VITA PERICOLOSA DEL SARAGO MANNARO

                                        Mary Rendall, Sarago Otello

Cari amici, beati voi! Vi siete distratti con i funerali di Elisabetta, state lì a sgranare il rosario pregando tutti i numi di scoprire lunedì prossimo che i numeri della Meloni siano meno di quanto predicavano i sondaggi e avete passato una domenica allegra assistendo alle sceneggiate di Mourinho. Fortunati.
Noi invece abbiamo convissuto col terribile Sarago Mannaro, il feroce morsicatore del Golfo di Procchio, Isola d’Elba, dalle orrende fauci fameliche e spietate.
Avevamo notato sobbalzi e gridolini dei bagnanti, in acqua: nuotatori di lunga lena che traversavano il golfo manco fossero traghetti in servizio di linea, istruttrici di cani da salvamento, circondati da sirene con tatuate farfalle variopinte e costumini succinti, omini de panza, cani barboncini con la fobia dell’acqua, cani pointer che percorrevano il bagnasciuga a 50 all’ora come pazzi, impresarie milanesi che parlavano di soldi sotto l’ombrellone che le riparava dal sole ma non impediva loro di vagheggiare di casse integrazioni che tacitino dipendenti avidi, decisi a rivendicare salari con tutta l’ingratitudine e l’irriconoscenza delle maestranze cippute.
Stavamo dicendo? Ah, sì, il sarago mannaro. Come agisce il subdolo predatore delle sabbie nostrali? Manda in avanscoperta un pesce rondinella di quelli con la macchietta sopra la codina biforcuta, che uno li guarda, nell’acqua trasparente, ed esclama ooh aah guarda guarda che bel pesciolino.
Lui ti balletta intorno, tu ti distrai un attimo e osservi la chiappa soda della vicina d’ombrellone che esce dall’acqua e in quel momento zac! L’astuto sarago mannaro, giunto all’improvviso, ti attacca alle spalle, ti azzanna le carni, ti scarnisce i calcagni e ti intacca i garretti, senza riguardo a genere, religione, lingua o professione.
Lui arriva e morde, e se ti trova buono rimorde. Porto ancora i segni di questa terribile esperienza, e su tutte e due le zampe! La destra ha sanguinato copiosamente, la sinistra ha ancora adesso un’orribile ferita.
Se ti tuffi nell’acqua trasparente lo vedi, beffardo, che ti nuota intorno. Qualcuno ha tentato di colpirlo, ingannato dalle distanze alterate dall’acqua, vibrando colpi incerti, da ubriaco, e calci nel vuoto. Il terribile pesciolino, camuffato nella sua livrea a strisce simil juventine, si allontana con due colpetti di coda e cerca altre vittime ignare, basandosi sui precisi resoconti del pesciolino ricognitore.
Un animale subdolo, in grado di manipolare l’informazione veicolando fake news: l’anziano canoista lombardo, sedicente esperto di cose ittiche, asseriva con certezza che trattavasi di pesce ragno, volgarmente detto tracina, che s’acquatta nella sabbia e zot! Ti arpiona con una specie di pungiglione dolorosissimo.
No! Il sarago mannaro preferisce l’eleganza del morso rapinoso alla ferocia belluina della zaccagnata improvvisa, che fa piangere le ragazze e bestemmiare tutti i numi i maschi senza dio di queste lande larghe di bocca e profumate di mirti e salvie.
Sembra si tratti di Resistenza: no alla grigliata, umani go home.
E in effetti al restaurant si trovano più facilmente orate e spigole che le peschi facilmente alla Coop o dal grossista cash & carry.
Del sarago mannaro rivoluzionario nei menu non c’è traccia: segno che solo chi lotta può sopravvivere, in questo mondo ingiusto e furbacchione.
Perciò domenica mi sa che voto sarago.

Articolo pubblicato sul sito www.postpank.wordpress.com

 

di Pancrazio Anfuso, svelto di penna

 

Pancrazio Anfuso
Pancrazio Anfuso, romano a Siena, svelto di penna.
Non sono un professionista della scrittura, ma ho collaborato in passato con varie testate giornalistiche, più o meno importanti: L’Ora di Palermo, Il Giornale di Sardegna, E Polis, DNews, il Gazzettino senese, Tribù Astratte, X Run, Globalist, Pad Pad Revolution, Emergenze, Magnifica Terra.
Scrivendo di musica, sport, cultura e cose varie.
Ho curato insieme ad altri per 8 anni il sito web www.lazio.net, vero pioniere dei mari tempestosi delle comunità di tifosi di calcio.
Ho scritto due libri:
– Centocelle – Storie e luoghi dalla A alla Z, per Iacobelli Editore, che si può acquistare sul sito dell’editore oppure in libreria, o su Amazon e affini, ma non lo fate, sostenete l’editore o una libreria indipendente;
– “Sul prato verde”, un librino autopubblicato che parla della Lazio e che si può acquistare qui in cartaceo e in ebook, ma forse è meglio leggerselo gratis su Google Books o scaricarselo, sempre gratis, su Scribd.