CRISI

                                      Fototeca Gilardi

I somari dell’ultimo banco, dall’alto della loro indennità di parlamentari, hanno tirato una secchiata di merda al professore tecnocrate classista.
Lui se ne tornerà nei palazzi che lo apprezzano, loro resteranno lì tra rutti e score fino alla fine della legislatura, quando ai ciampolilli si sostituiranno altri ciampolilli, intonando canti di marce su Roma e primavere di bellezza. Il Paese? Basta fare un giro per rendersi conto di dove siamo: temperatura fissa over 40, cumuli d’immondizia, infrastrutture devastate, disoccupazione galoppante, disinformazione sistematica, persecuzione della cultura, battaglia a colpi di insulti tra capiscioni e somari, accomunati in un polverone che non distingue cialtrone da coglione. Tutta la deriva va avanti da tempo, con le ignobili zozzerie consumate emergenza dopo emergenza.
Si riavvia una campagna elettorale mai fermata, con la Capitale come rappresentazione perfetta dello sfascio nazionale.
Che il primo partito in pectore sia innervato dei peggiori vizi possibili non rileva: abbiamo fatto il pieno, siamo antiabortisti, antifemmine, antigay, antilavoratori, antidemocratici, antimmigrati, guerrafondai, amici di Orban, di Putin, di Bannon, legati a doppia mandata a case pound, forze nuove, nostalgie assortite.
Spaliamo merda fasulla su ogni social da anni, tutti insieme appassionatamente, e ci sediamo ognuno dove vuole far finta di stare: pd travestito da partito di sinistra, fdi travestito da partito che rispetta la democrazia, lega travestita da partito italiano, M5s travestito da partito, Renzi e Calenda travestiti da responsabili, Berlusconi con la fidanzata che lo porta al guinzaglio, e un eccetera lungo tremila righe.
Meritiamo ogni rovescio della sorte, da Draghi in giù.
Spero però che la gente si scuota e vada a votare, perché a questo punto, dopo il Papeete e dopo Draghi, c’è la discesa negli inferi convinti che siano un simpatico paradiso tropicale. E si sa che al peggio non c’è limite.
Almeno votiamo, non si sa per chi ma andiamo a votare. Bisogna andarci in tanti, una risposta ci vuole.

Articolo pubblicato sul sito www.postpank.wordpress.com

 

di Pancrazio Anfuso

 

Pancrazio Anfuso
Pancrazio Anfuso, romano a Siena, svelto di penna.
Non sono un professionista della scrittura, ma ho collaborato in passato con varie testate giornalistiche, più o meno importanti: L’Ora di Palermo, Il Giornale di Sardegna, E Polis, DNews, il Gazzettino senese, Tribù Astratte, X Run, Globalist, Pad Pad Revolution, Emergenze, Magnifica Terra.
Scrivendo di musica, sport, cultura e cose varie.
Ho curato insieme ad altri per 8 anni il sito web www.lazio.net, vero pioniere dei mari tempestosi delle comunità di tifosi di calcio.
Ho scritto due libri:
– Centocelle – Storie e luoghi dalla A alla Z, per Iacobelli Editore, che si può acquistare sul sito dell’editore oppure in libreria, o su Amazon e affini, ma non lo fate, sostenete l’editore o una libreria indipendente;
– “Sul prato verde”, un librino autopubblicato che parla della Lazio e che si può acquistare qui in cartaceo e in ebook, ma forse è meglio leggerselo gratis su Google Books o scaricarselo, sempre gratis, su Scribd.