LA POLITICA ITALIANA È SENZA VISIONE E VIVE DI RENDITA

                                Opera di Fabio Mario Puelli

Così oggi ci troviamo ad affrontare un vuoto culturale e di pensiero nella realtà di tutti i giorni rappresentato dalla rinuncia a pensare in modo creativo, ad affrontare con lucidità ed un pathos vero e ricco di solidarietà il vuoto dell’egoismo e della solitudine quotidiani, il tutto sigillato appunto dal grigiore di una classe dirigente ossificata e fallita al tribunale della Storia. Da quarant’anni non produciamo più cultura vera, ma viviamo di quella della rendita a tutti i livelli che brucia ricchezza ma non la crea ed il debito pubblico, fuori controllo, ne è la palese dimostrazione.
Tutti evocano l’importanza del merito, ma quello dell’appartenenza si sposa, appunto, con la cultura parassitaria della rendita che porta ad un abbattimento delle competenze professionali e morali a tutti i livelli. Abbiamo pensato di continuare ad essere i cinesi d’Europa fino a quando quelli veri ci hanno riportato alla realtà ed alla necessità di ripensare un modello di sviluppo che sia coerente con la nostra storia, la nostra identità ed in linea con un mondo che cambia, smettendo di farci colonizzare da modelli culturali che non sono nostri e che sono già falliti dove sono stati pensati.
Ripartire dall’economia reale
L’economia reale, l’artigianato, il commercio, la manifattura, il mondo agricolo, le piccole e medie imprese (95% degli occupati) sono la nostra storia e da lì dobbiamo ripartire per dare speranza e fiducia ai giovani. Siamo leader nel mondo in diversi settori manifatturieri, nonostante tutto, ma avviare una semplice attività imprenditoriale oggi sembra più difficile che mandare un razzo sulla Luna.
Allora come facciamo a creare posti di lavoro se non riprendiamo un cammino creativo che ha fatto la storia del Paese? Va incentivato e favorito questo mondo di libera creatività imprenditoriale per competere in modo nuovo su un mercato globale – una fantasia che ci è riconosciuta e deriva da secoli di artigianato che non ha pari nel mondo – e non imbrigliato da una burocrazia ottusa e da una finanza locusta che, come le sirene di Ulisse, ci ha fatto perdere il contatto con la nostra storia.
La politica nel senso più nobile, come la pensavano gli antichi Greci (polis–ethos) dovrebbe aiutarci ad uscire da un guado in cui rischiamo di rimanere, ma anch’essa è più ridondante di slogan ripetuti autisticamente che di idee innovative e coraggiose. Non si sente un politico fare un pensiero compiuto che abbia un suo senso espositivo ed una sua logica strutturale; alcuni di questi farebbero fatica a superare un test di ammissione all’asilo, se ci fosse. In questa confusione non si riesce più a capire cosa è giusto e cosa no, cosa e come fare e cosa e come non fare e tutto finisce nel dramma delle inutili e dannose accuse reciproche sempre di più basso livello.

di Fabrizio Pezzani

 

Fabrizio Pezzani
Professore emerito – Università Bocconi
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Parma, Dottore commercialista e Revisore contabile, svolge attività di docenza presso l’Università Bocconi e la SDA Bocconi. Svolge, inoltre, attività di natura scientifica e professionale all’interno di Comitati e Commissioni di rilievo nazionale e internazionale. E’ autore di numerose pubblicazioni sui temi della contabilità, bilancio e controllo.
(*) E’ membro del Comitato Esecutivo di Cariparma.

Biografia dal sito www.didattica.unibocconi.it