LA MEMORIA DEL PESCE ROSSO

di | 1 Lug 2022

                           Elaborazione Immagine di Pietro Bergamaschini

Pare che il modo dire “avere la memoria di un pesce rosso” si riferisca ad alcune teorie scientifiche che attribuiscono al simpatico pesciolino solo qualche secondo di memoria.
Il paragone paradossale riguarda l’attuale nostrana classe politica.
La memoria “corta” associata alla impreparazione di fondo caratterizzano negativamente i nostri rappresentanti politici, i risultati sono sotto gli occhi e i recenti gravi astensionismi alla consultazione referendaria e alle recenti elezioni amministrative, lo dimostrano senza ombre di dubbio. Non ultima la frantumazione atomica dei CinqueStelle e la conseguente nascita di una “scatola giggina “che fa capo a Di Maio ormai ultra governativo senza perdere l’attitudine alle “gabole”e piroette cui ci ha abituato (dal 5G ,alla via della seta ,al reddito di cittadinanza etc…), sono una ennesima prova del disinteresse, fortemente percepito dagli elettori. Il valore elettorale del giggino partito sarà minimo ed andrà a fortificare Conte. Intanto Conte si lamenta (perché deve dimostrare almeno a se stesso di essere leader) di una curiosa vicenda esistenziale: Draghi come “il babàu” avrebbe chiesto a Grillo di buttarlo fuori dai Cinque Stelle ,quasi la cosa destasse scalpore… tracce di presenza? Ma la domanda va posta a Grillo sempre più istrionico commissario liquidatore con molte ansie personali ed economiche , oggi flautato difensore di Palazzo Chigi.
La fine del sistema dei partiti (in grave crisi un po’ in tutto il mondo delle democrazie rappresentative), hanno perduto ogni contatto con i loro “gruppi di continuità” territoriali.
La perdurante tendenza scontata è di tessere trame, accordi sottobanco e, favori ai lobbysti che ne finanziano le costose campagne elettorali, fino a difendersi con la logora giustificazione del complotto. Una visione non trasparente, grigio-opaco per nascondere nefandezze varie ed eventuali.
Si aggiunga la mancanza di idee, di proposte e la dismissione della responsabilità storica dei politici nel disegnare un futuro di benessere e lavoro per il Paese.
La progressiva scomparsa del ceto medio sottolinea una incombente povertà generalizzata. La spia di tali disagi è la disaffezione dei Cittadini al voto. Non solo la trentennale crisi dei partiti, ma la rassegnazione collettiva che chiunque vada al potere non sarà in grado di cambiare l’attuale stato delle cose anche nel caso divampino gli incendi della protesta sociale, sostanzialmente molto pericolosi per la sopravvivenza della forma democratica. E purtroppo in questa “società fluida” il rischio più consistente con la scomparsa delle fazioni populiste (Cinque Stelle e Lega ) e la nascita di gruppi eversivi è inevitabile. In seguito anche all’emergenza sanitaria pandemica e oggi alle problematiche energetiche rinverdite con la guerra in Ucraina e con la grave questione della siccità le condizioni economiche delle famiglie italiane sono veramente al limite.
A questo scenario infernale si associa lo strapotere(per carità garantito dalla Costituzione ma ormai inadeguato) dei Sindaci e dei Presidenti delle Regioni, i quali nel tempo, hanno accumulato l’enorme spesa relativa (pari al 70 per cento e passa dei bilanci degli Enti regionali!), gestita dai faraonici apparati burocratici regionali che ne fanno, in primo luogo, centri di potere clientelare per la distribuzione di appalti e risorse pubbliche, assoggettandole a sprechi ormai incalcolabili ( che fine hanno fatto le inchieste sulle mascherine nel Lazio e in Lombardia? Oppure come sono stati gestiti i fondi per il terremoto di Amatrice? Potremmo continuare all’infinito. … Un disastro che investe tutti politici, dirigenti, addetti alla trasparenza e ai controlli contabili, ditte beneficiate e persino fruitrici di bonus avallati da dirigenti” distratti”.
Ma possiamo andare avanti così? Gli unici presunti risparmi sono state le chiusure degli ospedali e la riduzione degli interventi per i disabili con l’introduzione di quei ticket sanitari che dovevano essere aboliti ….Tutto a danno dei Cittadini contribuenti . Una sorta di “cleptocrazia” tentacolare quanto camaleontica.
Questa “armata Brancaleone” di amministratori pingui e dirigenti affezionati solo ai barbecue amicali per compiacere magari i loro superiori…ha memoria di questo Paese ? Enrico Letta, Giorgia Meloni, dei CinqueStelle ormai non saprei…, Silvio Berlusconi come mistico epanado, Matteo Salvini e compagnia cantante sanno da dove parte la storia repubblicana del nostro Paese? Cerchiamo di ricordarglielo sommessamente con un breve excursus.
L’inizio eroico della lotta di Liberazione sconfigge finalmente l’oppressore nazi-fascista completando concretamente la liberazione dell’intero Paese, con l’apporto fondamentale degli Alleati sfonda finalmente la linea gotica e si giunge alla conquista di Milano, con la sfilata dei partigiani armati, guidati da Sandro Pertini. Senza questi eventi non avremmo avuto la conclusione vittoriosa del movimento di liberazione, composto con lungimiranza da tutte le forze politiche unite.
Questa scelta determinò la decisione sul referendum monarchia-repubblica, passaggio decisivo per lo sviluppo democratico e la definizione straordinaria della Carta costituzionale dopo il riconoscimento del diritto per la prima volta del voto alle donne. Il clima di eccezionale collaborazione alla Costituente favorì una intesa sui principi e i valori fondamentali della vita associata che restano ancora oggi a fondamento della nostra vita democratica e civile. Un clima che resse sostanzialmente anche dopo il viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti con la scelta di un nuovo governo senza le sinistre. C’era il nuovo clima della guerra fredda, che lo statista trentino seppe anticipare con la sua saggezza, accompagnandola con la scelta atlantica e l’alleanza privilegiata con gli Usa. Indispensabile per gli aiuti di cui l’Italia aveva assoluto bisogno per la ricostruzione in una condizione in cui scarseggiava anche il grano per il pane quotidiano. A tutto questo si accompagna una grande mobilitazione popolare e un imponente moto migratorio interno ed internazionale, la riforma agraria, le opere pubbliche e poi la cassa per il mezzogiorno. Tutta l’Italia è un grande cantiere con la progettazione dell’autostrada del sole, scuole e case popolari in ogni dove. E all’Est L’Unione Sovietica del 1956 invade l’Ungheria, nel 1968 la Cecoslovacchia, nel 2014 la Crimea per ricostituire l’impero russo sotto gli occhi imperturbati dei comunisti europei. Torniamo in Italia, dove decisiva fu la partecipazione convinta del mondo del lavoro e delle imprese, mentre la stessa dialettica governo-opposizione si esprime con una misura di consapevolezza per la straordinarietà del momento. Matura l’esigenza di superamento del centrismo degasperiano, processo lento e graduale che alla fine sbocca nel primo governo organico di centro sinistra Moro- Nenni. Equilibrio che dura non senza traversie fino agli anni ’90 con l’affermarsi sempre più prepotente di Bettino Craxi. Ma già prima la condizione politica del Paese era stata messa a dura prova dal terrorismo delle Br e delle formazioni di estrema destra, opposti estremismi che in misura differente attentavano alle fondamenta le basi della democrazia e delle istituzioni. Impreparazione ed inadeguatezza caratterizzarono i tentativi di risposta a cominciare dall’attentato alla Banca dell’Agricoltura alla strage di Bologna e agli attentati ai treni, e a personalità e figure emblematiche della magistratura, dell’imprenditoria, del giornalismo e del sindacato. La gravità di questi eventi veniva accresciuta dall’emergere di ombre inquietanti sugli apparati dei servizi deviati, con una continua presenza non chiara di esponenti della loggia massonica P2 di Gelli.
Questa vistosa macchia sulla nostra vita civile si accompagnava alla recrudescenza di azioni di tipo terroristico da parte della mafia con intrecci non ancora chiariti sul versante del rapporto mafia politica che riguarda anche l’assassinio di Falcone e Borsellino. Negli anni 90 la Repubblica registra un improvviso cambiamento di fase con l’emergere sorprendente di Silvio Berlusconi quale salvatore della patria, uomo d’impresa e promotore della promessa di un milione di posti di lavoro siglando in televisione il suo impegno con una bella stilografica.
Si tratta certo di una grossa novità, di una alternanza del governo del paese, seguita dalla vittoria dell’Ulivo di Romano Prodi, troppo ampio e con poche radici per rappresentare una prospettiva durevole.
Intanto i partiti storici, in vario modo, venivano travolti dalla vicenda di tangentopoli che, senza anche qualche eccesso giudiziario, provocava la crisi e la scomparsa dei partiti storici. Non bastava però il cambio di nome a recuperare la perduta credibilità e il vecchio ruolo popolare. Oggi la Repubblica è di fronte ad un ulteriore mutamento con la Lega di Salvini in continuo arrembaggio e raccolta di consenso, sempre primo partito nei sondaggi con la crescita di Fratelli d’Italia sempre più prossima (nei sondaggi) alla vetta e a raggiungere un decotto ma fortunato Pd miracolato da coloro che non hanno votato. Quest’ultimo ha in qualche modo attenuato il suo travaglio interno, ma la guida nuova (per combinazioni astrali) di Enrico Letta non decolla, anzi ha non poche difficoltà da affrontare anche se tenta di impostare soluzioni nuove. Purtroppo parla di campo largo e di nuovo Ulivo, velleitarismo a quanto pare… Bettini e agorà a parte.
In ogni caso, in una situazione estremamente delicata e impegnativa con la dura prova della pandemia e di quanto ricordavamo, che dovremmo affrontare, grazie al Presidente Mattarella e alle grandi capacità di Mario Draghi, l’unico che riesce a parlare chiaro indirettamente con “il lupo di Mosca” e si intravede all’orizzonte solo l’Europa per uscire dal girone infernale in cui ci troviamo. Forse è la strada obbligata per il nostro futuro ? Ma bisogna giustamente fare le Riforme e prima fra tutte quella elettorale e portare subito a compimento il Pnrr. Nel frattempo attento Presidente Draghi a non cedere alle lusinghe statunitensi per il Segretariato Nato o peggio riciclare qualche “giggino”…Tra qualche vertice e summit internazionali il Presidente del Consiglio deve occuparsi con urgenza dei drammi nazionali (non sono i partiti) a cominciare dalla siccità . Il lavoro in Italia è solo iniziato e va portato a termine con consenso popolare (non solo per le nomine pubbliche), se poi eletto meglio ancora! Il Premier ha bisogno di rivedere il suo apparato e dovrebbe valorizzare il grande contributo di esperienza e competenza del discreto Governatore di Banca Italia Visco . Riusciranno dunque i nostri eroi a…?
Forza Paese, forza Mattarella, forza Draghi!

di Francesco Petrucci

 

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Consulente dell’AD Alitalia Spa.
Assistente dell’A.D. Olivetti-Eurocomputers.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.