Rapporto annuale Inps, Tridico: “Troppi 1.011 contratti, la povertà lavorativa dilaga. Ripensiamo il contratto sociale”

Il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese, la soglia del Reddito di cittadinanza. Il lavoro a termine è al picco storico di oltre 4,2 milioni di lavoratori. Quasi un lavoratore su tre prende meno di 1.000 euro al mese

La crisi Covid è stata riassorbita, grazie al sostegno pubblico per 60 miliardi a 15,7 milioni di italiani. Ed ha evitato una riduzione dei redditi del 55% maggiore. L’Italia del post Covid si risveglia con un tasso di occupazione record al 60% (ma lontano dal target Ue del 70%), senza l’ondata di licenziamenti temuta, ma più povera. “La crisi ha lasciato strappi vistosi nella distribuzione dei redditi lavorativi, occorre ripensare il contratto sociale”, avverte il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, illustrando alla Camera il Rapporto annuale Inps, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In Italia il fenomeno della povertà lavorativa è più marcato che negli altri Stati europei. Secondo Eurostat, nel 2019, l’11,8% dei lavoratori italiani era povero, contro una media europea del 9,2%. “La percentuale di lavoratori sotto la soglia di 9 euro lordi l’ora è 28%, ovvero oltre 4,3 milioni, e quasi un lavoratore su tre guadagna meno di mille euro al mese, considerando anche i part-time”, dice Tridico. “Occorre quindi cercare di introdurre correttivi che portino ad una ricomposizione della prestazione lavorativa, definendo delle griglie di regimi d’orario che aiutino le persone a conseguire un reddito dignitoso”.

La percentuale di part-time è al 46% tra le donne, il dato più alto nella Ue, contro il 18% tra gli uomini, e una parte prevalente di questo part-time è considerato involontario. Il lavoro a termine è cresciuto negli ultimi due anni ed oggi ha raggiunto il picco storico di oltre 4,2 milioni di lavoratori ovvero il 22,2%, al netto di agricoli e domestici. Cresce il problema dei contratti a termine di durata giornaliera o settimanale. Sono “lavorativamente poveri” il 64,5% degli addetti negli alberghi e ristoranti, a fronte di meno del 5% nel settore finanziario.

Eccoli allora questi “strappi”. “Il 10% dei dipendenti a tempo pieno guadagna meno di 1.495 euro, il 50% meno di 2.058 euro e solo il 10% ha livelli retributivi superiori a 3.399 euro lordi”, dice Tridico. “La retribuzione media delle donne nel 2021 risulta pari a 20.415 euro, sostanzialmente invariata rispetto agli anni precedenti e inferiore del 25% rispetto alla corrispondente media maschile”. Il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese, la soglia del Reddito di cittadinanza, considerando anche i part-time.

Nel 2021 si registrano più persone sul mercato del lavoro rispetto al 2020 (25,7 milioni di persone). “Ma molti dei nuovi lavoratori immessi sono impiegati per un numero ridotto di ore e percepiscono retribuzioni che non permettono ai singoli di vivere dignitosamente”, insiste Tridico. Negli ultimi 15 anni la metà più povera degli occupati ha perso quote di reddito tra il 2005 e 2020, mentre l’85% sperimentava una crescita reddituale. “Oggi abbiamo 1.011 forme contrattuali: troppe e spesso non rappresentative”, osserva Tridico.

Sono solo 27 i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro che coprono ciascuno oltre 100.000 dipendenti e concentrano il 78% dei dipendenti privati (10,2 milioni di lavoratori). Quelli che interessano più di 10.000 dipendenti ciascuno sono 95 e ad essi fa riferimento il 96% dei dipendenti delle imprese private extra-agricole (12,5 milioni di lavoratori). “La retribuzione media giornaliera per i dipendenti full-time è pari a 98 euro lordi, ma all’interno di questo ampio perimetro si registrano variazioni troppo marcate”. dice Tridico.

Lavoro povero significa anche pensioni povere. Il 32% degli assegni previdenziali è sotto i mille euro lordi al mese. Al 31 dicembre 2021, i pensionati in Italia sono circa 16 milioni, di cui 7,7 milioni di uomini e 8,3 milioni di donne, per circa 22 milioni di assegni pensionistici. L’importo lordo delle pensioni complessivamente erogate nel 2021 e? di 312 miliardi di euro. Sebbene le donne rappresentino il 52% sul totale dei pensionati, percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici. L’importo medio mensile dei redditi percepiti dagli uomini e? 1.884 euro lordi, del 37% superiore a quello delle donne, pari a 1.374 euro.

“Abbiamo bisogno di piu? lavoro e di lavoro meglio retribuito se vogliamo assicurare al Paese la sostenibilita? del suo sistema di welfare”, dice Tridico. “Per l’equilibrio del sistema previdenziale, occorre garantire la sostenibilita? della spesa ma anche l’allargamento della base contributiva sia in termini di recupero del sommerso che di incremento della massa retributiva per i lavoratori regolari”.

Con un’inflazione all’8% quest’anno le pensioni nel 2023 cresceranno di 24 miliardi. Sulla base dei dati al primo gennaio 2020 (quindi senza calcolare lo shock della pandemia e della guerra), Inps calcola che il disavanzo patrimoniale dell’Istituto potrebbe arrivare a 92 miliardi nel 2029. “Non esiste un problema di sostenibilità – spiegano dall’Inps – ma c’è un warning. Ci vuole crescita economica e produttività per un sistema in equilibrio”.

dal sito www.repubblica.it