IL FUTURO DEL GOVERNO: SPINTE DIVISIVE DELLE SCADENZE DEL VOTO

L’approssimarsi delle elezioni politiche induce necessariamente crescenti fibrillazioni tra i partiti e all’interno delle coalizioni costituite e/o costituende in vista di quell’appuntamento decisivo, ai fini di definire le condizioni di governabilità del Paese nella prossima legislatura, nella quale, presumibilmente, saremo ancora costretti ad affrontare i retaggi della guerra e della pandemia, proseguendo, inoltre, nell’attuazione degli obiettivi del Piano di ripresa e resilienza, per non perdere i relativi fondi. Già il raggiungimento di diciotto di tali obiettivi, sui quarantacinque in scadenza a fine giugno e, secondo autorevoli fonti governative, l’arrivo al traguardo di gran parte degli altri ancora prima della scadenza stessa, costituiscono motivo di ottimismo sulla tempistica e sulla produttività del governo, nonostante le ricorrenti tensioni nella sua maggioranza.
I partiti si rivelano, infatti, in questa fase, come stretti nella morsa tra l’agenda Draghi – che richiede compattezza e continua mediazione, con crescente disponibilità al compromesso – e la necessità di offrire adeguata tutela e rappresentanza ai rispettivi blocchi sociali di riferimento o, comunque, alle istanze che hanno finora contraddistinto le identità di questi stessi partiti. Ma come differenziarsi credibilmente, se fino a un momento prima sono state condivise con le forze concorrenti responsabilità di governo, adottando insieme misure delicate e tendenzialmente divisive ? Può profilarsi in questi casi, per qualcuno, la tentazione del “partito di lotta e di governo”, ricorrente nella storia italiana. Le ragioni di fibrillazione, in questo momento, all’interno della grande alleanza che sostiene il governo Draghi, non mancano certamente.
Le polemiche e i distinguo che hanno contrassegnato, in questi giorni, il dibattito sulle riforme delle concessioni balneari e del catasto, così come quelli sul supporto agli ucraini, in termini di armamenti, delineano le diverse impostazioni culturali e strategie delle forze interne alla maggioranza e costituiscono indicatori sulle possibilità di aggregazione, in vista delle elezioni politiche, soprattutto se dovesse conservarsi l’attuale sistema elettorale, il Rosatellum, caratterizzato da una forte componente di maggioritario. Altro tema divisivo potrebbe essere costituito dai cinque referendum del 12 giugno sulla giustizia, promossi da radicali e Lega, ma non sembra, al momento, richiamare una grande attenzione da parte del mondo politico, nonostante la rilevanza dei quesiti proposti agli elettori. I riflettori appaiono maggiormente puntati sugli assetti interni di partiti e coalizioni: il centrodestra, nonostante le frizioni emerse in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, continua, in sostanza, ad evidenziare tendenzialmente una comune identità programmatica, ponendosi, peraltro, in larga misura, come riferimento dei medesimi blocchi sociali. Si riscontrano punte di divergenza sulle forme di solidarietà all’Ucraina aggredita dalla Russia, ma prive di una valenza particolarmente dirimente, avendo Salvini necessariamente attenuato – se non ripudiato – il suo antico filo-putinismo, ormai difficilmente sostenibile, date le circostanze. Nell’ambito del centrodestra, l’imbarazzo dello stesso Salvini, rispetto ai trascorsi di simpatia putiniana e a iniziative un po’maldestre di politica estera che hanno provocato probabilmente incomprensioni anche nel suo stesso partito – pensiamo all’incauto blitz in Polonia e poi alla mancata trasferta a Mosca – e la sua difficile posizione di partner in un governo non sempre in sintonia con le impostazioni e con gli obiettivi della Lega, tirano la volata alla crescita di Fratelli d’Italia e alla sua affermazione, che allo stato apparirebbe abbastanza netta, come primo partito della coalizione (e anche primo in assoluto), con il probabile corollario del decollo della sua leader verso Palazzo Chigi, in caso di vittoria del centrodestra.
Sull’altro fronte dello scenario politico, l’asse PD-5 Stelle registra, obiettivamente, un rallentamento del processo di avvicinamento tra le due formazioni. La leadership Conte, nel Movimento 5 Stelle, sembra orientata ad accentuare il richiamo allo spirito e ai contenuti originari del Movimento stesso, discostandosi dall’atlantismo fermo e rigoroso di Draghi e di Letta, difendendo a spada tratta conquiste epocali come il reddito di cittadinanza contro tentativi “revisionisti” (leggasi Matteo Renzi), contrastando il progetto del termovalorizzatore, attraverso il quale la nuova amministrazione capitolina, a guida Gualtieri (PD), persegue l’obiettivo di arginare la maggiore emergenza della Città Eterna, quella dei rifiuti. Il rallentamento è indotto, peraltro, anche dalle incertezze sul coinvolgimento nella futura coalizione elettorale delle altre forze ascrivibili al centrosinistra, non tutte compatibili con le posizioni dei pentastellati (riferimento, non casuale, ai partiti di Renzi e di Calenda).
Mancano ancora, tuttavia, alcuni mesi al voto, con tante varianti possibili, prima fra tutte la legge elettorale.
Un possibile ritorno ad un sistema proporzionale, corretto o meno da sbarramento, privo di qualsivoglia meccanismo premiale per la coalizione vincente, produrrebbe l’effetto di eliminare l’automatismo dell’avvento al governo della coalizione stessa. E nel mondo politico anche questa ipotesi sembra farsi strada. Ma i tempi sono forse troppo stretti, per arrivare ad una modifica del sistema elettorale così sensibile ed incisiva, ai fini del quadro che potrebbe delinearsi nella prossima legislatura.

 

Immagine dal sito www.panorama.it

 

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.