DIFFIDENZE E SCOMPOSIZIONI, IL POSSIBILE RUOLO DEL CENTRO

                     Sonia Delaunay, Prismes electriques 1914 

Il quadro politico nazionale delle ultime settimane ha registrato un formidabile scossone, in ragione della clamorosa scissione del Movimento 5 Stelle. L’iniziativa di Di Maio è stata presentata come l’evoluzione naturale di una intensa stagione di maturazione istituzionale, ma viene percepita da molti come un’operazione contrassegnata da trasformismo e tatticismo preelettorale. A prescindere dalle reali motivazioni, la fuoriuscita del titolare della Farnesina dal Movimento grillino, con una sessantina parlamentari al suo seguito, appare idonea ad innescare inevitabilmente processi di ricomposizione e nuovi posizionamenti. Anche perché, avvicinandosi la scadenza della legislatura, le incognite relative al sistema elettorale e alla composizione e funzionalità di un Parlamento a ranghi assai ridotti, rispetto a quelli che per decenni lo hanno preceduto, devono indurre ormai i partiti ad interrogarsi seriamente su come raccogliere, dopo le elezioni del prossimo anno, l’eredità del governo Draghi. Questo vale, soprattutto, per quelle forze che hanno sostenuto e tuttora sostengono l’impegno pesante e generoso dell’ex Presidente Bce. Una navigazione in acque fin troppo agitate, nel pieno di una guerra che si combatte in Europa, della quale non si profilano ancora realistiche prospettive di conclusione, nei tempi brevi, una catastrofe umanitaria per l’Ucraina, che innesca derive allarmanti, anche all’esterno dell’area di conflitto, in termini di importazioni alimentari ed energetiche, di materie prime, di migrazioni di massa. Mentre da noi avanza anche lo spettro della siccità e i conti pubblici, fortemente provati dalle misure di sostegno adottate per compensare gli effetti recessivi della fase più acuta della pandemia, richiedono una gestione abile, rigorosa e sicura. Draghi potrebbe ancora servire il Paese nella prossima legislatura, così come potrebbero reclutarsi altre figure di una certa caratura (tanto ormai, alla luce degli ultimi sviluppi, uno non vale più uno…), ma, a prescindere dalle personalità che potrebbero essere utilizzate, quale maggioranza parlamentare esprimerà il governo del Paese ? I due turni delle elezioni amministrative parziali di giugno ci forniscono qualche indicatore. La coalizione di centrodestra, prevalente ancora nei sondaggi nazionali, viene penalizzata laddove si presenti divisa e premiata, quando invece si manifesti compatta. Le divisioni registratesi anche in queste consultazioni locali possono ritenersi forse dovute ad una crescente concorrenzialità tra FDI e Lega, più che a effettive divergenze culturali e programmatiche e la stessa diversa collocazione nazionale del momento, uno al governo, l’altro all’opposizione, è legata ad esigenze contingenti, non a distinzioni identitarie o progettuali di lungo respiro. Quindi, qualora gelosie e diffidenze fossero superate, alla luce di adeguati chiarimenti tra i due partiti, con l’ausilio di un Berlusconi che sembra recuperare lo spirito battagliero e ottimistico dei momenti migliori, il centrodestra potrebbe presentarsi ancora agli elettori come una coalizione compatta e competitiva. Dall’altra parte, con riferimento al “Campo largo”, si registrano tuttora molte incognite. Il Partito Democratico a trazione lettiana esce molto bene dal voto amministrativo e si contende il primato con Fratelli d’Italia, sul piano nazionale. Nella prospettiva dell’ormai prossima competizione elettorale, dovendo contendere al centrodestra anche la guida del Paese, Letta non può, tuttavia, sottrarsi all’esigenza di costruire uno schieramento alternativo alla coalizione avversaria. Un partito come il suo, che si attesta attorno al 20%, non può ritenersi a vocazione maggioritaria. Necessita di compagni di strada. Ma il fronte dei potenziali alleati appare profondamente diviso, segnato da incompatibilità difficilmente superabili, ancor più dopo la recente scissione dei 5 Stelle. Gli scissionisti, guidati da Di Maio e Spadafora, non credo possano concepire una convivenza nella stessa coalizione con quel movimento, oggi a guida Conte, dal quale sono appena usciti, accreditando una incompatibilità di impostazioni e di programmi. Sarebbe singolare, in queste condizioni, pensare di governare insieme !! D’altra parte, con i 5 Stelle, si dichiarano incompatibili anche Carlo Calenda e Matteo Renzi e quindi, per il PD, si imporrà probabilmente la necessità di una scelta di campo, tra i tenaci assertori di una persistente attualità del pensiero grillino e una galassia di centro, ancora indefinita e tutta da verificare, che potrebbe prendere forma, spaziando da Renzi a Di Maio, da Calenda a spezzoni di centrodestra, ormai insofferenti della trazione Meloni-Salvini. E forse, anche qualcosa di più, se la nostalgia di centro favorisse il decollo di nuovi soggetti, meno legati ai personalismi e ai tatticismi di questi ultimi anni.
Più che un campo largo, quindi, si potrebbe imporre, per il PD, una scelta di campo, altrimenti si rischierebbe un minestrone di tendenze opposte che, in caso di vittoria, non favorirebbe la governabilità.

di Alessandro Forlani

 

Alessandro Forlani
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei
Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.