europea include norme più severe per le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti nell’UE. Data la loro influenza sulle nostre società, le piattaforme come Instagram, YouTube e Twitter dovranno periodicamente valutare i cosiddetti ‘rischi sistemici’, come la disinformazione, i danni per la salute e il materiale estremista. Le piattaforme dovranno dichiarare come intendono affrontare tali rischi, e saranno scrutinate regolarmente. Se le misure prese saranno ritenute inadeguate, le multe potrebbe arrivare al 6% del fatturato totale. Un meccanismo emergenziale è stato aggiunto per affrontare situazioni come la guerra in Ucraina. In caso di crisi, la Commissione Europea sarebbe in grado di ordinare alle principali piattaforme delle azioni specifiche, come rimuovere la propaganda di guerra.

Consumatori e imprese
Chi intende vendere i propri prodotti online tramite piattaforme di e-commerce come Amazon ed eBay dovrà fornire una serie d’informazioni di base, che possano appurare l’identità del fornitore nel caso venda merce illegale o contraffatta. Dal canto loro, le piattaforme dovranno fare del loro meglio per verificare le informazioni. Nel caso una piattaforma sia inadempiente, i consumatori che subiscono danni potranno fargli causa direttamente. Il regolamento europeo include anche il divieto per i cosiddetti dark patterns, delle tecniche usate per manipolare gli utenti nel fargli fare qualcosa che non vogliono, come per esempio pop-up insistenti che chiedono il consenso per il trattamento dei dati personali.

Le piccole e micro imprese saranno esentate da una serie di obblighi per evitare il sovraccarico burocratico. In particolare, non avranno regole più stringenti sulla trasparenza o istituire un meccanismo per gestire i reclami. L’esenzione è estesa di un anno per le aziende piccole o micro che hanno raggiunto le medie dimensioni.

dal sito www.repubblica.it